A Spinetoli la qualità è di casa

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Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, diventiamo qualcosa di nuovo”. La citazione di Leo Buscaglia fa bella mostra di sé nella home page del sito, ma é anche un ambizioso obiettivo che racchiude l’essenza del progetto imprenditoriale e della mission della Partner, società di consulenza innovativa che, a differenza dei professionisti vecchio stile, si affianca all’imprenditore insegnandogli… quello che già sa!

Mi colpisce e allo stesso tempo mi spiazza, l’idea che Fabrizio Luciani – fondatore e presidente Cda e Ceo – e la sua squadra di “restauratori” si presentino alle aziende dicendo di “cambiare”, di “rinnovare” ma soprattutto di “imparare”. 

Immagino il piccolo imprenditore “delle parti nostre”, che “si è fatto da solo” ed ha trasferito il suo sapere fatto di manualità, esperienza, ingegno e sacrifico, a qualcuno che l’ha reso profitto… che un bel giorno si trova davanti un mercato diverso, una realtà cambiata e un cliente più esigente, e quello che (per citare un tradizionale detto abruzzese) “ha sempre fatto” non basta più.

Ed è proprio in questo bisogno che si inserisce Luciani con la Partner: far diventare nuove, cose che non lo erano, imparando altro.

Nella vallata (Spinetoli) il quartier generale di una realtà che, dal 1996, affianca numerosi imprenditori dell’Italia centrale, nell’arduo compito di stare al passo con i cambiamenti e le modifiche dettate dai sistemi economici, con consulenze sartoriali nei processi, nelle risorse umane e finanziarie, nelle strategie e tecnologie a supporto di tutta l’azienda. Nel pacchetto clienti risaltano nomi illustri dell’imprenditoria marchigiana e abruzzese fra i quali Sabelli, Premiata, YKK, HP Composites, Roland e Gruppo Gabrielli.

Fresca di pochi giorni la notizia dell’adesione di Partner al Consorzio Symbola, Fondazione che promuove e aggrega le Qualità Italiane, un contenitore di eventi e progetti nato con l’intento di raccontare quelle aziende e quelle istituzioni che migliorano il Bel Paese puntando sui temi di innovazione e sviluppo, bellezza e creatività, capitale umano e territorio. 

A manifesto indiscusso della fondazione “la qualità come l’unica risposta possibile agli interrogativi sul futuro dell’Italia”. 

Incontro telefonicamente Milena Gagliardi, referente Marketing, Innovazione e Strategie. 

Come è nata l’idea di aderire alla fondazione Symbola e quali i progetti che vi vedranno insieme?

“Da sempre la nostra filosofia è improntata alle reti, che noi definiamo “Ecosistema Partner”, abbiamo moltissime collaborazioni attive tra consorzi, spin-off, associazioni, aziende fornitrici, perché crediamo che solo unendo competenze varie e specializzate possiamo offrire il massimo ai nostri clienti nella logica del pacchetto completo di soluzioni. 

La Fondazione Symbola va ad aggiungersi al nostro Ecosistema, con loro condividiamo una visione sostenibile ed etica del business, tale collaborazione ci aprirà alla possibilità di portare sul nostro territorio esperienze ed eccellenze nazionali e realizzare eventi di altissima qualità”.

L’azienda si presenta come “non pura consulenza ma una vera e propria compartecipazione al progetto d’impresa”, quindi viene dato un taglio sartoriale all’intervento. Ma ciò è sempre possibile? L’imprenditore è sempre disposto a modificare la sua visione aziendale?

“La sartorialità è effettivamente quello che ci contraddistingue fin dalla nostra nascita. Facciamo spesso la metafora del dottore per spiegare la nostra attività: un paziente con la tosse che si reca da un medico vuole essere curato per quel problema, ma il dottore sa che spesso la tosse è solo un sintomo di cui deve individuare la causa per curare al meglio il suo paziente. Così accade per noi: quando un imprenditore manifesta un’esigenza, spesso ci sono problematiche più profonde da risolvere. Le competenze e un’esperienza ventennale con le aziende del territorio, ci permettono di capire velocemente quali siano le reali criticità e i margini di miglioramento per le aziende, costruendo per ciascuna la ricetta migliore. Gli imprenditori in genere sono ben disposti ad accettare la nostra “diagnosi”, sono già consapevoli che si può sempre migliorare e crescere e se così non fosse, se troviamo un titolare che fa fatica ad accettare il cambiamento, il primo lavoro che facciamo insieme è proprio su di lui, con percorsi di coaching e affiancamento, diversamente qualsiasi progetto sarebbe destinato al fallimento”.

Fra le consulenze di cui la Partner si occupa c’è quella legata al passaggio generazionale. Qual è il limite più grande riscontrato in questo passaggio? Quale invece un vantaggio?

“Il passaggio generazionale è uno dei processi straordinari più importanti in azienda e spesso è il più sottovalutato. Si ritiene erroneamente che sia un passaggio naturale, semplicemente inserendo le generazioni successive in azienda. Al contrario ogni volta emergono aspetti delicatissimi, come la gestione della relazione professionali e personali che non deve sovrapporsi, la necessità di definire i ruoli in base a reali attitudini e obiettivi personali e non per diritto di nascita, la necessità di trasmettere un sapere che per le prime generazioni può essere innato e non codificato, ma che le seconde hanno invece bisogno di acquisire ed integrare con le loro competenze fresche e innovative.

Il passaggio generazionale avrà successo se viene gestito non come l’affare di un giorno, ma come un processo lungo e graduale, che va pianificato, gestito e possibilmente mediato da una parte terza, esterna all’azienda, che ristabilisce la dialettica tra le parti e ne facilita il dialogo e il confronto professionale”.

Al centro dell’idea imprenditoriale della Partner ruotano i temi della formazione, dell’innovazione e della riqualificazione, non solo nell’accezione legata ai processi produttivi aziendali ma anche e soprattutto del capitale umano: con Hum.ity la Partner ha attivato una community in fase di start up, nata per creare uno spazio di crescita e confronto tra responsabili di Risorse Umane per condividere spazi di confronto, progetti e formazione specifica su temi comuni di loro interesse.

Mi parli del metodo che utilizza Partner per le selezioni del personale, l’Human Resources Assessment: di cosa si tratta?

“Si tratta di uno strumento creato da Partner per valutare le Risorse Umane, che permette alle organizzazioni pubbliche, private e del terzo settore di misurare in maniera scientifica, con una affidabilità superiore al 92%, le soft skill del candidato, ossia le sue competenze personali o trasversali, le abilità relazionali e comportamentali. La valutazione avviene attraverso la compilazione di un test on line, l’analisi, l’elaborazione dei dati, la redazione e la stampa del report, e può essere utile sia per la ricerca e selezione di candidati, sia per la valutazione dei collaboratori già in azienda a fini puramente conoscitivi, nell’ambito di progetti di riorganizzazione, o di individuazione dei talenti o di costruzione di un percorso formativo ad hoc”.  

Quali sono oggi le figure professionali più richieste dalle aziende e quelle più difficili da reperire?

“L’ambito risorse umane ci sta molto a cuore, sono le persone che fanno le aziende, a loro riserviamo massima attenzione per qualsiasi progetto si avvii, anche valutando, se necessario con check specifici. I nostri servizi per le risorse umane riguardano anche la Ricerca e Selezione, di senior e middle management, che seguiamo dalla fase di definizione della job description – ossia la descrizione del profilo ricercato – fino all’inserimento in azienda. Tra i profili maggiormente ricercati stiamo cogliendo la forte spinta all’innovazione e alla digitalizzazione che le aziende stanno vivendo: IT manager, Responsabile Sistemi informativi, Innovation manager, Responsabile transizione digitale, Data Analyst, Responsabile Ricerca e Sviluppo. I profili più difficili da reperire sono quelli tecnici specialisti, come tornitori e carpentieri”.

Quale sarà la sfida più grande che dovranno superare le aziende post Covid?

“Il grande tema che le aziende si trovano ora ad affrontare è quello della transizione digitale. Le tecnologie 4.0, anche grazie agli incentivi, ormai possiamo dire che hanno fatto il loro ingresso in quasi tutte le fabbriche locali e nazionali. Il passaggio successivo sarà quello di capire come effettivamente la digitalizzazione può portare benefici all’intero sistema aziendale. Lo step successivo, sarà, quindi quello di rimettere mano ai processi e alle competenze per far sì che i dati che sono il cuore della transizione 4.0, si trasformino per l’azienda in maggiore efficienza e maggiore velocità, in sostanza in maggiore competitività. 

Qui si apre il tema caldissimo della riqualificazione delle competenze ( o reskilling, per gli addetti ai lavori): i collaboratori hanno bisogno di essere riqualificati con opportuni progetti formativi per affrontare le nuove sfide digitali e sfruttare al massimo le opportunità che le tecnologie offrono”.

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