Varvello decifra la capitale inglese: Downing Street, Farage, Trump, la monarchia… e il prezzo delle case

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Per i Varvello, ora, la sfida è capire se ce la faranno!”. Dice l’autore di “Londra, i luoghi del potere. Il ritorno del Regno uniti tra i protagonisti delle sfide globali” in risposta a una domanda dal pubblico su cosa gli piacesse di meno di Londra: la risposta non poteva che essere il prezzo degli alloggi (“Ma vedo che Milano rivaleggia sempre di più…”). A parlare, all’interno della rassegna “Incontri con l’autore” di Mimmo Minuto a San Benedetto del Tronto, è Marco Varvello, giornalista, a lungo responsabile dell’ufficio di corrispondenza RAI per il Regno Unito. Già conduttore del TG1, ha curato su RaiUno “il Fatto” di Enzo Biagi, è stato inviato negli Stati Uniti e corrispondente RAI da Berlino. Ha lavorato al quotidiano “La Notte” e al “Giornale” diretto da Indro Montanelli. Ha scritto, per Rizzoli, Dimentica le Mille e una notte, storie di matrimoni forzati nell’Inghilterra di fine millennio. Per Mondadori ha pubblicato la raccolta di racconti brevi “Brexit blues” (2019), per Bompiani il romanzo “Londra Anni Venti” (2022). Il suo libro precedente è “Passo falso” (2023, RaiLibri).

Di recente si è parlato di lui perché ha lasciato il servizio pubblico dopo ben 38 anni, pur di restare nella capitale inglese. Sulla questione è intervenuto anche Sigfrido Ranucci, un’icona della Rai come conduttore di Report: “Un altro grande professionista lascia anticipatamente la Rai. Marco Varvello, collega preparatissimo, discreto e gentile, ma sempre rigoroso e puntuale. Un giornalismo di altri tempi. Per chi come me è circa 35 anni che è in Rai è un altro pezzo di bene comune che se ne va”.

Quella con Londra è la storia di un amore, per quella che è l’unica vera metropoli globale e cosmopolita del mondo, un contesto multiculturale, multietnico e multireligioso dove ci si può sentire a casa e un luogo dove accadono le cose. E così Varvello ci conduce in un itinerario che passa in tutti quei luoghi dove si prendono le decisione che contano, in Gran Bretagna ma anche a livello mondiale — da Downing Street alla City a Westminster; ma molto spesso è dedicato anche alle piazze: da quelle scozzesi dell’indipendentismo a quelle londinesi della Brexit. in una narrazione che unisce reportage, riflessione politica e testimonianza diretta.

Nel fare alcune incursioni sul testo, si parla di Downing Street, che porta il nome di Sir George Downing, avventuriero del Seicento: cappellano militare con Cromwell, poi abile voltagabbana che si guadagnò la fiducia di Carlo II tradendo i vecchi compagni. Tra un incarico diplomatico e l’altro si dedicava alla speculazione edilizia: acquistò terreni e costruì case, senza troppe cure per le fondamenta, tanto che Churchill definì la sua opera “instabile e costruita al risparmio da quel profittatore”. Non stupisce che, per oltre due secoli, molti premier preferissero vivere altrove, in residenze private più solide e prestigiose.

Oppure si parla anche della City of London: un’anomalia che resiste da otto secoli. Si tratta di un miglio quadrato, cuore originario della romana Londinium, che gode ancora di ampia autonomia grazie alla sua Corporation. È infatti governata da corporazioni di mestiere alla maniera medievale e dotata di una polizia propria, è una città nella città, con un sistema elettorale unico: i rappresentanti delle grandi attività economiche contano più degli stessi abitanti, garantendogli così importanti privilegi fiscali. I riti medievali convivono con i grattacieli della finanza globale.

Ampio spazio è ovviamente dedicato alla monarchia, che Varvello ha visto da vicino: ha incontrato la regina Elisabetta, re Carlo, l’attuale regina Camilla, che gli ha fatto un’ottima impressione umanamente; ma l’autore si è sforzato di andare oltre il gossip che appassiona da sempre tanti e ha provato a raccontare il ruolo svolto dalla Corona: ad esempio non la lettera a mano con cui il re ha invitato Trump a una seconda visita di Stato in Inghilterra (prima volta per un capo di Stato), sfruttando così il soft power della monarchia sulla scena internazionale da sempre forte.
E poi i residui medievali in istituti come la novantina di Lord ereditari nella Camera dei lord da unire ai venti Lord spirituali, in quanto la Chiesa anglicana resta una chiesa di Stato.
E ancora i ducati di Lancaster e Cornovaglia, proprietà rispettivamente del re e dell’erede, gestiti come aziende moderne ma esentati da tasse e capital gain. Nel solo 2023 hanno garantito utili per oltre 50 milioni di sterline, inaccessibili al fisco.
Un’anomalia che si lega a un altro retaggio feudale ancora in vigore: il sistema immobiliare del Freehold e Leasehold. Chi compra un appartamento a Londra o in tanti altri posti (di solito prestigiosi) raramente ne diventa vero proprietario: acquista solo il diritto d’uso, che può durare decenni o secoli, per poi tornare al titolare del suolo.

Non dimentica lo scenario politico in evoluzione del momento, con il nuovo partito di Corbyn (ex leader dei laburisti) a sinistra, l’ascesa a destra di Farage, con il ruolo di sempre, quello di guastatore che approfitta dello sfascio del Partito conservatore in questa fase (dopo l’inusuale instabilità di primi ministri della scorsa legislatura).
Si è soffermato poi sull’attuale vicepremier e numero due del Partito laburista, Angela Rayner, una figura che rompe gli schemi della politica britannica. Cresciuta in una famiglia poverissima di Manchester, con una madre analfabeta e problemi psichici, a 16 anni era già madre e lavorava come infermiera di notte per mantenersi. Da lì, attraverso l’attività sindacale, è arrivata in Parlamento nel 2015. La sua parabola, quasi dickensiana, la rende un volto autentico e popolare, in netto contrasto con le élite formatesi a Eton e Oxford.

Ovviamente la Brexit è una delle protagoniste del libro, non è un caso che Varvello abbia preso la cittadinanza (così “chiunque arrivi al potere, non potrò essere mandato via”), come prevede la legge inglese dopo cinque anni di residenza (e uno di burocrazia). Anche se Trump ha portato a un riavvicinamento con l’Europa, che è ancora troppo lento… ma gli orgogliosi inglesi si sono perlopiù accorti che stare da soli non è un buon affare. Ad esempio ora vivono con un’inflazione è un po’ più alta… ma almeno si sta pensando a eliminare visti di studio e lavoro per gli under 30, rientrare nel programma Erasmus, già sono rientrati in Horizon, che finanzia la ricerca, e poi ci sono stati accordi settoriali come sulla pesca e altri singole questioni… “Certo, sarebbe meglio però accelerare”.

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