Con la conclusione dell’XI legislatura della Regione Marche ormai alle porte, e in attesa che le elezioni di fine mese delineino i componenti della prossima, è tempo di fare un bilancio sull’attività legislativa dei consiglieri regionali uscenti. Dal loro insediamento nell’ottobre 2020 fino alle ultime sedute dell’estate 2025, il lavoro svolto in Consiglio regionale offre uno spunto interessante per riflettere su quanto e come i singoli consiglieri abbiano esercitato una delle prerogative più significative del loro mandato: l’iniziativa legislativa.
Si tratta di una funzione che distingue il ruolo del consigliere regionale da quello degli amministratori comunali o provinciali, avvicinandolo, almeno sul piano formale, a quello dei parlamentari nazionali. I consiglieri regionali, infatti, possono presentare proposte di legge (pdl) e contribuire direttamente alla produzione normativa, incidendo in modo concreto sulle politiche pubbliche regionali.
Il Consiglio regionale delle Marche, d’altronde, come la maggior parte dei consigli regionali italiani, si caratterizza per una doppia natura che sembra rendere evidente il suo essere ente intermedio tra i comuni e il parlamento nazionale : da un lato, infatti, ha numeri nella sua composizione simili a quelli di una commissione parlamentare e, contemporaneamente, i suoi consiglieri hanno prerogative legislative come le hanno i parlamentari, anche se ovviamente su scala regionale; dall’altro, condivide con i consigli comunali una dinamica politica fondata sul principio del simul stabunt, simul cadent, che lega le sorti del Consiglio a quelle del Presidente della Giunta regionale.
In questo quadro, quindi, la possibilità di proporre leggi rappresenta per ogni consigliere uno strumento essenziale per affermare la propria identità politica e lasciare un segno concreto sul territorio. A differenza dei parlamentari nazionali, spesso penalizzati dal numero elevato di colleghi e da un ricorso massiccio ai decreti legge da parte dei governi ormai da diverse legislature, i consiglieri regionali hanno inoltre maggiori possibilità di vedere approvate e trasformate in legge le proprie proposte.
Proprio per questo motivo è interessante analizzare, consigliere per consigliere, quante proposte di legge siano state presentate a loro prima firma – ovvero redatte direttamente da loro o con l’aiuto del proprio staff o eventualmente altri collaboratori o consulenti esterni – e quante di queste siano state effettivamente approvate e pubblicate sul Bollettino Ufficiale Regionale.
I dati, raccolti dal sito ufficiale del Consiglio regionale e riassunti nella tabella allegata a questo articolo, escludono le proposte approvate ma ancora non pubblicate sul Bollettino Ufficiale. Nell’elenco figurano anche quei consiglieri che nel corso della legislatura hanno lasciato il proprio incarico per essere eletti ad altri ruoli (come Andrea Biancani, diventato sindaco di Pesaro, o Elena Leonardi, eletta al Senato della Repubblica), oppure nominati assessori regionali (come Andrea Antonini o Chiara Biondi). Si includono, di conseguenza, anche i consiglieri subentrati, come ad esempio Simone Livi o Monica Acciarri.
Chi ha prodotto di più
Dall’analisi dei dati emerge chiaramente una figura in primo piano: il presidente del Consiglio regionale, Dino Latini (UDC), che ha presentato ben 63 proposte di legge, risultando di gran lunga il consigliere più attivo sotto questo profilo. Un primato favorito sicuramente anche dalle maggiori risorse economiche a disposizione del suo ufficio, in virtù del ruolo istituzionale ricoperto, che gli hanno consentito di avvalersi di un team più strutturato per la redazione delle pdl.
A seguire, tra i consiglieri più attivi troviamo Marta Ruggeri del Movimento 5 Stelle, con 22 proposte presentate, e Manuela Bora del Partito Democratico, con 15.
Chi ha trasformato le idee in leggi
Anche per quanto riguarda il numero di proposte trasformate in legge, Dino Latini guida la classifica con 13 leggi regionali approvate. Lo seguono, a pari merito, Marta Ruggeri (8 leggi) e Andrea Putzu di Fratelli d’Italia (anch’egli 8 leggi), che ha potuto contare sul doppio vantaggio di essere presidente della II commissione permanente e di appartenere alla maggioranza di governo.
È infatti evidente, consultando la tabella, che i consiglieri di maggioranza hanno avuto maggiori possibilità di veder approvate le proprie iniziative legislative, grazie al sostegno politico di cui hanno goduto in Aula.
Le modifiche allo Statuto regionale
Oltre all’attività legislativa ordinaria, merita una menzione particolare chi è riuscito a proporre e far approvare modifiche allo Statuto della Regione Marche, il documento che – in base all’articolo 123 della Costituzione – definisce la forma di governo e i principi fondamentali di organizzazione e funzionamento dell’ente regionale.
In questa legislatura solo due consiglieri sono riusciti in tale impresa, entrambi dell’opposizione: Fabrizio Cesetti (Partito Democratico), che ha visto approvate due modifiche – di cui una in attesa di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale e per questo non censita nella tabella – e nuovamente Marta Ruggeri (Movimento 5 Stelle), a conferma della sua rilevante presenza legislativa anche su questo fronte.

