Manifestazioni in centro, si sposta il mercato settimanale

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Il susseguirsi di manifestazioni ed eventi in questo inizio di primavera più l’arrivo delle festività di Pasqua comporteranno inevitabili spostamenti dei mercati ambulanti settimanali nel centro storico. Il primo è previsto sabato prossimo e lo stesso copione ripeterà poi anche nel fine settimana che coincide con la Pasqua. 

Nelle giornate di venerdì prossimo, 1 aprile, e dei successivi sabato 2 e domenica 3, si svolgerà infatti, in città, la manifestazione “Tiello Streetto – Truckedition 2022, evento gastronomico che avrà come location via D’Ancaria, via Ceci e il chiostro di San Francesco. Per questo motivo l’Arengo ha previsto, attraverso specifico provvedimento, di trasferire per la mattinata di sabato 2 aprile il mercato ambulante, che abitualmente si svolge in quelle vie, nella vicina zona di piazza Ventidio Basso. 

Altro trasferimento previsto ad aprile, è quello relativo al sabato prima della Pasqua, ovvero il 16 aprile. E questo perché proprio da quel sabato e fino a lunedì 18 aprile, piazza Arringo accoglierà, così come altre vie del centro, l’edizione straordinaria del Mercatino dell’antiquariato. In questo caso, gli ambulanti abitualmente presenti in piazza Arringo saranno aggregati al mercato di via Kennedy, a Porta Maggiore.

Per la popolazione non cambia nulla, solo qualche scarpinata in più, magari smoccolando lungo la strada per non averlo saputo prima. Per gli ambulanti cambia molto e per l’immagine della città? Mbè quella la lasciamo giudicare a voi che in Ascoli ci vivete. Noi ci facciamo solo una domanda: sarebbero questi eventi il piccolo assaggio del grande progetto con il quale si voleva diventare Capitale della Cultura? 

Che l’italiano corra volentieri dove si mangia è ormai assodato, che tutte le iniziative abbiano diritto di esistere è indiscutibile, ma se queste sono le iniziative culturali che ci aspettano, allora invece di inveire gridando al complotto politico, sarebbe meglio che qualcuno avesse l’umiltà di riflettere e recitare il “mea culpa” per una convinzione che non aveva alcuna ragione di esistere.

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