Svelato il dossier di Capitale della Cultura, tanto rumore per nulla!

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“Tanto tuonò che piovve”. E potremmo chiudere qui il servizio, se non fosse che le quasi due ore passate ad ascoltare meritano qualcosa di più che un semplice cenno.  

La sala quella della Vittoria, perfetta per un vincitore, meno per uno sconfitto. Beffa o  rivalsa per ribadire che i vincitori morali siamo noi? Al tavolo dei relatori quelli che contano, il sindaco, Papetti e Bisirri.  Più che piangersi addosso hanno cercato di rilanciare, pronti a rendere concreto il progetto, nonostante tutto. 

Perdere non fa piacere a nessuno, soprattutto quando per lungo tempo si è stati convinti di essere i migliori. Purtroppo, in ogni competizione a vincere è solo uno e gli altri, seppure secondi e carichi di complimenti altrui, hanno perso.  

Adesso, con calma, mi divertirò a rovistare nei meandri del dossier pronto a evidenziare i punti di forza e quelli di debolezza del progetto.

Molti interventi, tre dei quali meritano un cenno, quello del sindaco di San Benedetto, Spazzafumo, di Franchi, sindaco di Arquata e di Matricardi sindaco di Montalto.

Spazzafumo si è soffermato sulla collaborazione tra i sindaci della provincia e sentire parlare così un sambenedettese stupisce, forse (dico forse perché non ho capito se fosse solo una sua convinzione o rappresentasse il pensiero di tutta la città) finalmente comincia a venir meno quell’insensato campanilismo, a volte deleterio. Quel tutti per uno e uno per tutti con il solo obiettivo di vincere insieme appaga l’animo di un vecchio sognatore. 

Ammirevole l’intervento di Franchi. Più colpito pesantemente dal terremoto non ha nessuna intenzione di mollare: non fuggire dal borgo, ma tornarci e ripartire. Grande!

Ancora più preciso è stato Matricardi, in gara per il titolo di Borgo d’Italia. Lui dal lavoro del gruppo di Bisirri è partito e su quello ha costruito il suo progetto: “cinquecento pagine in un mese”, un record! Idee serie e di prospettiva, azioni innovative e creative, questa la sintesi del uso intervento.

Cosa si può dire allora per concludere? Che, in ogni caso, un grande risultato è stato raggiunto ed è quello dell’aver saputo ricompattare tutti i comuni della provincia. Lo reputo più importante della vittoria, a patto che adesso non vada disperso con egoismi di parte.

Per il resto non riesco a scostarmi dalle osservazioni espresse in passato:  progetto ben articolato (anche troppo), si muove a trecentosessanta gradi, eccessivamente ricco di terminologia ricercata e semplice spolverata per ogni cosiddetto evento, che più che chiarire i dubbi li ha lasciati aperti. Infine, sarà la fissazione di un vecchio sognatore, ma non ho trovato nulla di unico da opporre al ROF o allo Sferisterio per cui gli italiani e non solo debbano venire in Ascoli. E non mi si dica che è la ricchezza delle proposte e non l’evento innovativo che fa la differenza. Non sono digiuno del mestiere e, liquidare certe osservazione come “vecchie” è sbagliato. Rifletterci invece non può che aiutare a capire i gusti della gente. Mi è stato insegnato di non pensare di conoscere la verità, ma di ascoltare con umiltà. Sarà tecnologico il mondo di domani, ma l’esperienza di tanti anni di lavoro sarà servita pure a qualche cosa!

Una curiosità per concludere. Cosa significa impegnarsi, quando si chiama a raccolta tutte le forze del Piceno per la nuova fase: fare i portatori d’acqua o essere propositivi? Essere esecutori o costruttori? Poter incidere o raccontare solo le proprie fantasie?  

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