Alla fine siamo rimasti con il cerino in mano

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Il giorno dopo una sconfitta svegliarsi è sempre difficile e peggio ancora darsi una spiegazione. Brucia e non poco non essere la Capitale della Cultura 2024, e brucia di più che a conquistare il titolo sia un’altra marchigiana. Questo ha portato a conclusioni che sanno più di alibi che di analisi obiettive. A contendersi il titolo erano in dieci, tutte con le carte in regola, tutte con le stesse possibilità e tutte meritevoli del riconoscimento. C’era però una anomalia: perché due candidate marchigiane? Se dobbiamo cercare una responsabilità, questa vorrei addebitarla alla Regione che avrebbe dovuto imporre un solo candidato, evitando lo smacco all’altro.

Invece adesso siamo qui a rimpallarci, colpe e superficialità, in una sorta di tam tam che corre tra le persone, arricchendosi di particolari più o meno reali. E visto che a vincere è stata Pesaro, come non pensare alla cavatina di Don Basilio nel Barbiere di Siviglia? “La calunnia è un venticello, un’auretta assai gentile, che insensibile, sottile, leggermente, dolcemente, incomincia, incomincia a sussurrar. Piano, piano, terra terra, sottovoce, sibilando…”

La beffa c’è stata, è indiscutibile, ma lasciarsi andare a conclusioni fantasiose fa male soprattutto a noi, che invece dovremmo avere la mente libera per riflettere obiettivamente su tutta la vicenda.     

Il nostro Sandro Conti si è fatto portavoce di quello che pensa la gente. Reale? Perché non potrebbe? Ripensando a quello che ci ha offerto la politica, non mi sembra tanto improbabile. Ma attenti a fermarci a questa iperbole, per andare avanti serve una analisi corretta su quello che è stato fatto e ripartire dagli errori (perché ce ne sono stati). Così mi hanno insegnato a fare.

Al termine dell’audizione davanti alla commissione ministeriale per l’assegnazione della capitale italiana della cultura, il sindaco Marco Fioravanti con grande soddisfazione dichiarò: “Il nostro dossier è stato riconosciuto come uno dei migliori. Confidiamo prevalga il merito”. Non sappiamo se il nostro primo cittadino sia un ingenuo oppure se con la sua dichiarazione avesse voluto indorare la… pillola, conscio che la fregatura era dietro l’angolo. 

Da tempo immemore in Italia la meritocrazia è stata strangolata ed ora riposa in pace  chissà dove.  Che avrebbe vinto Pesaro era lampante, dice la gente, sindaco pesarese e ministro dei Beni Culturali, sono dello stesso partito. Io non ci credo, ma potrebbe accadere (si fa per dire), magari senza che nessuno abbia mosso nulla, ma con una sorta di «intitolatione gratiosa a spetial persona» come diceva Lodovico Castelvetro.

Ho appena letto l’articolo di un collega sulla “sconfitta a tavolino” di Ascoli, città bocciata nella corsa a “Città della cultura italiana 2024”. Forte delusione per il nostro sindaco che comunque può consolarsi per il fatto che Ricci, sindaco di Pesaro, e Franceschini, ministro per la cultura, si sono congratulati con lui e gli hanno messo al collo la… medaglia d’argento. La “pagliacciata” è così giunta al termine con il trionfo di Pesaro.

Voglio solo ricordarvi un episodio. Tre mesi fa l’ex sindaco di Ascoli, Nazzareno Cappelli, venne intervistato sull’argomento: “Non ci sono dubbi che a vincere sarà Pesaro perché avrà pure una storia culturale ma ciò che più conta è avere santi in paradiso”.

Sandro Conti

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