Ascoli, voci dal primo Consiglio comunale post-elezioni

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Costituzione antifascista”. Poche parole scatenano un’ondata di proteste a mezza bocca, borbottii, sbuffi: “Basta, basta non se ne può più” sussurra qualcuno al suo vicino. No, non è una nuova puntata di Gioventù meloniana, l’inchiesta di Fanpage (giornale per cui ho scritto qualche anno fa) che ha offerto uno spaccato scioccante e rivelatore del movimento giovanile di Fratelli d’Italia (FdI) rispetto a neofascismo e neonazismo. È, invece, l’unica increspatura – appena percettibile nelle retrovie – sulla calma piatta di una celebrazione politica: il Consiglio comunale di Ascoli Piceno si è riunito per la prima volta con tutti i parenti, gli amici (e qualche simpatizzante) accorsi ad assistere, a fotografare, a riprendere i neoeletti.

A pronunciare quelle parole Emidio Nardini, ex candidato sindaco del centrosinistra e neo vice-presidente del Consiglio comunale. Se cercate una trascrizione completa dei vari interventi, non la troverete. Il giornalismo locale non vive i suoi anni migliori… (ma anche i politici non diffondono granché sui social nemmeno quanto loro stessi pronunciano!). Nessun giornale si è preso la briga di scrivere più di qualche riga (resta valido quanto ci siamo sgolati di dire QUI). Così, andando a memoria, proviamo a ricostruire quello che vi siete persi.

Questa è la culla della democrazia della nostra città ha detto il rieletto sindaco Marco Fioravanti, parlando della Sala della Ragione gremita: tra posti a sedere che mancano e una temperatura che rasenta il Sahara non sembra proprio un buon auspicio. Nel suo discorso ringrazia tutti, uno per uno: da notare l’esibito (e più lungo) ringraziamento al senatore e commissario al Sisma, Guido Castelli, suo predecessore, e quello agli ormai famigerati ‘tre saggi’ del centrodestra su cui si è tanto polemizzato. “Provo una grande emozione come 5 anni fa quando arrivai qui per sedere su questo scranno”; si continuerà il grande lavoro fatto, troppe le cose realizzate, tanto da doversi fermare nel ricordarle una per una (sic); il tutto “guardando al futuro, rinnovandoci. Accogliamo tanti volti che si affacciano per la prima volta nel mondo della politica e questo è un segnale importante per la nostra collettività. La comunità ha ampiamente premiato il lavoro svolto in questi anni confermandoci alla guida della città col 73,9% di voti. Un risultato che ci riempie di orgoglio. Auspico di proseguire questo percorso con tutto il Consiglio comunale. Nei prossimi anni continuerò ad esser il sindaco di tutto il popolo ascolano, anche di chi non mi ha votato e anche della minoranza. Dialogherò con tutti in maniera trasversale”. Ricorda il particolare un punto programmatico di Nardini che ha molto apprezzato: la casa della musica nell’area ex Carbon. “Non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili sono eterne” è la citazione di Paolo di Tarso con cui il sindaco impreziosisce (?) il suo intervento.

Nardini, primo a parlare dopo il sindaco, esordisce ricordando, nella Sala della Ragione, che per lui non è essenziale solo la razionalità, ma proprio la passione che ci dà la forza per realizzare ciò che siamo. Nel suo intervento, al primo posto la questione della partecipazione, con l’auspicio che tutti i presenti non siano tali solo nel primo Consiglio comunale. In particolare, ricorda la proposta mai discussa dell’opposizione, nella scorsa consiliatura, per modificare lo statuto comunale. Nardini non respinge la mano tesa del sindaco, nell’ottica di quella che è sempre stata e sarà un’opposizione costruttiva.

Concorda il giovane e neoeletto Andrea Dominici, per Ascolto e Partecipazione. “Appoggeremo ogni scelta che possa contribuire a riportare o far rimanere i giovani ad Ascoli”. La sinistra deve ripartire dai propri errori: non sono loro a non averci capito, ma noi a non averli capiti. “Occorre riattivare una città passiva, che vede la politica come affidarsi a singoli in un rapporto individuale. Ci vuole partecipazione, dobbiamo ricostruire una comunità mettendo al centro l’attivismo”. Insomma un modo nuovo di fare politica, ma “del rinnovamento di cui il sindaco ha parlato non se ne vede molto, vedremo prossimamente…”.

Francesco Ameli rieletto consigliere del PD richiama alcuni temi, in particolare “combatteranno per una sanità pubblica accessibile a tutti, per delle scuole ricostruite e non ancora ferme al palo, per le tariffe dell’acqua più basse insieme ad una migliore qualità, per i lavori PNRR che devono giungere al termine, noi saremo al suo fianco. In alternativa saremo chiamati a mobilitarci”. E sottolinea l’importanza di un recupero del ruolo del Consiglio comunale come luogo di confronto fra maggioranza e opposizione.

Infine, colpo di scena di Paola Petrucci, di Ascoli Bene Comune: “Ritengo giusto che, ad occuparsi di questa città da protagonista in Consiglio comunale debba essere colui che ci ha ricordato come ‘il futuro del verbo trascurare è perdere’ ossia Gregorio Cappelli, primo dei non eletti della lista Ascoli Bene Comune: oltre che dall’opposizione che siede in questo Consiglio è da lui che voglio essere rappresentata. Per questo, in coerenza e in trasparenza, vi comunico che ho già pronte le mie dimissioni da consigliera comunale per consentire a Gregorio, che ha dimostrato coerenza e determinazione maggiori di molti qui presenti, di sedere in questa aula e prendersi cura della città. Ma, come vi ho già detto io ci sarò sempre: continuerò il mio impegno di cittadina, continuerò a sollecitare e canalizzare le istanze delle persone affiancando all’opposizione in Consiglio Comunale l’opposizione della società civile e delle piazze”. Se ne va, quindi, non senza lanciare un’accusa: “Questo Consiglio dovrà essere garante delle regole, le stesse regole che sono state spesso calpestate durante la campagna elettorale… purtroppo, spesso, il buon giorno si vede dal mattino ma spero che questo venga smentito”.

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