Speciale Ucraina – Davide e Golia, Caino e Abele

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Servizi di Giovanni Giacomini e Aldo Pizzingrilli

Speciale Ucraina – MAI UNA GUERRA E’ STATA TRASMESSA IN DIRETTA SUI SOCIAL

 di Giovanni Giacomini

Trentasette giorni e non è finita. Se fossero sinceri, i due protagonisti in campo (Russia e Ucraina) dovrebbero ammettere che neppure loro pensavano che potesse durante tanto la guerra tra un Davide e un Golia.

Non lo pensava, naturalmente, la Russia, il Gigante della situazione, convinta di poter chiudere la partita in poco più d’una settimana, tra il tripudio dei civile che avrebbero dovuto accoglierli per quella che si presentava come una azione di denazistificazione; e non lo pensava neppure l’Ucraina, il Davide dello scontro, che si faceva forte solo dalla volontà dei suoi cittadini di opporsi ad un sopruso che non aveva nulla di legale e di giustificabile, se non l’azione presuntuosa di chi si sente in diritto di stabilire cosa debbono e non debbono fare Nazioni democraticamente governate.

Una missione impossibile? Forse anche qualcosa in più, alla luce delle notizie provenienti dal fronte. Stiamo parlando di un’impresa che già è entrata nella storia per il numero incalcolabile di immagini che i social hanno diffuso come mai accaduto in passato. Di questa guerra avremo testimonianze in presa diretta. Già è storia la cronaca che della guerra in Kuwait fece Peter Arnett della Cnn, ma in Ucraina siamo molto al di là. Sui nostri teleschermi vediamo le immagini e ascoltiamo le vicende di chi è coinvolto in una guerra che appare assurda e incomprensibile. Ciò anche se all’inizio, per come erano le forze in campo, per organizzazione, struttura tecnica e mezzi impiegati, Russia e Ucraina erano praticamente agli antipodi.

Se in Afganistan poteva reggere l’esempio del confronto Davide contro Golia, nel caso specifico al posto di Davide c’è un onesto lottatore che, oltre all’astuzia, deve sperare che il gigante che ha di fronte incappi nella fatidica giornata-no. In poche parole, un Golia versione “Tafazzi”. Ma qui è diverso sembra una follia scatenata in modo impulsivo e per nulla meditato, da chi era convinto che all’invasione sarebbe seguita una sollevazione popolare contro il presunto dittatore. La sollevazione c’è stata, ma contro l’invasore. Da liberatori sono diventati invasori, da forza di pace a forza di distruzione e senza neppure un piano B che, in certe operazioni è importante, per non trovarsi impreparati di fronte ad un atteggiamento dell’avversario diverso da quello immaginato. Bastava forse acquistare l’annuario De Agostini che da decenni ci dà informazioni precise ed aggiornate. Vi si poteva leggere che l’Ucraina da tempo si preparava e che alle forze armate è riservato quasi il 4% del pil, che da anni il paese riceveva armamenti e che l’esercito è composto da oltre 200 mila uomini ai quali si possono aggiungere 600 mila riservisti. In Italia siamo discutendo su un 2% del pil e l’esercito si avvicina a stento a queste cifre.

Speciale Ucraina: LA GUERRA DELLA PORTA ACCANTO

di Aldo Pizzingrilli

“In Ucraina, non si tratta unicamente di politica: si tratta della Salvezza dell’uomo, del posto che occuperà alla destra o alla sinistra di Dio”. La Russia è entrata in Ucraina per combattere contro il “potere mondiale” che ha costruito “un mondo eretico, di iper-consumismo, di libertà apparente”. La Russia “non condanna nessuno”, perché ricerca la pace e la giustizia, ma non si lascerà mai piegare da “coloro che distruggono la legge di Dio, cancellando la linea di demarcazione tra la santità e il peccato, e che innalzano il peccato a modello, a modello di comportamento umano”.  

 “Popolo affatto alieno da Dio, stirpe dal cuore incostante e il cui spirito non fu fedele al Signore. Abbattono gli altari dopo averli sconciamente profanati, perforano l’ombelico, strappano i genitali, li legano a un palo e, percuotendoli con sferze, li conducono in giro, sinché, con le viscere strappate, cadono a terra prostrati. O soldati fortissimi, figli di padri invitti, non siate degeneri, ma ricordatevi del valore dei vostri predecessori; Sia dunque questa vostra voce il vostro grido di guerra: Dio lo vuole! Dio lo vuole!” 

Sembrano un tutt’uno, eppure il primo paragrafo è stato pronunciato da Kirill, patriarca di Mosca e di tutte le Russie il 6 marzo scorso, domenica del perdono. Il secondo da papa Urbano II il 27 novembre 1095 a Clermont-Ferrand, con il quale lanciò la prima Crociata. Sono passati quasi mille anni, ma sembra che il tempo si sia fermato immemore dei massacri compiuti.  

Ma esiste veramente una guerra giusta?  

Ci sono cause alla base delle guerre che tutti conosciamo, quelle politiche, sociali ed economiche,  ma ci sono anche spiegazioni insite nell’essere umano, ancorché sopite, perché l’uomo è “incline alla distruttività e alla guerra, spinto da pulsioni istintuali”; perché affetto da uno «schock primario inconscio» dato dalla  presa di coscienza del proprio destino di morte; e lo è anche per un gene che porterebbe molti uomini all’egoismo e quindi dimentichi di esser membri di una comunità.

Tutte teorie interessanti, fornite anche di una certa solidità di fondo, ma per giustificare quella che rimane un momento di follia occorreva qualcosa di superiore, di fronte al quale non era facile opporsi, la volontà divina. Così, al grido di “Dio lo vuole!”, l’invasore s’è ammantato dei panni del liberatore, dimenticando che, se nel 1095 era facile inculcarlo nelle povere menti ignoranti, nel 2022 diventa alquanto difficile far accettare che certe fandonie, dovute solo alla follia di onnipotenza di piccole menti umane, vengano dalla volontà divina. Chissà, magari un giorno, quel signore dall’occhio vitreo ci racconterà, al pari di Costantino, d’aver sognato Dio che lo nominava suo braccio destro per la salvezza del mondo.

Speciale Ucraina – ASCOLANI IN BILICO TRA SOLIDARIETA’ E PREOCCUPAZIONE

Che idea si sono fatti gli ascolani della guerra in Ucraina? Lo abbiamo chiesto in giro e, se nei primi momenti dell’invasione la maggioranza dei pro-Ucraina era schiacciante, mano a mano che passano i giorni si assottiglia sempre più, diventando meno solidali con gli aggrediti. In altre parole vorrebbero che la guerra finisse e che Zekensky si arrendesse. E ancora, se tra gli anziani il malessere è evidente, tra i giovani è più blando e, in ogni caso, più incline a conoscere le ragioni degli uni e degli altri. Il che significa che parecchi ascolani pensano ancora con la propria testa. e quindi rifuggono dalla semplicistica rappresentazione per cui tutto il Bene sta da una parte e tutto il Male dall’altra.

Tristezza, rabbia e paura sono le parole più usate dagli intervistati, insieme al timore per le conseguenze economiche.  

L’aumento del carburante è la prima cosa che ho avvertito, usando la macchina per lavoro – dice l’agente di commercio – ma penso che anche il riscaldamento sarà una mazzata. Aspetto di leggere la bolletta”.

Quando abbiamo chiesto come pensavano di organizzarsi, hanno risposto con le soluzioni più ovvie.

Ho abbassato il riscaldamento di qualche grado” ha detto il barbiere sotto casa. “Accendo qualche ora di meno al giorno” ha aggiunto la signora Maria, sempre attenta a che i conti di casa non superino l’importo della pensione. Molti però, (fortunatamente non sono la maggioranza) vorrebbero che il Governo Italiano dialogasse direttamente con Putin. Come dire che quando la gente si sente toccata nel portafoglio cadono tutti gli ideali.

Non muta invece l’atteggiamento di chi la resistenza l’ha sempre fatta: “la coerenza innanzi tutto”.

In ogni caso, l’ascolano, insofferente da sempre ai soprusi dei grandi (ne sanno qualcosa la Roma dell’impero o il papato dei Papi sovrani), nonostante la preoccupazione per le conseguenze economiche della guerra, non muta l’atteggiamento in merito alle sanzioni: “siamo disposti a sostenere i rincari per supportare le sanzioni – è il pensiero degli aficionados di piazza del Popolo – perché è l’unico modo che ha l’occidente per indebolire i russi senza far scoppiare la terza guerra mondiale”.

Quanto alla solidarietà, gli ascolani hanno sempre il cuore grande: due su quattro si sono mossi in solidarietà con i profughi, con beni di prima necessità, abiti e anche soldi.

Speciale Ucraina – NONNO COS’E’ LA GUERRA?

di Aldo Pizzingrilli

Odio la pioggia“, borbotta Marco, con la faccia schiacciata sulla finestra. Alita sul vetro e scrive il suo nome. Poi si siede davanti al televisore, vicino a suo nonno.

Scene della guerra scorrono davanti ai loro occhi, devastazione interrotte da primi piani di bambini in fuga sotto la neve. 

Marco ha solo sei anni, ma è più maturo per la sua età. 

Nonno, cos’è la guerra?”

Una brutta cosa Marco”.

Se è brutta perché la fanno?

Il nonno cerca parole e rassicurazioni, ma non ne trova nemmeno una. Non aveva mai pensato che potesse esserci una guerra poco distante. Una guerra così, con i missili, i carri armati, le bombe, i soldati che uccidono, la gente che muore, che scappa. 

Sullo schermo Kirill I°, il capo della chiesa russa, parla di guerra giusta. Marco non capisce, suo nonno guarda perplesso: esiste una guerra giusta? Prova a cercare esempi per spiegarlo a suo nipote.

Ti potrei dire che sarà la pace comunque ad averla vinta, ti potrei dire che tutto il mondo ha paura, ma che la paura non deve vincere sul coraggio, ti potrei dire che noi non saremo toccati da questa sciagura…”  

Marco non lo sta più ascoltando, guarda muto le immagini che scorrono, poi si gira verso suo nonno e lo abbraccia.  

Lo so io nonno – dice – La guerra giusta esiste, ed è quella che si fa per gioco. Lì, puoi sempre rivivere, anche quando muori“.  

Già, per gioco! pensa il nonno e gli torna alla mente una canzone degli anni ‘60: “Mettete dei fiori nei vostri cannoni perché non vogliamo mai nel cielo / molecole malate, ma note musicali che formano gli accordi / per una ballata di pace

“Proposta”, recitava il titolo e a cantarla erano i Camaleonti.

*****

Per finire questa inchiesta ci è venuta in mente un poesia di Renzo Pezzani. Ci sembra che racconti bene il dramma di quei giovani russi ignoti, mandati a morire in divisa da parata, come carne da macello e non esseri umani ai quali la guerra era l’ultimo dei loro pensieri.

Al soldato caduto

Nessuno, forse, sa più
perché sei sepolto laggiù
nel camposanto sperduto
in terra avversa, soldato caduto.

Nessuno sa più chi tu sia,
soldato di fanteria,
coperto di erba e di terra,
vestito del saio di guerra,


l’elmetto sulle ventitré.

Nessuno ricorda perché,
posata la vanga, il badile,
portando a tracolla il fucile
,

salivi sul monte; salivi,
cantavi e di piombo morivi,
ed altri moriron con te.

Ed ora sei tutto di Dio.
Il sole, la pioggia, l’oblio
t’han tolto anche il nome d’in fronte.

Non sei che una croce sul monte
che dura nei turbini e tace,
custode di gloria e di pace
.

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