Per oltre settant’anni Dino Ferrari ha dipinto attraversando quasi per intero il Novecento, senza mai recidere il legame con la propria città. Nato ad Ascoli Piceno nel 1914 e scomparso nel 2000, Ferrari ha costruito nel corso di una lunga attività un linguaggio personale, continuamente sottoposto a trasformazioni e sperimentazioni. Ora la sua vicenda umana e artistica torna al centro di una grande mostra antologica allestita al Forte Malatesta di Ascoli Piceno, dal 3 ottobre al 7 novembre 2026.
La direzione artistica è di Zeno Rossi di Frida Art Academy, sempre in prima linea nella promozione dell’arte e della cultura nel territorio piceno. Curata da Carlo Bachetti Doria, con i materiali messi a disposizione dall’Archivio Dino Ferrari, l’esposizione segue l’intero arco della produzione dell’artista: dagli anni della formazione alle opere della piena maturità, fino agli ultimi lavori realizzati alle soglie del XXI secolo. Il percorso è articolato in dieci sezioni e mette insieme dipinti, ritratti, disegni, tecniche miste, opere grafiche e grandi composizioni di soggetto sacro. A queste si aggiungono documenti, fotografie, filmati originali e oggetti appartenuti all’artista.
Una parte particolarmente significativa dell’esposizione è costituita dai materiali provenienti dal suo studio. Sono elementi che non servono soltanto a documentare la sua attività, ma contribuiscono a ricostruire l’ambiente nel quale Ferrari lavorò per quarant’anni, trasformando la pratica quotidiana della pittura in una scelta di vita assoluta.
La storia comincia nel 1914, nel quartiere ascolano di Santa Maria Intervineas. Ferrari mostra molto presto una particolare inclinazione per il disegno e, a soli undici anni, entra nello studio di Egidio Coppola, pittore legato alla tradizione verista. È lì che apprende la centralità del mestiere, della pratica e della conoscenza dei materiali: una lezione destinata a rimanere centrale nel suo percorso. Dopo la morte di Coppola, Ferrari continua la propria formazione frequentando il corso serale di disegno di Aldo Castelli e trascorrendo lunghe ore nelle sale della Pinacoteca Civica di Ascoli, dove studia direttamente le opere dei maestri del passato.
Tra il 1937 e il 1939 arriva il soggiorno romano. Ferrari frequenta lo studio del ritrattista Sigismondo Meyer e si confronta con le esperienze della pittura italiana del Novecento. Al ritorno nella sua città prende avvio una lunga stagione di attività, caratterizzata dalla ritrattistica, dai temi sociali, dalle commissioni religiose e da una ricerca formale destinata a non interrompersi mai.
È proprio questa evoluzione a costituire l’ossatura del percorso al Forte Malatesta. I dipinti giovanili e le vedute della Pinacoteca raccontano gli anni della formazione; i ritratti permettono di seguire la progressiva trasformazione del linguaggio, che dall’osservazione rigorosamente naturalistica approda a una rappresentazione più libera ed espressiva. Le opere degli anni Sessanta e Settanta testimoniano il confronto con la modernità e, insieme, la permanenza dei temi sociali. I lavori degli anni Ottanta e Novanta conducono infine verso gli esiti più riconoscibili della ricerca di Ferrari.
Tra questi occupa un posto particolare il cosiddetto “metallismo”, il termine utilizzato per identificare una stagione nella quale le figure dell’artista assumono forme sintetiche, volumi compatti e superfici dall’apparenza metallica. È un linguaggio che si colloca in una zona di confine tra figurazione e astrazione e attraverso il quale Ferrari affronta soggetti quotidiani, archetipi umani e temi religiosi. Le forme diventano così più essenziali e insieme più potenti, costruendo quella forza plastica che rende immediatamente riconoscibile questa fase della sua produzione.
Ma la mostra non racconta soltanto l’evoluzione di uno stile. Racconta anche il rapporto, profondo e talvolta conflittuale, tra Ferrari e la sua città natale. Ascoli accompagna infatti l’intera sua vicenda: dalla formazione nella Pinacoteca Civica allo studio aperto nel 1960 a Palazzo Laudi Migliori, in Piazza Sant’Agostino; dalla Scuola gratuita di disegno e pittura dal vero del Palazzetto Longobardo alle grandi commissioni pubbliche e religiose. E soprattutto attraverso un dialogo con la vita culturale cittadina che, nel corso degli anni, fu spesso acceso e complesso, ma mai interrotto.
Accanto al pittore emerge così anche un personaggio meno conosciuto. È il caso delle cosiddette “Maledizioni”, disegni nei quali Ferrari rappresentava con un segno rapido e caricaturale le persone che riteneva responsabili di torti o delusioni. Alle immagini si accompagnavano invettive, figure diaboliche e impiccati. Le opere venivano esposte sulla porta e lungo il corridoio del suo studio, trasformando quello spazio in una sorta di teatro privato nel quale rabbia, ironia e gusto della provocazione convivevano con un umorismo caustico e teatrale.
È anche attraverso questi materiali che la mostra prova a incontrare l’uomo oltre il pittore. Fotografie, testimonianze e filmati restituiscono il carattere intransigente di Ferrari, ma anche la sua generosità, il rapporto con gli allievi e una dedizione assoluta al lavoro. Una dedizione che arriva fino alla fine: Ferrari continuò infatti a dipingere fino all’ultimo giorno della sua vita.
Al Forte Malatesta, dunque, non viene proposta soltanto una retrospettiva cronologica. L’obiettivo è restituire la complessità di un percorso artistico e umano e, allo stesso tempo, riaprire il confronto critico con una figura profondamente legata ad Ascoli Piceno ma capace di misurarsi con le trasformazioni, le tensioni e le inquietudini dell’intero Novecento.
L’inaugurazione è in programma sabato 3 ottobre alle ore 18. Interverranno il commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, Guido Castelli; il sindaco di Ascoli, Marco Fioravanti; il direttore dei Musei Civici, Stefano Papetti; il responsabile dell’Archivio Dino Ferrari, Marco Ferrari; il direttore artistico, Zeno Rossi; il curatore della mostra, Carlo Bachetti Doria; e il presidente della BCC Banca del Piceno, Sandro Donati.
La mostra vede la partecipazione del Comune di Ascoli Piceno, dei Musei Civici di Ascoli Piceno, del Circolo Cittadino, di Frida Art Academy e dell’Archivio Dino Ferrari.
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