Il discorso al Pride di Grottammare (1 ottobre 2022)

Scuola, il ritorno della politica con Robin Hood

14 minuti di lettura

Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza”. Mi torna in mente questa stracitata frase di Gramsci, dal primo numero de L’Ordine Nuovo (primo maggio 1919), mentre sono con Angela Verdecchia, liceale diciassettenne e coordinatrice di Robin Hood – Rete degli Studenti Medi di San Benedetto del Tronto. Parliamo di politica, di scuola, di studenti e professori, di impegno e di rabbia (un sentimento che ci piace ancora di più dopo aver letto QUI).

Innanzitutto, dicci cos’è questa Rete degli Studenti Medi.

Si tratta del più grande sindacato studentesco italiano, in quanto è presente in quasi tutte le regioni italiane. Anche la Sicilia e la Sardegna, dove è di fatto l’unico attivo. Oltre al livello regionale, c’è poi quello provinciale: nelle Marche ci siamo (per ora) solo noi di Robin Hood a San Benedetto (oltre al livello regionale, formato però solo da universitari)”.

Quando è nata la base sambenedettese, Robin Hood?

“Da circa dodici anni e mezzo. La nostra organizzazione prevede un esecutivo, di cui io sono attualmente la coordinatrice e di cui fanno parte altre tre figure. Se io do in un certo senso l’indirizzo, c’è poi il responsabile della comunicazione, il responsabile dell’organizzazione (da quella delle nostre riunioni alle manifestazioni) e, proprio da quest’anno, il responsabile alla rappresentanza. Abbiamo aggiunto questo incarico perché, innanzitutto, siamo cresciuti di numero ma anche perché l’obiettivo è mettere una sentinella in ogni istituto: eleggere un rappresentante in ogni scuola. È ambizioso, ma ci vogliamo provare. Io, da parte mia, sono candidata per la Consulta provinciale degli studenti. Il massimo organo di rappresentanza degli studenti, anche se molto trascurato”.

Il IV Congresso di Robin Hood, lo scorso 23 luglio, con l’insediamento del nuovo esecutivo

E cosa fate?

“Innanzitutto, ci sono le nostre riunioni periodiche, ogni martedì. Aperte a tutti, ma ovviamente i più affezionati si tesserano e costituiscono la nostra base. Ci vediamo per discutere: ‘C’è questa manifestazione da organizzare, come facciamo?’ e poi segue la parte di dibattito sull’attualità. Ovviamente, il nostro punto di vista è socialdemocratico. I temi fondanti sono la politica, l’ambiente, i diritti. Se tre anni fa eravamo solo cinque o sei a vederci regolarmente, ora siamo ben una ventina: un ottimo risultato, direi”.

Vedo sulla vostra pagina Instagram tante manifestazioni, poi.

Quest’anno abbiamo organizzato uno sciopero per la maturità e diverse commemorazioni, come per la Giornata in memoria delle vittime di mafia (21 marzo) o per il 25 aprile, insieme all’Anpi. Eravamo presenti e attivi al Pride di pochi giorni fa [ne abbiamo scritto QUI]. Inoltre, prepariamo diversi comunicati stampa durante l’anno, ora ne abbiamo rilasciato uno sulle elezioni appena passate, ma non l’ha pubblicato nessuno.. Ma non fa niente”.

Ovviamente lo pubblico io [lo trovate QUI]. La partecipazione com’è stata?

Altra domanda? [risponde triste]. Però aspetta, quella sulla maturità abbiamo avuto più di una quarantina di persone, che non è affatto male. Purtroppo, nel nostro territorio l’idea di scioperare, l’idea del manifestare non fa molti proseliti. Molti, troppi, temono reazioni… Noi cerchiamo di fare rete con altre realtà territoriali, come l’Anpi o la Cgil. Non siamo la giovanile di nessuno, ma con il sindacato dei lavoratori – storicamente collocato a sinistra – abbiamo un rapporto speciale. Ad esempio, sabato eravamo a Roma alla manifestazione per i diritti sul lavoro: una bellissima esperienza. C’è poi il collettivo transfemminista Liberə Tuttə o a livello nazionale l’Arcigay. Infine tutto l’associazionismo universitario, come Rete Marche, Gulliver, Officina Universitaria”.

La manifestazione “Siamo molto più del DDL Zan” ad Ascoli in occasione del suo affossamento

Nel resto della provincia si muove qualcosa?

“Eh, una volta ad Ascoli c’era la Fenice, che era la base ascolana della Rete, ma… poi è sparita! E c’era anche Noisette a Fermo: sparita anche quella. Noi ora a novembre abbiamo intenzione di organizzare una riunione aperta, ad Ascoli: ci sono tante persone interessate alla partecipazione, ma logisticamente per uno studente delle superiori è difficile arrivare fino alla costa. Sarà un processo lungo e difficile, ma vogliamo provare a ricostruire una base nel capoluogo piceno”.

Tu come ci sei arrivata alla Rete?

Sono entrata quando frequentavo il primo anno e mi sono avvicinata grazie alla speciale concentrazione di aderenti che c’è nei licei classico e scientifico. Due ragazze, fra cui Francesca [che è l’ex responsabile comunicazione e mi ha dato il contatto di Angela], vennero di nascosto nella nostra classe a consegnare quello che noi chiamiamo ‘Manuale di sopravvivenza’. Da diversi anni la Rete prepara una brochure da dare agli studenti del primo anno. Dentro ci sono alcuni importanti consigli: ‘Lo sai che se entri in ritardo per colpa dei mezzi di trasporto sei giustificato automaticamente? Lo sai che non ci possono essere più di tre compiti scritti a settimana? Ecc.’.

Perché di nascosto?

“Nelle scuole Robin Hood non è ben vista. Da tanti, docenti e anche studenti. Forse sarà il rosso della nostra bandiera e del nostro logo? Siete comunisti, ci dicono. Ammesso che sia un insulto (per me è un complimento!), non lo siamo. Fra noi ci sono tanti non schierati. Certo, come dicevo, siamo saldamente ancorati a sinistra. E questo ci attira la forte antipatia di Gioventù Nazionale, la giovanile di Fratelli d’Italia. Certo, abbiamo una visione diametralmente opposta a loro, ma noi non mettiamo i bastoni fra le ruote a nessuno. Adesso aspettiamo le elezioni, le nostre liste non si rifanno esplicitamente alla Rete… Proprio per le ragioni che ho detto.
‘C’è qualche professore?’, ci chiesero le due ragazze 3 anni fa, sporgendosi all’interno della classe, e poi Francesca venne lì e mi diede il mio volantino. Purtroppo, però, le mie prime riunioni furono a distanza: era iniziata la pandemia”.

Per cosa vi battete?

Noi siamo qui per difendere i diritti degli studenti e delle studentesse. E, in generale, ci interessa far sentire la voce dei giovani nel dibattito pubblico. Siamo antifascisti, ci battiamo contro le mafie. Siamo radicalmente ecologisti. Chiediamo con forza la parità dei diritti. A livello scolastico siamo pronti in ogni momento ad ascoltare i nostri compagni e le nostre compagne di scuola per farci portavoce delle loro richieste e problemi. Un punto a cui tengo molto è la salute mentale: la pandemia, l’ho sperimentato sulla mia pelle, ha fatto molti danni sulla nostra psiche. Mi chiedo: ‘Ma lo psicologo nelle scuole? Che fine ha fatto? Perché ci si interessa così poco del nostro benessere?’ [noi ne abbiamo parlato a lungo QUI]”.

Quali sono gli ostacoli maggiori alla vostra azione?

“Non riusciamo a trovare un luogo dove riunirci. Ci vediamo in un parco, con qualunque condizione metereologica. Viene vista come una stranezza il fatto che ci impegniamo politicamente. A questa età non solo possiamo, ma dobbiamo iniziare a formarci un ideale politico: io tra un anno voto. Se non ci penso io, ora, chi ci deve pensare? Invece noi, come Rete, non possiamo – banalmente – nemmeno entrare nelle classi per avvertire di una riunione. Il clima nella nostra regione virata a destra può essere pesante. Vorrei che ci fosse più attivismo studentesco a scuola. In molto scuole non è nemmeno rispettato il diritto a una assemblea d’istituto al mese. Poi vorrei una scuola aperta, aperta tutto il giorno, tutti i giorni. Un luogo di aggregazione per peer tutoring, una sede per associazioni studentesche. Vorrei una scuola inclusiva, dove si sentano capite anche le persone non-binary. Vorrei una scuola libera”.

Manifestazione contro il Pcto

La politica farà parte della tua vita anche dopo l’esperienza scolastica?

“Assolutamente sì. Mi piacerebbe studiare Storia o Scienze politiche: resterò a far parte della Rete. La politica è la cosa che mi appassiona di più, di cui mi interesso, che mi piace. È ciò che porta avanti la nostra società. Il mio futuro, il nostro futuro, è nelle mani della politica. Io sono fortunata perché vengo da una famiglia interessata a questi temi, anche se la nostra società si è allontanata dalla dimensione politica. L’astensionismo così alto alle ultime elezioni politiche dimostra che le persone sono così deluse… Ma se non si vota, dove arriveremo? O dove ritorneremo… La politica è in ogni ambito delle relazioni umane. E nutre così anche la mia vita privata. Con i miei amici e i miei genitori, che sono molto contenti del mio impegno (anche se non sono sempre d’accordo con me)”.

Su cosa non hanno concordato?

“Per esempio, non mi hanno fatto andare alla manifestazione sulla maturità. Loro sostenevano che gli scritti ci sono sempre stati… Il problema però è che noi abbiamo letteralmente perso due anni, in un grande buco nero. E, a due mesi dall’esame, il Ministero si sveglia e cambia le carte in tavola. Dobbiamo sempre accettare passivamente? Oppure si preoccupano delle mie assenze e delle loro conseguenze ma… io studio, mi preparo, io faccio i compiti. Adempio al mio dovere. Ma ho il diritto di avere i miei ideali e di professarli. E nessuno me lo impedirà”.

Lo sciopero per la scorsa maturità

Come vorresti concludere?

Vorrei chiedere un supporto. L’aiuto delle figure di riferimento per noi giovani, come i docenti. Stimolateci a fare. Stimolate i giovani a intervenire nello spazio pubblico. Altrimenti non fate che aumentare il disinteresse. C’è bisogno di politica. Ce n’è bisogno a scuola. Dico basta a un’educazione civica semplice taglia e cuci di parti di programma già presenti nelle varie materie. Confrontiamoci, ragioniamo. Io ringrazio un mio docente che è venuto a Pride ad ascoltare il mio discorso. Dobbiamo batterci e ora te lo direi urlando [ma siamo in pubblico e si trattiene]. L’autorità non ha sempre ragione a prescindere!

Bassi salari, alto stress da burocrazia e nei rapporti con colleghi e superiori... però fin da piccolo il mio sogno era insegnare. Ora ci provo, malgrado la politica faccia di tutto per rendermelo impossibile. Intanto scrivo d'attualità e cultura e mi occupo di social.

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