Circolo Caciara, il popolo di Mimmo si riunisce in assemblea pubblica: “C’avete rotto il c…”

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Cazzo, ma che comunicazione abbiamo fatto? Da dove viene il comunicatore? Non si capiva nulla”. Si parte subito carichi nel giardinetto di via Betuzio Barro, peraltro dedicata al famoso oratore romano difensore dei diritti dei Piceni. E di oratori nell’infinita assemblea post-disastro elettorale ce ne sono tanti, tutti vogliono dire la loro e ascoltare gli altri, quasi sempre in assoluto silenzio. Ogni fascia d’età, dalle carrozzine ai bambini che giocano vocianti sul prato, fino agli ultrasettantenni passando per tutti i grandi intermedi: il popolo di Mimmo (stavolta senza Mimmo) non si vuole sciogliere. Anzi, vuole rilanciare. Tutti sono accorsi alla chiamata del Circolo Caciara, il vero protagonista, a sorpresa (ma chi li conosce poteva davvero stupirsene?), delle elezioni a sinistra.

Non ci facciamo uccidere, dobbiamo uscire da questo luogo con questa energia, quella che sento nell’aria” dice qualcuno. Ed è vero, l’atmosfera è tutt’altro che cupa e/o rassegnata: c’è tutta l’effervescenza del voler fare. E io mi ricordo bene l’analisi della sconfitta di cinque anni fa (me la ricordo bene perché per scrivere l’articolo venivo pagato) e sembrava di assistere a un funerale, non certo alla promessa di una rinascita. Potete ritrovare l’articolo sul mio vecchio giornale (io non ve lo linko), fu molto letto e molto criticato dai protagonisti. E in questo l’assemblea funziona a meraviglia, e ne parleremo fra un attimo, ma non funziona particolarmente nel livore che a piccoli tratti emerge (ma è anche normale, tutti vogliamo sfogarci e siamo parecchio arrabbiati per il risultato). La tentazione è troppo grande, quella di dare la colpa, trovare il colpevole: l’assassino della sinistra ascolana (ma, in realtà, non lo siamo stati un po’ tutti?). È il Pd? No, è sicuramente il Movimento 5 Stelle. Macché, sono i vecchi. Ma perché i giovani dov’erano? Basta, ad essere sbagliato è stato il comunicatore! Sì, sì, sì, è lui. L’abbiamo trovato.

NARDINIXASCOLI2024. Sto scaricando il contenuto della cartella drive che ha guidato un po’ la campagna, per paura che sparisca ora che è finita (un riflesso da storico). E guardo di nuovo la presentazione che ormai vari mesi fa ci era stata mostrata nella sede del Pd, a un gruppo ristretto di rappresentanti di future liste (ma aperto a tutti). Non era la prima volta che ascoltavo Paolo, la prima era stata a casa di Mimmo a Porta Cappuccina. Con un gruppo ancora più ristretto. E sì, ci aveva fatto sognare la sua visione della comunicazione di campagna. Almeno a me che ho la malattia della politica e della comunicazione, che l’ho studiata, la studio e ho tanti (ex) colleghi che lavorano o si muovono in quei settori a Roma e ‘dintorni’. Finalmente non qualcosa da piccola città di provincia, qualcosa che affido all’amico di mio cugino, qualcosa di inevitabilmente raffazzonato e comico.

Ricordo quando alle scorse elezioni ero ancora nella redazione di cui sopra e mi capitò di leggere un messaggio che iniziava così: “Salve, sono un art director di origine ascolana, vivo e lavoro a Milano. Da persona che si occupa di comunicazione non posso che notare il pessimo lavoro da voi pubblicato. In quanto progettista (designer) mi occupo anche di estetica e i miei occhi non possono restare illesi da ciò che in strada e online si vede”. Dopo di che seguiva una disamina lunga e divertentissima di tutte le scelte grafiche fatte da ogni singola lista di ogni schieramento. Terminava così: “Queste non sono opinioni personali sono analisi professionali (camuffate in non professionali). Nella grafica non c’è bello o brutto ma solo giusto o sbagliato e tutti questi manifesti sono sbagliati. Se non sapete scegliere bene dei grafici come potete fare scelte più importanti? Se non sapete scegliere bene dei grafici come potete scegliere i vostri consiglieri?”.

Anni fa volevamo, con un paio di amiche e colleghe, aprire un’agenzia di comunicazione politica dedicata proprio alle campagne locali (perché c’erano praterie…). La comunicazione è fondamentale e deve essere professionale. Stavolta avevamo stranamente un professionista di livello. Ma la comunicazione non è tutto e per funzionare ha bisogno di un ecosistema. Servono soldi per sponsorizzare e stampare, attaccare. Servono persone che ascoltano, analizzano, elaborano, pubblicano, ri-analizzano e così via. Alla base deve esserci, però, un coordinatore e non deve mancare la fiducia reciproca (e relativa totale collaborazione). È mancato, invece, un po’ tutto (non del tutto, ma quasi). La fiducia, innanzitutto, oltre alla banale organizzazione (talvolta anche la comunicazione).

È facile dire che il problema sia stato di comunicazione. La destra governa, però, da 25 anni, quindi, o sbagliamo sempre comunicazione, o c’è (anche) qualcosa di più profondo sotto, più cose. Un piano di comunicazione è sfaccettato e Paolo, presente all’assemblea, ha provato a spiegarlo: “Abbiamo realizzato in 10% di quanto avevo proposto. Dove eravate voi, tutti? Voi giovani! Io a creare contenuti, anche di notte, anche dalla Cina. Il supporto più grande che avevo, una volontaria, alla fine ha abbandonato perché non ce la faceva in quel contesto. Avevo pensato a non so quante attività per fare casino, per farci notare. Bisogna pensare a contenuto e forma e i contenuti dovevano essere vostri, non miei e invece… Il mio tentativo è stato di dare una riconoscibilità grafica, dal colore in poi, un’identità utilizzabile da tutti e in ogni contesto”. Scalabile.

Il punto, però, non è distribuire le colpe. Ma capire cosa non ripetere. Dalle cose banali (dal trovare finanziamenti adeguati e prenotare gli spazi per le affissioni al condividere ognuno di noi i contenuti prodotti sui nostri vari social) a quelle più importanti (essere organizzati, assegnare compiti precisi e a un numero adeguato di persone). E affidarsi a chi se ne intende, impegnandosi tutti ventre a terra…

Il nostro popolo voleva criticare duramente Fioravanti, lo voleva!”. Tanti lo hanno detto, con toni diversi. Si voleva veder scorrere il sangue. Ma non funziona soltanto così. Galvanizzare i nostri è importante, ma non fa vincere. Mi torna in mente un bell’intervento di Roberto Saviano a Servizio Pubblico di tanti anni fa (potete vederlo QUI o potete anche recuperare il film di cui parla). Oppure semplicemente potete fare mente locale e pensare alle tante conversazioni che vi saranno sicuramente capitate: io ve ne racconto una. Una mia ex studentessa di qualche anno fa mi scrive e dice: “Io non so chi voto, propendo per Fioravanti. Ma non sono a priori per lui. Non mi sta piacendo la storia che hai condiviso su Instagram, perché è fatta solo di critiche gratuite a lui, ma voi cosa proponete? Lui intanto ha fatto tante cose…”. Ecco, al di là delle tante cose che potrebbero essere risposte: servono critica e proposta, soprattutto proposta. Anche perché la critica, quando combatti con quella corazzata (per mezzi e popolarità), è molto rischiosa per vari motivi. Magari va demandata a gruppi scanzonati e collaterali alla campagna, ma non che non sono parte della campagna. La discussione, però, ci porterebbe lontano.

All’assemblea non sono mancati gli interventi di consiglieri comunali entranti e uscenti.

È mancato l’entusiasmo. Mancavano le persone. Nel nostro popolo qualcosa non è scattato. La destra il salto generazionale l’ha fatto 5 anni fa e continua a farlo (vedi i non ricandidati dell’ultim’ora di cui tanto si è parlato) e noi? A sinistra siamo più bravi a mettere i veti, che a risolvere i problemi. Viviamo in un’epoca largamente post-ideologica e le persone non credono più a niente. Votano alle Comunali questo, alle contemporanee Europee altro, alle prossime Regionali altro ancora e così alle politiche. Fioravanti si è ritagliato il suo spazio sotto Covid, con le sue dirette social che l’hanno reso l’amico di tutti, mentre noi eravamo costretti a casa in un rapido spegnersi dell’entusiasmo che pure c’era stato nel 2019”.

E altri: “Sì, è mancata sempre l’organizzazione al nostro campo”. Ad esempio, “preparammo delle commissioni tematiche l’altra volta, ma poi durarono un mese. E ci ritrovavamo in cinque”. Ma qualcuno replica: “Eppure ci servirebbero strutture così, per aiutare i nostri consiglieri a tenere il fiato sul collo alla maggioranza, ma anche proprio per diffondere consapevolezza nei cittadini su i vari temi. Perché abbiamo parlato così poco di sanità, ad esempio, negli ultimi mesi?”.

E infatti: “Ora inizia il difficile perché siamo in pochissimi in Consiglio comunale e bisogna lavorare tantissimo. In 5 anni di opposizione siamo stati inesistenti. Ci vuole una presenza forte, netta e dura. Tanto studio – dobbiamo controllare tutto – e poi una continua condivisione con i cittadini. Ma smettiamola con gli ‘armiamoci e partite’. Dobbiamo ripartire, insieme, e con metodo ed essere presenti ovunque, dico ovunque. E dobbiamo avere qualcosa di sensato da dire sempre per poter andare in piazza”. Ma intanto da subito “dovete iniziare a venire tutti ai nostri eventi e noi verremo ai vostri, dobbiamo rimanere uniti e numerosi, lo spirito di questa giornata non deve spegnersi così!”. Altri: “Io ero fra i giovani che hanno portato alla vittoria di Allevi, l’unico sindaco di centrosinistra di Ascoli. Eravamo tanti giovani, si era lavorato molto, e per tempo, con l’associazionismo. Poi tutto rapidamente si è perso e siamo stati messi da parte”. Non deve accadere di nuovo.

Non è facile tenere insieme questo schieramento. E soprattutto dobbiamo porci il problema di chi non vota, sarà ‘solo’ il 30% ma è una quota di persone fondamentale per poter pensare di vincere. E poi la questione abnorme del voto dato per chi si conosce per amicizia, parentela, consorteria… La questione delle candidature è stata dirimente. Nessuno voleva candidarsi. Non conveniva a nessuno e quindi nessuno voleva spendere la sua immagine per una città diversa e migliore (ma ritenuta perdente al momento). La prossima volta non dobbiamo avere prima semplicemente il candidato sindaco, ma già le liste. Almeno due anni prima. E avere candidati che battono il territorio, a quel punto”. E questo l’ho toccato con mano personalmente ed è ciò che mi ha spinto a candidarmi, nonostante la mancanza di tempo e forze a causa di gravose ragioni lavorative. Cosa che mi ha impedito di fare campagna elettorale… Ma non si trovavano persone da candidare.

La politica non è un selfie, dobbiamo elevare il dibattito. Scendiamo per strada coi temi e l’entusiasmo. Concreti ma competenti. Facciamo riconoscere le persone nel nostro progetto. Matteotti, di cui ricorre il centenario della morte proprio ora, fu ucciso per primo perché era competente e nemmeno un regime con la sua censura poteva zittirlo se non con la morte”.

Concludendo, “spazio reale ai giovani. REALE”. Io, infatti, “ora a 70 anni tornerò a portare tavoli e sedie. A voi l’onere di condurci al sol dell’avvenir”.

Un buon lavoro agli ottimi consiglieri che abbiamo eletto. E a tutti noi. Non perdiamoci di vista. Anzi, non perdiamoci.

NON IO, MA NOI.

P.S.

Resta aperta, come ricordato anche da più interventi, la questione informazione (di cui ho parlato QUI). Vogliamo costituire un soggetto informativo che ci aiuti nel nostro compito? Si attendono risposte, io ci sono. Spezziamo insieme l’incantesimo.

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