Ascoli, “c’è stato un periodo in cui la città era vivace culturalmente”: la ricerca di Nicolò Piccioni sul cinema

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C’erano se non sbaglio 5 sale: noi andavamo al cinema Piceno, al Supercinema, che era il cinema più grande della città, poi il Filarmonici, che era un po’ particolare perché era un vecchio teatro e potevi anche scegliere di guardare il film nei palchi, i palchetti da teatro. E se avevi una ragazza o volevi cercare di corteggiarne una, il palco favoriva un clima più intimo. In quel caso il film era solo un pretesto. Poi c’era il teatro Ventidio Basso, non so se in qualche occasione facesse anche proiezioni, mi sembra di sì, e il cinema Olimpia… quindi Piceno, Supercinema, Filarmonici, cinema Olimpia, e infine il cinema Roma, l’unico cinema fuori dal centro storico, con annesso campo di calcio”. Così il regista ascolano Giuseppe Piccioni. Le parole sono state raccolte da Nicolò Piccioni in occasione delle ricerche per la sua tesi: “Il cinema e il Piceno: storie e memorie cinematografiche della città di Ascoli nel secondo dopoguerra”.

Il cine-teatro Filarmonici

LA TESI DI LAUREA –Mi sono laureato nel 2018 in Spettacolo, moda e arti digitali, un corso di laurea simile al Dams, presso l’università ‘La Sapienza’ di Roma. Si tratta di un percorso che permette di acquisire una solida formazione storico-teorica e competenze pratiche, strumenti e professionalità legate ai settori del cinema, della televisione e della radio, della fotografia e dei media digitali, senza che si trascurino gli ambiti sociali, politici, legislativi, economici e imprenditoriali dei media e dello spettacolo. Nel corso dell’ultimo anno sono rimasto folgorato dal corso di Cinematografia documentaria di Damiano Garofalo”.

L’ISPIRAZIONE –Lui è uno dei coordinatori del progetto Romarcord, un progetto web di storia sociale del cinema che coinvolge gli studenti dell’università La Sapienza avvicinandoli in modo pratico ai metodi di ricerca della ‘new cinema history’. Diviso per quartieri e zone della città, il laboratorio racconta la storia e la memoria delle sale cinematografiche romane lasciando parlare gli spettatori dal 1945 agli anni Ottanta: le abitudini di consumo, le sale cinematografiche della città, i ricordi legati a film, generi o star specifiche. Quando ho dovuto scegliere una tesi mi sono proposto di riproporre lo stesso metodo per la mia città, delle dimensioni di un quartiere di Roma appunto”.

Cine-teatro Ventidio Basso, ingresso

LE INTERVISTE –Ho impiegato mesi fra l’iniziale ricerca documentaria, le interviste e la stesura. Per l’attività sul campo, il cuore della ricerca, ho iniziato dalle persone a me vicine, importante in particolare l’aiuto dei miei genitori, ma anche semplicemente andando nei bar a parlare con le persone. Piano piano mi si sono aperte poi delle strade che mi hanno portato a Ennio Marconi, cinefilo ed ex presidente del cineclub cittadino, a Gino Scatasta, figlio di Marco Scatasta – il fondatore del “Circolo Universitario” – e tra i fondatori del “Cineclub” dell’89, alla storica maschera Fernando Luzi, all’imprenditore Paolo Ferretti, fino a Erminia Tosti, vedova di Luca Luna, il cui libro “Novecento ascolano” risulta imprescindibile per ogni ricerca su quel periodo. Ciliegina sulla torta l’intervista a Giuseppe Piccioni, che è stata l’ultima. A un certo punto ho dovuto dire basta, altrimenti non avrei più terminato la tesi ma… chissà che in futuro non si possa ripartire da lì!

LA STRUTTURA DELLA RICERCA –Sono tre i capitoli, che ho deciso di imperniare su un’analisi storiografica riguardante le singole sale della città. Vista infatti la dimensione ridotta cittadina, ho pensato che la cosa migliore fosse focalizzarsi sullo studio di ogni singola sala, in base alla sua importanza, la sua frequentazione e il suo impatto culturale. Per contestualizzare geograficamente il lavoro ho approfondito anche le restanti sale della provincia, a partire da quelle delle città più grandi come San Benedetto, con un focus sulla storia dei cinema parrocchiali della vallata del Tronto, in passato protagonisti di un grande fenomeno di aggregazione sociale. Piccola precisazione: le testimonianze sono riportate in modo letterale, anche con l’uso del dialetto nel caso”.

Cine-Roma, oggi Cinema Odeon

ASCOLI, VIVA O MORTA? –Ci sono due modi di vedere la nostra città. Da una parte chi vede la gente del Piceno come una comunità fieramente indipendente e dotata di una naturale propensione alla festa e allo spettacolo (come non citare l’unicità a livello nazionale del Carnevale ascolano – fatto di persone e non di carri, la presenza da quasi duecento anni di ben due teatri storici, caso unico nelle Marche, la stessa conformazione architettonica della città, che culmina nel suo ‘salotto’ ovvero piazza del Popolo); dall’altra parte la visione di un popolo chiuso e culturalmente immobile. Oggi probabilmente prevale la seconda, ma non è sempre stato così, anzi! C’è stata una fase, in cui questa realtà è stata molto più vivace e dinamica”.

ASCOLI ANNI ’60-’70 – “Quello che traspare dal mio lavoro è una realtà che, in modo del tutto inconsueto per una cittadina di poche decine di migliaia di abitanti, ha maturato una fascinazione per il cinema molto intensa negli anni d’oro. La fruizione dei film, all’interno di queste sale una a pochi metri di distanza dall’altra, era quotidiana: si passava il pomeriggio al cinema. Le persone, quindi, vedevano tanti film e le modalità di visione erano peraltro molto diverse dal multisala di oggi nei centri commerciali: si fumava, si mangiava, si parlava, si commentava live, le persone entravano e uscivano quando volevano, interagivano col proiezionista lì presente. Ricorda l’immaginario di Nuovo Cinema Paradiso. Ascoli negli anni 70 era stravibrante, piena di attività, il fermento culturale era palpabile: non ‘solo’ cinema ma anche tanti concerti, artisti, politica”.

Il cinema Olimpia

I FILM E LA CITTÀ –Tutti i film in anteprima uscivano ad Ascoli: se andava bene qui, andava bene in tutta Italia. Ascoli è sempre stata una piazza sempre molto, molto esigente e difficile,  Ciò permetteva agli ascolani alcuni privilegi: ad esempio nella sale, anche se magari per periodi brevissimi, arrivavano tutte le tipologie di film, tra cui quelli più scandalosi (che in breve venivano in tutto o in parte censurati, privilegio solitamente concesso alle grandi città dotate di sale importanti. Inoltre nell’ultimissima parte del mio lavoro mi occupo delle vicende riguardanti i pochi film che hanno avuto per sfondo la cittadina picena, concentrandomi in particolar modo su ‘I delfini’ (1960; F. Maselli), ‘Alfredo, Alfredo’ (1972; P. Germi) e ‘Il grande Blek’ (1987; G. Piccioni)”.

L’AUTORE – “Dopo la laurea, sono rimasto a Roma un annetto per fare curriculum, mi sono anche specializzato nel marketing digitale (le competenze del momento), ma alla fine non sono saltate fuori opportunità interessanti. Mi sono allora candidato alla Scuola civica di cinema a Milano e lì, una volta entrato, ho seguito il corso serale di sedici mesi dedicato al documentario, per il quale avevo ormai sviluppato una passione. Peccato solo per il lockdown di mezzo. In ogni caso abbiamo concluso il percorso con la realizzazione di un mediometraggio documentario. “Milano in una stanza” racconta la storia di un gruppo di fuorisede particolari: quattro iraniani, un albanese che vuole fare rap, ecc. tutte storie diverse. Verrà diffuso dopo la sua presentazione a un festival. Attualmente collaboro, come videomaker e ricercatore, per il critico d’arte Fabio Cavallucci: scrivo articoli e realizzo video relativi all’arte contemporanea”.

Il cinema Piceno

MILANO O ROMA? – Sono rimasto a Milano perché ad Ascoli non c’è mercato per noi (e non solo per noi..). E Milano e non Roma perché dopo sette anni nella Capitale mi ero stancato, volevo cambiare ambiente. Milano è molto più dinamica, certo Roma è divertente e accogliente (ma bisogna pur dire che l’ho vissuta in una fase diversa, quella universitaria) ma parecchio disagevole. A Milano si vive bene: i servizi, i trasporti.. Roma è una città che adoro (da studente). Molti miei amici sono rimasti dopo la laurea: beh, se ne sono pentiti. Io anche solo in quell’anno ho fatto poco, a Milano è impossibile non fare niente. C’è voglia di fare.

Nicolò Piccioni ci accompagnerà, in successive puntate, alla scoperta del cinema nel Piceno sulla base della sua ricerca.

Bassi salari, alto stress da burocrazia e nei rapporti con colleghi e superiori... però fin da piccolo il mio sogno era insegnare. Ora ci provo, malgrado la politica faccia di tutto per rendermelo impossibile. Intanto scrivo d'attualità e cultura e mi occupo di social.

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