I festival culturali in Italia: una riflessione

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“Mi accorgo della primavera fiorita che sta arrivando;/ versate il più velocemente possibile nel cratere il vino/ e il miele”

Alceo

I primi appuntamenti con i libri e la cultura che tutti noi ricordiamo sono stati il Salone del Libro di Torino, il Festival della Filosofia di Modena, il mitico Festival della Letteratura di Mantova, poi Più libri più liberi-la Fiera Nazionale della Piccola Media Editoria di Roma.
Più avanti, andando a memoria, ricordo il Festival della Mente di Sarzana e Pordenonelegge.
Spesso sui vari magazine c’è una ricognizione sui Festival e sulle Fiere più importanti in Italia. Si tratta di elenchi mai definitivi e mai completi.
Merito del fatto che, soprattutto negli ultimi anni, c’è stata un’esplosione di queste rassegne, talora non solo esclusivamente letterarie, ma anche contaminate da musica, economia, politica, talvolta invece dedicate integralmente ad ambiti disciplinari non strettamente letterari.

Ovviamente è difficile separare i vari comparti della conoscenza, tanto più che i contesti dei festival rappresentano anche l’occasione per proporre dei libri sulle diverse tematiche affrontate e allora la letteratura in senso ampio rientra a pieno titolo quale categoria trasversale e omnicomprensiva (letteratura deriva dal latino littera, lettera dell’alfabeto).
Paradossalmente, proprio gli ultimi due anni che hanno visto una serie di restrizioni dovute alla pandemia, hanno visto un grande incremento di simili manifestazioni.
Il bello è stato che i piccoli borghi non si sono rassegnati all’idea di non poter ospitare incontri culturali solo perché talora dislocati in luoghi impervi o isolati: hanno imitato le città e hanno fatto nascere dei festival piccoli ma belli.

Anche quando non si tratta di eventi strutturati, è stato possibile dar vita a piccoli meeting di presentazioni librarie, talora organizzata da enti locali, talora da privati cittadini, talora in sinergia tra varie componenti. Ad esempio, nella mia piccola Colli del Tronto, già dallo scorso anno, ha luogo il progetto Autori a Colli a cura del Comune e della Pro Loco.
Trovo tutto ciò straordinario e, forse, siamo a un momento di svolta epocale.

Ricordo perfettamente che, negli anni dell’austerità economica, quando si provava a chiedere agli enti pubblici di poter organizzare qualche serata culturale, la risposta era sempre la stessa: “Non abbiamo soldi”. Era il tempo dell’espressione “con la cultura non si mangia”.

La pandemia, paradossalmente, ha provocato nelle persone, costrette a casa per mesi, un grande desiderio di uscire; non era importante andare lontano, ma prendere aria, anche nei dintorni della loro abitazione.
Al contempo, sempre durante la prima estate del Covid, è stato suggerito di andare in vacanza nei borghi spopolati, sicuri perché senza assembramenti e belli perché ricchi di storia, di attrattive naturali e gastronomiche.
Si tratta di occasioni che devono diventare strutturali, per ripensare i modi del vivere, dell’abitare, del lavorare. E su questo spero che la politica e i cittadini possano fare passi avanti.

Di per sé il recupero delle tradizioni locali è cosa buona e giusta; come sempre vanno banditi gli eccessi e non si deve scadere mai nel rigido campanilismo. Ogni luogo ne richiama un altro; del resto sempre più si sta imponendo il paradigma del Festival diffuso. E ovviamente questa opportunità evoca la necessità della raggiungibilità dei luoghi stessi.
Non è mio compito dettare come questi problemi pratici possano risolversi.
Io vorrei segnalare alcune piccole cose.

Innanzitutto che in questi mesi mi sono fatta proprio una cultura di festival letterari ascoltando una bellissima trasmissione che si chiama “Il posto delle parole”, condotta dal bravissimo Livio Partiti che intervista al telefono gli autori delle novità editoriali e successivamente li rende disponibile sia sul sito (https://ilpostodelleparole.it/ ) che sulle varie piattaforme di podcast, come Spreaker. Tutto gratuitamente. La peculiarità delle predette conversazioni è l’interesse soprattutto per i festival, da quelli più grandi a quelli più piccoli.

Ho molto apprezzato ad esempio l’attenzione per “Passaggi Festival”, un progetto marchigiano, di Fano, per la precisione, dedicato alla saggistica e collocato nel mese di giugno.  In effetti si tratta di una manifestazione che nel corso degli anni ha saputo ritagliarsi un proprio spazio di autorevolezza e credibilità.

In tempi non sospetti, in luoghi a me più vicini, ovvero ad Amandola, nasceva il Filofest- Festival di filosofia, fissato per fine agosto.

Sempre lo scorso anno a Venarotta, grazioso borgo ubicato sopra ad Ascoli Piceno, Bruno Costantini ha dato vita alla fine di giugno alla prima edizione del Festival del Libro di Venarotta; l’iniziativa si è ripetuta anche quest’anno e con una notevole crescita rispetto alla precedente edizione.

Vorrei chiudere con un festival originale, nato sempre lo scorso anno e negli scorsi mesi si è svolta la seconda stagione. Sto parlando del “Controvento-Festival dell’Aria”. La dicitura mi pare del tutto originale proprio per il ragionamento iniziale circa la libertà che il virus ci ha tolto, sia in riferimento alle nostre libertà individuali, sia in riferimento alla letterale fame d’aria che colpiva gli ammalati.
Respirare è un’attività naturale, che ci rende vivi; il respiro è alla base dello yoga, del parlare, del cantare, della corsa. Il respiro è fatto di aria, in cui siamo immersi: “Come la nostra anima, essendo aria, ci sostiene, così ugualmente il soffio e l’anima abbracciano il cosmo per intero” (Anassimene).
Respirare lo possiamo sentire stesi nel nostro silenzio.
Spesso diciamo: “Ho bisogno di respirare”.

Aristotele nel De anima e in opere di biologia parla del respiro, così come non mancano riflessioni in merito nella sezione XI dei Problemata pseudo-aristotelici dedicati alla voce: ὅσα περὶ φωνῆς.
Si è trattato di un insieme di eventi tra Colle San Marco, San Giacomo e Ascoli Piceno, con al centro il contatto con la natura, tra camminate, gite in mongolfiera, concorso degli aquiloni. Non sono mancati incontri con gli autori e appuntamenti con l’arte nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno. Aria per respirare, per volare, per elevarsi in senso spirituale attraverso un sano otium. Per maggiori informazioni vi rimando qui:

Affinché il nostro Bel Paese possa tornare a volare alto nella cultura e con la cultura, servono assolutamente queste iniziative tese a mettere in evidenza le funzioni vitali dell’uomo, non solo nell’accezione sensitiva, ma anche in quella intellettiva e culturale.
Risulta curioso l’uso del termine “festival” e non semplicemente di “festa”.
La festa, infatti, può avere un’accezione privata, invece festival rimanda alla dimensione pubblica, collettiva, sociale che non vanno trascurate.

Se ne trova un riscontro nel fatto che la letteratura anglosassone usi Festival quando traduce quelle che erano le feste del mondo greco: queste ultime venivano indicate con un un termine plurale: esempio le Dionisie erano τὰ Διονύσια, le feste dedicate a Dioniso, il dio della Natura.
Il plurale sottolinea la durate prolungata nel tempo e quindi festival esprime bene il valore collettivo anche in tale accezione.

Non dimentichiamoci mai che le feste avevano un valore occasionale, legato ad un particolare momento dell’anno: ad esempio tra le Dionisie risaltavano le Grandi Dionisie, tenute nel mese di marzo-aprile, nel momento del risveglio della Natura stessa.
L’aspetto occasionale delle feste non ne sminuiva il valore: ogni anno si ripetevano ciclicamente come dei riti.

L’augurio è che in questo nostro Paese tanto bello quanto strano, si diffonda una sistematica cultura per una propensione sempre più diffusa, costante e strutturata verso tutte quelle occasioni di Rinascita autentica, verace, profonda.
Investire in occasioni come queste è una pratica che va in questa direzione.

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