Carlo Greppi e la storia di Lorenzo: “Rischi a parlare con me” “Non importa”

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a cura di Cecilia Gabrielli e Camilla Palmisano

Ascoli Piceno, libreria Rinascita. Perché passarci un pomeriggio primaverile, soprattutto se hai appena 17 anni? L’occasione era la presentazione di due libri dello storico Carlo Greppi: “Un uomo di poche parole” (GLF) e “I pirati delle montagne” (Rizzoli). Fare aperitivo con i miei amici mi piaceva e continua a piacermi, ma mi sto rendendo sempre più conto di non avere abbastanza conoscenze di cultura generale. Ho una grande curiosità e mi sono messa in testa di iniziare a essere più partecipe, a interessarmi e a leggere di più, in particolare. Così, su consiglio del mio prof. di Storia, che è a conoscenza della mia recente passione per la sua disciplina, ho deciso di partecipare. Ad accompagnarmi, un’amica anche lei interessata all’argomento.

Subito, appena arrivate, abbiamo fatto autografare le nostre copie dei libri, con dedica alla nostra classe. Greppi me lo immaginavo un po’ così, anche prima di vederlo. Alto, barba lunghissima, tranquillo. Il tipico intellettuale. Non c’erano molti giovani, purtroppo. Al massimo altri cinque ragazzi e ragazze, oltre a noi (e accompagnati dai loro docenti). Noi eravamo nell’ultima fila perché tutti gli altri posti erano già occupati.  Ho perfino rivisto la mia preside delle elementari, oltre a vari personaggi noti e meno noti in città. La sala era completamente piena.  

Carlo Greppi è un autore che riesce davvero a scavare nell’intimo delle storie ed è capace di farle arrivare magnificamente a noi. Dietro ogni storia, c’è tanta ricerca e le sue opere (saggi che spesso si leggono come romanzi) ci danno l’occasione di entrare dentro avvenimenti fondamentali per comprendere il nostro passato. Fin dall’inizio ha tenuto a sottolineare come non sia affatto facile recuperare la storia di personaggi che non si trovano al centro della vita di una nazione. Il primo libro si è parlato è “Un uomo di poche parole”, con protagonista Lorenzo Perrone, un muratore piemontese che viveva appena fuori da Auschwitz. Un uomo povero e analfabeta che per mesi portò a Primo Levi quel cibo che gli permise di sopravvivere. Nacque così una grande amicizia che sopravvisse alla guerra e proseguì in Italia fino alla morte di Lorenzo nel 1952. Ovviamente ben poche erano le fonti reperibili su Lorenzo. Greppi ha fato uso anche sulle ricerche dello stesso Primo Levi, che ha dovuto analizzare (trovando peraltro anche alcune incongruenze). Tra le uniche fonti materiali, due foto e due cartoline. È estremamente complesso entrare nella mente e nel cuore della persona e della storia di cui si racconta e, per questo, lui ha definito gli storici come lui dei ‘ladri d’intimità’ perché cercano di intercettare tutta una serie di persone che portano le ferite di quella storia. Nel caso di Lorenzo, ad esempio, c’è tutta la questione legata alle sue sofferenze che sono state anche le sofferenze della sua famiglia. 

Lorenzo è stato un po’ l’ossigeno di Primo Levi, e lo ha aiutato sapendo benissimo quali sarebbero potute essere le conseguenze per i suoi gesti, per il semplice gesto di portare del cibo a un altro essere umano, affamato. Senza di lui, molto probabilmente, oggi non avremmo la possibilità di leggere gli straordinari racconti di Levi, perché non avrebbe resistito alla pressione e alla vita nel lager: sarebbe stato uno di quelli che lui stesso ha definito ‘sommersi’ e non, come è poi stato, uno dei ‘salvati’. Eppure, ad esempio, in “Se questo è un uomo” non viene dato molto spazio a Lorenzo. In realtà ha avuto un ruolo fondamentale non solo per la sopravvivenza materiale dello scrittore, ma anche come matrice della fiducia di Levi per l’essere umano, ormai scomparsa a causa delle condizioni disumane a cui era sottoposto giorno dopo giorno; in qualche modo è stato quella luce in fondo al tunnel che ha fatto rinascere in lui speranza. A questo punto la domanda che occorre porsi è: se il mondo fosse stato costituito da tanti Lorenzo, una realtà come quella di Auschwitz sarebbe potuta esistere? L’autore ha risposto con fermezza: “No, certo che no!”.

La ricerca di Greppi attribuisce a Lorenzo caratteristiche che da Primo Levi non vengono evidenziate: la sua figura ne risulta potenziata perché ha potuto avere accesso alle sue lettere e si è trovato davanti l’immagine di un uomo con un carattere buono e dolce, il classico gigante buono, pur con tutti i suoi difetti caratteriali. 

Insomma, un libro necessario. Un libro bellissimo. Scritto con grande accuratezza storica, ma anche con tanto cuore. Un appello, un grido silenzioso a scorgere tracce di bene nel quotidiano della storia, ad ascoltarlo dentro di noi e in chi è capace di esprimerlo.

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