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17 giugno, venerdì. Non esistono statistiche, ma è sicuro che un certo numero di persone in Italia oggi si chiuderanno in casa. 

“Essere superstiziosi è da ignoranti – diceva Eduardo – ma non esserlo porta male”. 

Proviamo a immaginare di vivere in una società dove non una minoranza ma quasi tutti rispettano le “norme” della superstizione. Sarebbe un duro vivere.

Quali sarebbero le “sfighe” valide per tutti? Specchi rotti, sale (oppure olio) rovesciato, gatto nero, ascoltare civette o gufi, non passare sotto la scala aperta, mai aprire ombrelli in casa, niente cappello o grucce sui letti e tantomeno pettinarsi a letto (“il barbiere del morto”). Regalare fazzoletti porta il pianto e donare spille facilita i dolori…  

Qualche antidoto per fortuna esiste. Contro il passaggio del gatto nero aiuta gettare monetine, meglio se di rame (è «il pedaggio della strega»). Contro lo specchio rotto ecco un sicuro rimedio caccia-guai: farci sopra la pipì. Sale versato? Si può rimediare gettandosene un pizzico alle spalle e dicendo frasi appropriate, tipo «Questo sale ti scongiura e va via la jettatura» (in napoletano la rima viene ancora meglio) . E ancora… Incontrare un albino porta fortuna e/o soldi (mentre in altre parti del mondo gli albini sono “un pericolo pubblico”). La gobba? Dipende: quella maschile porta fortuna, quella di donna no. Toccare la giacca dei marinai allontana le disgrazie; anche accarezzare il cuoio aiuta. E’ meglio non pestare le righe che dividono le piastrelle (qui siamo dalle parti delle ossessioni). Sminuzzare i gusci, quando si mangiano le uova, è di giovamento contro il demonio e le streghe. 

“Non è vero, ma ci credo”.

Non sono riuscito a trovare un lavoro serio, così ho fatto il giornalista

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