Covid, sanità nel caos: Pd e sindacati: “Basta propaganda”

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Ha dichiarato Francesco Ameli, segretario provinciale del Partito Democratico: «Fuori dal Pronto Soccorso di Ascoli Piceno sono tornate le ambulanze e pazienti covid in attesa di sistemazione. Situazione critica anche a San Benedetto come testimoniato dai giornali di oggi.
Siamo in una situazione totalmente fuori controllo che esaspera medici ed infermieri, le assunzioni promesse non arrivano, si mortifica il diritto alla salute dei pazienti e rischia di collassare l’intero sistema.
Ad Ascoli la pneumologia è stata convertita in pneumocovid, si va avanti con molta approssimazione, e mi viene da chiedere: il piano pandemico viene applicato?
Purtroppo gran parte della politica tace. Anzi no, addirittura un partito esulta per “aver lavorato per portare avanti la sostituzione del direttore dell’area vasta 5“!
Dove sono quelli che protestavano davanti il Mazzoni? Perché tacete? Davvero l’opportunismo politico vi porta a rimanere in silenzio?» .

Molto dure le parole dei sindacati confederali marchigiani, che vi riportiamo:

«Il caos dei giorni scorsi agli hub vaccinali, in occasione degli open day è stato solo l’ultima conferma di una gestione inadeguata dell’emergenza pandemica da parte della Regione Marche, molto attenta nella propaganda ma molto meno capace di affrontare la situazione.
Inadeguatezza, disorganizzazione, sottovalutazioni di fronte a una situazione che si sta aggravando sempre più e che ha riportato, ormai da tempo, la sanità marchigiana in piena confusione. Confusione pagata a caro prezzo dal personale sanitario, messo a dura prova da due anni di emergenza pandemica, e soprattutto dai cittadini marchigiani.
Nell’intervista al Corriere Adriatico di domenica il presidente Acquaroli ha dichiarato che il livello dei contagi è tale da avere “un impatto ancora basso sulle ospedalizzazioni”. C’è da chiedersi se il Presidente conosca davvero i dati dei ricoveri visto che ieri risultavano complessivamente ben 522 persone ricoverate o comunque presi in carico dal sistema sanitario nelle Marche: 112 nelle terapie intensive o semi-intensive, 192 negli altri reparti ospedalieri, 148 nelle RSA e altre 70 “parcheggiate” nei Pronto Soccorso.
L’occupazione dei posti letto dell’area medica è arrivata al 25%, sopra la media nazionale (24%): dunque un paziente su quattro è ricoverato per Covid. Ma preoccupano soprattutto i ricoveri nelle terapie intensive: secondo i dati ufficiali i pazienti Covid occupano il 21% dei posti letto complessivi (a fronte di una media nazionale del 17%), percentuale che salirebbe al 27% se si escludessero dal conteggio i 42 posti letto del Covid Hospital di Civitanova attualmente non disponibili.
La gravità della situazione è ancora più evidente se si considera il numero dei ricoverati nelle terapie intensive in rapporto alla popolazione che colloca le Marche al 4° posto dopo Valle d’Aosta, Provincia di Trento e Veneto.
Intanto negli ospedali si registra un’altissima tensione, non solo perché si sta gestendo l’emergenza Covid ormai da due anni ma perché l’organico è ridotto a numeri che hanno dell’inverosimile. Sono state nuovamente bloccate le ferie e interi reparti stanno ridimensionando pesantemente la propria attività per destinare il personale alle terapie intensive, si pensi all’attività delle chirurgie fortemente compromessa in quasi tutte le realtà, per non parlare dell’impatto del personale sanitario infettato dal Covid o comunque in quarantena. Caos anche nelle vaccinazioni, dove peraltro le Marche non hanno mai brillato per risultati visto che la percentuale di vaccinati è tra le più basse d’Italia.
Il modello totalmente autoreferenziale utilizzato dall’assessore Saltamartini e dal presidente Acquaroli – affermano Daniela Barbaresi, Sauro Rossi e Claudia Mazzucchelli, segretari di CGIL CISL UIL Marche – mostra tutti i suoi limiti nel fronteggiare le insidie della pandemia in fase di ripresa ma non meno gravi rimangono i ritardi sul superamento di tutte le altre criticità del sistema con particolare attenzione all’integrazione socio-sanitaria, alla prevenzione e alla medicina territoriale”. E’ ora di mettere fine alla propaganda e di affrontare la situazione seriamente attraverso modalità del tutto diverse da quelle utilizzate nell’ultimo anno».

Bassi salari, alto stress da burocrazia e nei rapporti con colleghi e superiori... però fin da piccolo il mio sogno era insegnare. Ora ci provo, malgrado la politica faccia di tutto per rendermelo impossibile. Intanto scrivo d'attualità e cultura e mi occupo di social.

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