Una cultura viva, per molti e non per pochi: nasce Archivio del Presente APS

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Una sala gremita al PACS, sede della Frida Art Academy ad Ascoli Piceno, ha accolto la presentazione ufficiale di Archivio del presente APS – Storia, diritti, società, culture. Una serata che ha segnato un passaggio importante: il percorso culturale e editoriale avviato negli ultimi anni attorno a ithacaeditoriale.it si è trasformato in una realtà associativa autonoma, con l’ambizione di costruire uno spazio stabile di incontro, approfondimento e partecipazione per la città e il territorio.

Dopo il recente appuntamento con Guido Saraceni, che aveva già registrato una partecipazione particolarmente nutrita, la presentazione ha rappresentato il momento in cui un’esperienza maturata attraverso iniziative, collaborazioni e attività editoriali ha scelto di darsi una struttura e un progetto più ampi. Una scelta nata anche dalla consapevolezza dei limiti incontrati dalle formule associative finora sperimentate sul territorio e dalla necessità di cambiare passo: costruire uno spazio indipendente, capace di elaborare una propria proposta culturale e di svilupparla nel tempo.

L’idea di fondo è semplice, ma tutt’altro che scontata: portare in città una cultura viva, rigorosa e curata nei contenuti, capace di confrontarsi con i grandi temi del nostro tempo e di coinvolgere personalità di rilievo del panorama nazionale, senza trasformare l’accesso alla conoscenza in un privilegio. Gli incontri saranno gratuiti e aperti a tutti, perché la qualità culturale non deve essere appannaggio di pochi, ma un’opportunità da condividere. Una cultura per molti, non per pochi.

A illustrare il progetto e le prospettive dell’associazione è stato il presidente Giorgio Tabani, che ha presentato un programma già ricco di appuntamenti e collaborazioni, pensato per attraversare la città, dialogare con le sue realtà e costruire un rapporto continuativo con il mondo della scuola. Tra i primi ospiti confermati figurano personalità che hanno saputo coniugare rigore scientifico, ricerca e capacità divulgativa: fra ambiente e storia contemporanea, sociologia e giornalismo, Cina ed Europa, guerra e pace.

Un programma che non si esaurisce negli appuntamenti pubblici, ma punta a costruire un dialogo continuativo con il territorio. Sono infatti previsti incontri mattutini rivolti agli studenti, oltre all’auspicio di co-progettazione con collettivi, associazioni giovanili e realtà civiche locali. L’obiettivo è fare della cultura non un’offerta da consumare passivamente, ma un’occasione di incontro e di elaborazione condivisa, capace di coinvolgere anche chi normalmente resta ai margini delle iniziative culturali.

Al centro della serata è stato il confronto con il costituzionalista e docente universitario Enzo Di Salvatore, illustre membro del direttivo dell’associazione, che ha riportato l’attenzione sul valore della Costituzione come strumento vivo, da conoscere e utilizzare per interpretare le trasformazioni della società contemporanea. Un richiamo che ha trovato un legame diretto con le ragioni stesse della nascita dell’associazione: la necessità di creare luoghi in cui la conoscenza possa diventare discussione pubblica, consapevolezza e partecipazione.

«La libertà di associazione è una delle libertà riconosciute e disciplinate dalla Costituzione», ha esordito Di Salvatore, soffermandosi anche sull’energia e sulle potenzialità dello spazio del PACS. Ma il suo sguardo si è presto rivolto a una questione più ampia, che riguarda il rapporto tra cultura, partecipazione e nuove generazioni: «Quello che vedo spesso, però, è uno stacco tra la Carta costituzionale e noi che ci ritroviamo: l’età media è sempre la stessa. Quello che manca sono i giovani. E se i giovani non vengono, dobbiamo andare noi da loro».

Da qui l’importanza di portare la Costituzione fuori dagli ambienti in cui abitualmente se ne discute, facendola incontrare con le esperienze e il linguaggio dei più giovani, a partire dalla scuola e dai primi anni di formazione. «Si impara più andando a parlare di Costituzione ai bambini che agli adulti. Con gli adulti siamo un po’ più liberi di parlare ed è semplice spiegare la Costituzione; parlare ai bambini, invece, è una vera palestra». Un passaggio che ha aperto una riflessione anche sulla progressiva scomparsa degli spazi di aggregazione e di confronto che un tempo contribuivano alla formazione di una coscienza politica e civile: «I luoghi della politica con la P maiuscola, come possono essere questi, capaci di far crescere una coscienza critica, sono sempre meno: non ci sono più i partiti, le sedi dove ci si riuniva e si discuteva. Tutto passa attraverso un finto dibattito sui canali social, ma una piattaforma non può sostituire il confronto diretto».

Il problema, dunque, non è soltanto raggiungere i giovani, ma trovare il modo di parlare loro di ciò che li riguarda, mettendo in relazione i principi costituzionali con le questioni concrete che attraversano la loro quotidianità. «Un modo per avvicinare i ragazzi è affrontarla attraverso i problemi che vivono quotidianamente: la guerra, la crisi climatica, lo Stato sociale, l’istruzione. Parlare del Presidente della Repubblica in astratto rischia di risultare decontestualizzato». La Costituzione, in questa prospettiva, non può essere ridotta a un insieme di norme da imparare, ma deve tornare a essere una chiave per comprendere il presente, i diritti, i conflitti e le trasformazioni della società.

Di Salvatore ha poi affidato alla platea una riflessione sul rapporto tra le generazioni e sulla responsabilità di trasmettere conoscenze e strumenti critici: «Dobbiamo passare il testimone: non abbiamo cambiato il mondo finora, non possiamo illuderci di farlo noi, ma possiamo passare il testimone nella speranza che qualcun altro lo faccia. E se riusciamo a veicolare le informazioni in modo corretto, i giovani sanno esprimere una potenzialità notevole: non sono quelli che stanno soltanto sui social, dipende tutto da noi».

Una riflessione che si è allargata alle condizioni in cui oggi si trovano la scuola, l’università e la ricerca, settori decisivi per la qualità democratica e le prospettive future del Paese. «Non viviamo un buon momento per la ricerca né per l’istruzione. Senza investimenti non c’è ricerca e non c’è futuro, neppure per le nuove generazioni. L’università è studio, è un pezzo dello Stato sociale perché incarna il diritto all’istruzione: dobbiamo tornare a ragionare di diritti sociali, di ambiente e di futuro». Parole che hanno riportato al centro il valore pubblico della conoscenza e la necessità di difendere e rafforzare quei luoghi in cui si formano cittadini consapevoli, capaci di esercitare pienamente i propri diritti.

Un filo che ha trovato un’ulteriore declinazione nell’intervento di Zeno Rossi, direttore della Frida Art Academy, che ha posto l’accento sulla necessità di sperimentare linguaggi e strumenti diversi per entrare in relazione con le nuove generazioni. A partire proprio dall’esperienza della rivista trimestrale cartacea Ramen, che nel suo precedente numero ha affrontato il tema della Costituzione attraverso il fumetto e le arti visive, dimostrando come anche forme espressive differenti possano diventare strumenti di approfondimento e divulgazione.

«Queste fasce giovani hanno una grandissima sete di approfondimento: i modelli digitali del consumo veloce stanno collassando su se stessi, non appagano più. I ragazzi cercano contenuti ampi, ma occorre raggiungerli con i canali giusti: i podcast, il fumetto, il videogioco, l’arte». Non si tratta, quindi, di contrapporre semplicemente cultura e nuovi linguaggi, ma di comprendere come questi ultimi possano essere utilizzati per costruire occasioni di conoscenza, senza rinunciare alla qualità e alla profondità dei contenuti.

Rossi ha poi sottolineato il valore specifico dell’associazionismo come spazio di libertà e di iniziativa collettiva, sottratto alle logiche strettamente commerciali: «L’associazionismo ha una forza enorme proprio perché è svincolato dalle logiche di profitto: quello che cerchiamo non è un ritorno economico, ma una dimensione empatica verso la comunità, ed è questo che apre uno spazio davvero libero». Una considerazione che restituisce anche il senso della collaborazione tra Archivio del presente e Frida Art Academy: mettere in comune competenze, spazi e sensibilità differenti per rendere possibile un’offerta culturale più ricca e accessibile.

È proprio da queste riflessioni che prende forma l’identità di Archivio del presente: un cantiere aperto, partecipato e orizzontale, che vuole fare della cultura uno strumento per leggere la realtà, interrogare il passato e affrontare le questioni del nostro tempo. Storia, diritti, società e culture non sono soltanto le parole che compongono il nome dell’associazione, ma gli ambiti attraverso cui costruire un percorso capace di tenere insieme ricerca, divulgazione, formazione e impegno civile.

Perché un progetto del genere possa crescere, tuttavia, non bastano le idee e le iniziative in calendario. Servono persone, energie, competenze e disponibilità a mettersi in gioco. Per questo l’associazione rivolge un invito aperto a cittadini, studenti, docenti, associazioni e realtà civiche del territorio: partecipare, iscriversi all’APS, proporre iniziative, contribuire alla costruzione delle attività o sostenerle attraverso una donazione libera. L’ambizione è quella di far crescere una comunità culturale che non sia soltanto il pubblico degli incontri, ma parte attiva di un progetto condiviso.

La serata, iniziata alle 18, si è conclusa ben oltre le nove di sera con un lungo aperitivo conviviale, tra conversazioni, nuove adesioni e idee per le prossime iniziative. Un momento informale che ha prolungato il confronto e restituito, anche nella sua dimensione più concreta, il senso di una serata dedicata alla costruzione di nuovi legami e occasioni di partecipazione.

Il cammino di Archivio del presente è appena cominciato, ma il prossimo appuntamento è già in calendario: il 5 dicembre, sempre negli spazi del PACS, sarà ospite il maestro elementare e giornalista Alex Corlazzoli, che presenterà il suo libro Pubblica (d’)istruzione. Un incontro a cuore aperto sui problemi, le contraddizioni e le speranze della scuola di oggi, per continuare a interrogarsi sul futuro dell’istruzione e sul ruolo che la cultura può svolgere nella costruzione di una società più consapevole e democratica.

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