Nova a Castel di Lama, quando la politica smette di parlare da sola

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Ma per quando è previsto il prossimo evento?” o anche “Dobbiamo replicarlo anche per contesti e situazioni locali!“. Le persone cominciano ad allontanarsi (i lavori sono iniziati ore prima, in mattinata) dalla pista di pattinaggio di Castel di Lama (AP), mentre alcune partecipanti a “Nova • Parola all’Italia” cercano di informarsi -entusiaste- dagli organizzatori. E non sono le sole. Tutto merito del successo del metodo OST (Open Space Technology), un approccio partecipativo che consente anche a gruppi numerosi di affrontare temi complessi in modo aperto, collaborativo e orientato ai risultati.

Si trattava di uno dei 102 spazi di confronto del percorso di ascolto del Paese voluto da Giuseppe Conte e organizzato dal Movimento 5 Stelle. Un totale di 16.500 gli iscritti agli eventi simultanei in tutta Italia del fine settimana 16-17 maggio 2026; quasi 100 le persone a Castel di Lama da tutta la provincia di Ascoli Piceno, con idee politiche variegate. Per oltre il 60% non erano iscritti al partito: lo scopo era, infatti, rivolgersi a tutti i cittadini. Lo stesso brand Nova era volutamente autonomo dal logo del M5S, perché chiunque, indipendentemente da appartenenze politiche, si potesse riconoscere nel percorso e sentirsi libero di partecipare.

A guidare il tutto è stata una domanda semplice e diretta: “Cosa deve fare il governo della coalizione progressista nei prossimi cinque anni per migliorare concretamente la vita delle italiane e degli italiani?“. A seguito chiunque (diventando così “convocatore”) poteva alzarsi per lanciare un tema di dibattito, andando poi a formare un gruppo, di cui si impegnava a facilitare i lavori fino alla sua conclusione. Successivamente tutti i convocatori si spostavano nell’angolo PC per trascrivere gli appunti presi e costruire un instant report che, insieme a tutti gli altri, è andato a costituire un report complessivo poi inviato a tutti i partecipanti. Tre le sessioni di “mercato dei temi”, ovvero le assemblee generali per proporre temi. I partecipanti potevano poi comportarsi da: “bombi” o “farfalle”, recitavano i cartelli. I bombi “fanno rumore, saltano da una sessione all’altra, impollinano, destabilizzano, spiazzano“; le farfalle sono “silenziose, stanno in disparte, lasciano spazio a nuove riflessioni“: insomma, c’era spazio per tutti.

Questa metodologia è nata quasi 40 anni fa, dalle osservazioni delle dinamiche che avvengono nei
convegni e seminari: dopo molte energie spese nella sua realizzazione, l’organizzatore scopre che i
momenti più significativi e incisivi della giornata sono quelli delle pause caffè. È infatti durante questi
momenti che nascono i pensieri più produttivi in quanto le persone si muovono liberamente per
comunicare con le persone scelte da loro stesse, e per parlare degli argomenti che loro ritengono
interessanti.

Oltre un mese di intenso lavorio organizzativo per un centinaio di team di “facilitatori della democrazia” (uno per provincia), con l’aiuto essenziale dei gruppi territoriali del M5S. Momenti di formazione sul metodo OST, una prova generale a Roma ad aprile, l’organizzazione logistica (dal catering al fotografo, dal luogo di svolgimento ai manifesti e alla stampa) e la parte più importante: produrre iscrizioni.

Questi i temi discussi a Castel di Lama: Scuola, università e formazione; economia; etica e requisiti del politico; sanità pubblica; energie; politica estera; alleanze Politiche; lotta alla criminalità organizzata; partecipazione democratica; ambiente, qualità, città e sicurezza; diritto alla casa e politiche sociali; infrastrutture, mobilità e trasporti; immigrazione; arte, musica e cultura; disabilità e caregiver; sport e giovani; informazione e RAI; diritti delle donne.

Un programma “radicale” era stato l’auspicio di Conte: “Perché quando torneremo a Palazzo Chigi dovremo cambiare le cose“. Non le segreterie di partito che, pure, potrebbero “chiudersi” facilmente un fine settimana e scriverlo comunque. Al contrario: “Deve nascere dai cittadini, si deve sentire metaforicamente l’odore della terra, solo così viene fuori un programma progressista“. E, da Castel di Lama, non si potrà dire deluso.

Queste le proposte più radicali:

Politica estera

  • Uscita dell’Italia dalla NATO e riconoscimento formale dello Stato di Palestina.
  • Interruzione dei finanziamenti all’Ucraina.
  • Sanzionamento di Israele, contestuale stop alle sanzioni verso Iran e Russia e riavvio dei rapporti commerciali e culturali con questi ultimi.
  • Apertura strategica ai Paesi BRICS e riavvio del progetto “Vie della seta”.
  • Esclusione delle basi militari americane dal territorio italiano.

Economia e sanità

  • Abolizione totale dell’utilizzo del contante, unita a una riforma fiscale improntata alla reale progressività.
  • Introduzione del SIRE (un credito d’imposta cedibile) per permettere allo Stato di fare investimenti e rispondere alle emergenze senza creare nuovo debito pubblico.
  • Divieto assoluto per chi lavora nella sanità pubblica di prestare servizio anche nelle strutture sanitarie private.

Istruzione, formazione e cultura

  • Abolizione degli atenei privati online e riscatto totalmente gratuito degli anni di laurea.
  • Sostituzione dell’ora di religione con un’ora obbligatoria di scienze umane, filosofia e retorica per tutti gli indirizzi a partire dalle scuole medie.

Energia, infrastrutture ed editoria

  • Nazionalizzazione delle autostrade.
  • Abolizione o profonda revisione del finanziamento pubblico all’editoria, limitandolo solo ai piccoli editori.
  • Riforma radicale della RAI rendendola indipendente

Politica

  • contro i privilegi della casta

A questo punto, starà a strumenti di intelligenza artificiale di scremare le proposte, classificarle per categoria ed eliminare eventuali ripetizioni. Poi, il Consiglio nazionale del M5S dovrà sistematizzarle. Delicato un passaggio online, il 20 e 26 giugno, per il confronto deliberativo tra 300 persone selezionate per rappresentare tutte le componenti della comunità del M5S (portavoce eletti, coordinatori, iscritti) ed esterni coinvolti negli eventi locali, in modo equilibrato per età, genere e distribuzione territoriale: elaboreranno le principali raccomandazioni da portare al tavolo della coalizione progressista, sciogliendo i nodi su quegli argomenti rispetto ai quali non siano emerse posizioni univoche. La presentazione dei risultati avverrà nel contesto dell’assemblea finale di settembre, probabilmente a Milano, un evento pubblico aperto a tutte le cittadine e i cittadini. L’assemblea del Movimento 5 Stelle voterà infine per confermare i punti emersi dal processo partecipativo, chiudendo il cerchio (ma Conte starebbe valutando di far partecipare anche i non iscritti alla votazione, restano da chiarire questioni legate alla gestione dei dati).

A regolare tutto il processo c’è Avventura Urbana, società impegnata nella progettazione partecipata delle politiche pubbliche che già in passato ha gestito la Costituente del M5S.

Alcuni la definiscono una “prima volta” per il Movimento, altri un “ritorno alle origini”. Da una parte un ritorno alla spinta “movimentista” degli albori, al contempo un “processo partecipativo” senza precedenti. Di sicuro, il M5S punta a rafforzare il suo radicamento sul territorio, rivelatosi spesso un punto debole. Di altrettanto sicuro è che la maggior parte dei media ha passato quasi sotto silenzio tutto il processo Nova, ma chi ha partecipato -sembra- non se lo scorderà.

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