L'autore, con le due curatrici della presentazione e, in fondo, il sindaco Terrani

Recensioni, piccoli scrittori crescono

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La prima cosa che viene in mente quando capita di andare ad una presentazione di libri è che “tutti scrivono, ma nessuno legge”. Che nessuno legga è una questione che colpevolizza famiglie e scuole che non sanno indirizzare i giovani alla lettura; che tutti scrivano, invece, è diventato quasi un passaggio ineluttabile nella vita, al quale sembra che nessuno voglia sottrarsi. Scrive la diva, scrive l’attore, scrive lo sportivo e giù giù, fino ad arrivare all’eremita che, rintanato in mezzo ai suoi monti, ci dispensa le sue briciole di saggezza. Per modo di dire. 

La prima idea sarebbe quella di lasciar perdere e tornarsene alla vecchia TV che, sarà pure come portare il cervello all’ammasso, ma almeno non ci riempiremmo di insulsi scritti che fanno maledire l’invenzione della carta e della penna. Ma se per un attimo, un piccolo, impercettibile attimo, riflettessimo ci renderemmo conto che quello che sappiamo del nostro passato viene dagli scritti di quanti ci hanno preceduti nella vita, non solo da quelli aulici, ma anche dai banali registri di spese o atti notarili o da quegli infantili disegni scalpellati sulle pareti delle caverne. 

Solo per questo dovremmo dire a tutti di scrivere, scrivere, scrivere, perché sarà il racconto della nostra epoca, una eredità che tra cento/duecento anni avrà il suo valore. Allora quell’anonimo signor Rossi, che ai tempi nostri aveva scritto di come passava le giornate, sarà una eccellente rivelazioni per gli storici del futuro.

L’autore Attilio Carpan

E veniamo alla recensione, visto che a questo ero stato chiamato dal direttore.

Alla Ludoteca di Villa Pigna Attilio Carpani presentava il suo secondo libro – titolo, I calici di Petra – per i caratteri di Epika edizioni.

Il romanzo è quello che in gergo si definisce “thriller-mistery”, cioè in breve l’arte di raccontare una storia poliziesca con risvolti esoterici o più semplicemente fantasy.  

L’ispettore Boccanera, che nel primo volume era stato coinvolto in una serie di strane morti di bambini, fino ad essere toccato nella sua famiglia, in questo secondo romanzo deve indagare su  omicidi di donne.

Come nel primo romanzo, anche nel secondo le indagini si dipanano in varie parti del mondo, che l’autore descrive accuratamente e con intelligenza narrativa, delineando i contorni e lasciando al lettore la possibilità di riempire in modo personale le zone d’ombra, esercitando la fantasia, le realistiche descrizioni degli ambienti. 

Ben delineato il protagonista, l’ispettore Boccanera, Petrucci, il vecchio collega, e Michele, il misterioso agente del Vaticano, meno gli altri di contorno, come se l’autore avesse timore che offuscassero il protagonista e i suoi compagni d’avventura.

È un romanzo che, seppure non è possibile parlare ancora di esempio letterario, si legge facilmente con la frenesia di vedere come andrà a finire. Per gli amanti del genere è sicuramente da non perdere.

Il genere è oggi dominante sulla scena letteraria e per la sua leggerezza ha un largo seguito di pubblico.

La prosa di Carpani è asciutta, un po’ nervosa, ma essenziale, decisamente contrastante con la timidezza che ha mostrato quando ha dovuto rispondere alle domande del pubblico. Il genere trattato è abilmente governato dall’autore tanto che c’è da aspettarsi un terzo capitolo della saga del Boccanera.

Due consigli, se posso permettermelo: i dialoghi andrebbero meglio lavorati seguendo il principio di “mai innamorarsi di quello che si scrive”, in altre parole abituarsi ad usare le forbici e scorciare rendendoli più snelli e frizzanti; l’uso della prima e terza persona, originale, ma può disorientare  il lettore.

Solitamente alle presentazioni dei libri le sale sono semivuote, anche con personaggi conosciuti, in questo caso invece la sala era spaziosa ed i presenti numerosi, segno che già con il libro d’esordio Carpani aveva fatto centro.

Ultima considerazione, l’autore è ascolano. E questa di per se è una notizia perché, dopo i tanti libri storici o di ricerca (per carità importanti anche loro, ma fin troppo di nicchia) anche i romanzi cominciano sempre più spesso con il trovare spazio sugli scaffali delle librerie. E siccome, noi di Ithaca magazine sappiamo cogliere le cose al volo, entro breve gratificheremo questi “volenterosi”, speranzosi” nuovi scrittori con una interessante iniziativa. Ma avremo tempo per parlarne in modo più diffuso.

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