Omobitransfobia, la voce di tre giovani ragazze dalla manifestazione di Ascoli Piceno

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Racconti personali, testimonianze, lacrime, emozioni, ma anche rabbia e dispiacere. La manifestazione “Siamo molto più del Ddl Zan” ha fatto registrare un’importante partecipazione di pubblico, in particolare giovanile. “Vogliamo riprenderci uno spazio che ci appartiene per riportare il focus del dibattito sulle nostre istanze: quelle della comunità Lgbtqia+ e di tutte le categorie marginalizzate – donne, persone disabili e razzializzate – che la politica istituzionale ha ridotto a mero fantoccio, nell’ambito di un dibattito strumentale. Pretendiamo di vivere le nostre vite alla luce del sole, pretendiamo di vivere senza paura di discriminazioni, aggressioni, violenze, omicidi”. Noi abbiamo chiesto a tre delle protagoniste di dirci la loro.

Domenica 7 novembre ha avuto luogo in Piazza del Popolo di Ascoli Piceno una manifestazione volta a contestare l’affossamento del disegno di legge Zan, organizzata dall’associazione “Liber* tutt*”.
Noi studentesse del liceo linguistico E. Trebbiani, Alice Mariani, Beatrice Muscelli e Maria Schiavone, mosse dall’indignazione e dalla rabbia per l’ennesima negazione dei diritti umani, abbiamo deciso di prendere parte alla protesta.
Dapprima, come da programma, diverse associazioni che supportano la comunità LGBTQIA+ hanno espresso il proprio pensiero a riguardo, mentre in chiusura è stato lasciato spazio a chiunque dei manifestanti volesse intervenire o condividere la propria storia.

Nel mezzo di uno dei tanti discorsi, un gruppo di ragazzini ha ben pensato di esprimere il proprio dissenso nei confronti della causa mediante un cartellone con su scritto: “Andate a lavorare invece di manifestare, viva gli etero”. Oltre alla mancata correlazione tra il manifestare e il non lavorare, la frase costituiva una chiara incitazione all’odio omobitransfobico. Noi abbiamo inizialmente tentato di discutere con loro civilmente, ma invano, ottenendo come risposta esclusivamente false giustificazioni che sottolineavano il loro scopo prettamente “ironico”. Dunque, non appena il cartellone è stato lasciato incustodito, non abbiamo esitato a strapparlo e a denunciare l’episodio a tutti i presenti.
Nonostante l’emozione e l’agitazione ci siamo fatte coraggio e abbiamo preso la parola sottolineando la bellezza e l’importanza della libertà di espressione e dell’amore in tutte le sue forme.
Quest’esperienza ci ha segnate particolarmente e ha alimentato in noi il desiderio di rendere il mondo un posto migliore in cui tutt* possano godere degli stessi diritti e delle stesse libertà.

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