Catcalling, un neologismo contemporaneo per un repellente fenomeno antico

11 minuti di lettura

Riflettiamo.
Invito il lettore a mettersi in ascolto.
Ci sono delle storie che noi donne non ci raccontiamo, lasciamo che ci penetrino dentro, come un’atavica consuetudine. Ho preso coscienza di questo raccogliendo i frammenti di vita che state per leggere. Osservare la realtà è importante per decostruire il pensiero dominante. Decostruire il pensiero dominante è importante per conquistare una nuova cultura della libertà.
Lascerò che il mosaico di storie sveli da solo la sua immagine.

Riporto di seguito alcune delle risposte, raccolte negli ultimi giorni, alla seguente domanda:
Hai mai subito o assistito ad esperienze di catcalling?

Tutte le ragazze intervistate hanno rievocato almeno un episodio subito.

Ragazza 1
Allora, se per catcalling intendi l’incontro di persone insistenti che mi hanno fatto paura, è successo proprio quest’estate. Io ed una mia amica eravamo al mare e due ragazzi hanno cominciato a fissarci insistentemente finché sono venuti a parlarci, chiedendo per finta indicazioni. Mentre rispondevo uno dei due ha fatto un apprezzamento sul mio aspetto. Io ho ringraziato ma, dopo aver finito di spiegare la strada, loro non se ne sono andati e hanno continuato a rimanere lì, nonostante noi stessimo facendo di tutto per far capire con gentilezza che non erano graditi. Poi, quando siamo andate a farci un bagno, ci hanno seguite. Morale della favola, per farli andare via abbiamo dovuto chiamare dei nostri amici maschi, altrimenti ci avrebbero tormentate per tutto il pomeriggio. É stata lunga come situazione e mi sono spaventata parecchio“.

Ragazza 2
Ho in mente numerosi episodi, magari non particolarmente traumatici ma sicuramente fastidiosi. Sguardi, silenzi, commenti o il classico verso del catcalling. Ti fa sentire molto a disagio, come se avessi 1000 telecamere puntate addosso. Questo comporta a livello psicologico un’ansia. E’ limitante, ti condiziona“.

Ragazza 3
Quel giorno sono andata al supermercato a fare la spesa con mia cugina. Un vecchio inizia a guardarci con insistenza mentre eravamo al reparto frutta e verdura. Si avvicina con un sorriso inquietante. Dice: ‘Eh no, non me le potete mettere insieme una moretta e una biondona’. Io sono rimasta senza parole. Ci siamo allontanate velocemente“.

Ragazza 4
Una mattina vado a fare le analisi e l’infermiere inizia a parlarmi, dicendo: ‘Tu non sembri come le ragazze di oggi, che si spogliano per farsi vedere. Non si possono lamentare poi se qualcuno le importuna’. Io ero lì e non sapevo come comportarmi. Ho riposto: ‘Ma forse sarà colpa di chi disturba queste ragazze, non della libertà di chi subisce’. Tornata a casa ho percepito il suo ragionamento come un insulto a tutto il mondo femminile”.

Ragazza 5
L’ho subito, spesso e volentieri, solo esclusivamente da maschi. L’ho visto subire solo esclusivamente da ragazze, sia nella mia zona che nelle grandi città. Mi ha toccato molto l’esperienza di Milano. Ero in metro e indossavo un top con collo alto alla coreana, senza pancia scoperta, pantaloncini larghi che non mi scoprivano. Ero in piedi perché non c’era posto. Affianco a me c’era un ragazzo di una trentina d’anni con uno zaino che indossava su una spalla sola. Eravamo schiena contro schiena, fino a che sento qualcosa toccarmi il sedere. Pensavo fosse la spalla dello zaino, poi capisco che era la sua mano. Mi giro e la vedo. Rimango impietrita. Chiedo alla mia amica di spostarci, non sapevo come reagire, avevo paura che reagendo potesse diventare una brutta situazione. Dopo esserci spostate lui toglie la mano, ma poi la rimette. Infine ci spostiamo in un altro vagone“.

“Ero impietrita, mi veniva da piangere”.

Ragazza 6
In viaggio a Venezia con una mia amica eravamo andate a visitare Burano e, non conoscendo bene la zona, avevamo chiesto informazioni a due uomini di mezza età che si trovavano lì, incaricati di aprire e chiudere gli sportelli dei vaporetti per far entrare le persone. All’inizio sembravano gentili e iniziano a scambiare con noi due parole in modo tranquillo. Ad un certo punto uno di loro prende a fare battute pesanti e a chiedere se eravamo fidanzate, quindi subito un po’ turbate ci siamo allontanate. In seguito abbiamo notato che uno di loro ci stava facendo un video mentre rideva di noi con l’amico. Ad un certo punto sono dovuta tornare indietro per chiedere di cancellare il video“.

E’ stato nel 2018 ma la sensazione me la ricordo”.


“Ti fa venire il senso di colpa”.

IL SENSO DI COLPA – Sexual assault: clips from Sex Education

Una giovanissima docente e autrice della nostra zona racconta in una storia di Instagram:
Motivi per cui non rispondo alle molestie per strada, in treno nei mezzi pubblici, nei
bar, ecc..
1) Perché penso: ‘Se rispondo e continua ad umiliarmi?’, o peggio ‘Se rispondo e poi viene qui, magari mi picchia, magari mi stupra, magari mi sputa?’
E penso questo non perché ho un delirio paranoico ma perché nella mia vita mi è già successo di essere picchiata e sputata da uomini. E allora ho imparato che se non vuoi guai devi stare zitta
2) Mi hanno insegnato a fare la brava bambina da sempre e le brave bambine stanno zitte e non parlano, se ne stanno in un angolo ad aspettare che passi, sperando che duri il meno possibile. Il che si può riassumere in un unico punto: non dico niente perché ho paura. E avere paura fa schifo. Avere paura non è giusto. Avere paura non è normale
“.

Ragazzo 1
Fermavano mia zia sul lungomare per farle ‘dichiarazioni’. Da bambino pensavo si trattasse di complimenti, poi ho compreso il grande disagio. Ho una cara mia amica che ha paura ad uscire. Ogni volta che va a correre sul lungomare si sente dire cose di qualunque tipo. Gli stessi episodi le accadono anche quando si allena al parco a Roma. Un’altra mia amica calabrese di origine svedese ha lasciato l’Italia ed è tornata in Svezia perché non sopportava più la pressione del machismo, di cui il catcalling è solo un aspetto“.

La parola catcalling nomina una serie di atti (complimenti non richiesti, commenti volgari indirizzati al corpo della vittima o al suo atteggiamento, fischi e strombazzate dall’auto, domande invadenti, offese e perfino insulti veri e propri) che, in quanto ritenuti espressione di una mentalità sessista e svalutante, costituiscono un tipo specifico di molestia sessuale e di molestia di strada.

accademiadellacrusca.it

E’ rilevante notare che nel dizionario della lingua italiana non esiste un termine adatto ad esprimere questo significato. L’inglesismo fa la sua comparsa per la prima volta nel 2013, per tradurre alla lettera “verso che i gatti fanno di notte”. Ancora oggi il termine catcalling è spesso accompagnato a spiegazioni che ne chiariscono il significato, giustificando il perché esso identifichi una forma di molestia potenzialmente urtante e traumatica.

La lettura di queste esperienze e un’attenta osservazione della realtà che ci circonda rende dunque evidente la presenza di una falla irrisolta nella nostra società. La radice di questo disagio affonda in preconcetti che rischiano di riproporsi meccanicamente nel nostro modo di pensare, influenzato dai retaggi del passato.

I fatti che sono emersi riguardano ragazze e ragazzi comuni, che abitano in piccole cittadine delle nostre zone o che si sono trasferiti in grandi città. Un’esperienza generalizzata di questo tipo ci mostra drammaticamente il potenziale pericolo dell’essere donna, la complessità delle emozioni e delle reazioni.

Alla luce di queste osservazioni non ritengo necessario aggiungere altro, ma piuttosto riaffermare che il cambiamento non avviene per concessione del maschile, ma con una presa di consapevolezza del femminile che deve rivendicare la libertà che gli spetta.

Un ringraziamento a tutte le ragazze e i ragazzi che hanno dato il loro contributo per la creazione di questo articolo.

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