Ascoli addio, con la destra in Regione il potere politico-sanitario va a San Benedetto

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Saranno coincidenze, semplici indizi, ma una cosa emerge inconfutabile: i provvedimenti varati dalla giunta Acquaroli (Fratelli d’Italia-Lega-Forza Italia), dal suo insediamento (21 settembre 2020) ad oggi, sembrano aver spostato l’asse politico sanitario Piceno verso San Benedetto del Tronto. Resta ad Ascoli Piceno il ruolo di semplice capoluogo “formale”. Fatti, appunto, atti deliberativi, “sostanza”. Due per tutti. La realizzazione, all’interno del piano di riorganizzazione e riqualificazione della rete ospedaliera marchigiana, del nuovo ospedale a San Benedetto (delibera varata dalla giunta regionale a luglio e definitivamente approvata, il 3 agosto, col voto della sola Destra, dal consiglio regionale), e la nomina, di ieri, a direttore generale dell’Area Vasta 5, del sambenedettese Massimo Esposito, già dirigente amministrativo dell’ente sanitario Piceno, nonché presidente del Rotary club della cittadina rivierasca. Due colpi non da poco a favore della città del mare. Oltre alla nomina fresca-fresca (di oggi) di un altro sambenedettese: Giancarlo Viviani, primo classificato al concorso varato dalla Regione il mese scorso, a nuovo direttore sanitario per l’Area Vasta 5.

Insomma, con l’avvento della Destra al potere alla Regione Marche, un cambio di marcia sembrerebbe esserci stato. Ma solo a favore di San Benedetto del Tronto. Non certo di Ascoli. Coincidenze? Semplici indizi? I fatti per ora farebbero trasparire questo.

Senza considerare il cambio di strategia anti-covid, voluto sempre dalla giunta Acquaroli, durante la seconda ondata, quella dell’autunno-inverno 2020, quando la Regione, a guida Fratelli d’Italia, pianificò, dopo le rimostranze del centrodestra sambenedettese, i ricoveri da coronavirus in entrambi gli ospedali Piceni (Madonna del Soccorso e Mazzoni): fino a quel momento, invece, per decisione della precedente giunta di centrosinistra (presidente Ceriscioli), l’ospedale di San Benedetto era stato l’unico ad ospitare malati covid (mentre al Mazzoni erano state affidate tutte le altre prestazioni); e la scelta si dimostrò azzeccata visto che durante la prima ondata, quella più grave e pesante (marzo-aprile-maggio 2020), l’emergenza, grazie anche allo sforzo e ai sacrifici degli operatori sanitari del Madonna del Soccorso, fu arginata bene. Non come accadde, invece, al Mazzoni durante la seconda ondata con decine e decine di medici e infermieri infettati e reparti chiusi (ad esempio cardiologia, medicina d’urgenza e medicina ovest), che provocarono le veementi proteste dei rappresentanti sindacali interni.

Non solo politica-sanitaria. Ma anche politica-amministrativa, che ha visto l’elezione del “civico” di centrosinistra, Sergio Loggi, sindaco di Monteprandone, a presidente della Provincia. “Battezzato” dal neo sindaco di San Benedetto del Tronto, Antonio Spazzafumo, col benestare del Pd Piceno. Ma per niente ostacolato dalla Destra, che presentò una lista irrispettosa della norma sulla rappresentanza di genere (su cinque consiglieri figurava, infatti, una sola donna) e che, ovviamente, venne esclusa dall’ufficio elettorale. Una norma nota a tutti, ma non alla Destra Picena, evidentemente. Altra coincidenza.

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