Foto di Andrea Vagnoni
“Ma quella bottiglia cos’è?” chiede il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, mentre sorseggia un caffè al bancone dello storico Caffè Meletti ad Ascoli Piceno. In un calmo martedì sera piovoso, gli avventori lo guardano incuriositi, qualcuno si avvicina, tutti sorridono. Intanto la bottiglia dell’anisetta, il noto liquore all’anice, gli viene prontamente mostrata: “Assaggia presidente?” “No, ora c’è da parlare in piazza, dopo torno!“. Il piccolo corteo si avvicina al chiostro maggiore della chiesa di San Francesco, dove è stato montato un palchetto, e passa per i portici di piazza del Popolo, il salotto cittadino: “Ma è magnifico, che palazzo è?” chiede guardando Palazzo dei Capitani del Popolo. Le persone lo osservano stralunate, quasi non credessero ai loro occhi poi iniziano ad applaudire, qualcuno si avvicina per un selfie. Arrivato al luogo dell’appuntamento, scatta l’applauso. Tanta gente, nonostante la pioggia e nonostante l’ora di ritardo.



Preso il microfono, ringrazia e dice: “Di solito i politici vengono qua, stanno, fanno i comizi e se ne vanno. Parlano e non ascoltano. Allora, vi chiedo se avete domande, se volete dei chiarimenti. Vi invito a fare insieme qualche considerazione: io ci sono“. E protende il microfono. Dopo qualche attimo di smarrimento, uomini, donne, ragazzi sfileranno per chiedere di infrastrutture, giustizia, sanità, l’astensionismo, Gaza e… sulla scelta di presentarsi in coalizione con Matteo Ricci.
Infrastrutture – “Ci si lascia suggestionare da grandi opere infrastrutturali“, esordisce. E poi rievoca l’esempio della linea Tav Torino-Lione, che non fu fermata dal suo primo governo solo a causa delle penali… “Io non la farei mai, quel traffico merci non è tale da giustificare quell’opera faraonica. Ora però i francesi pure dall’altro lato ci stanno ripensando“. E analogamente per il Ponte sullo Stretto di Messina. “Non a caso è un progetto rilanciato da quei presidenti del Consiglio che hanno una dimensione dell’ego più voluminosa: il ponte più lungo del mondo” e così il nome passa alla storia. Ma come puoi drenare tutti quei fondi da un Sud disagiato, che ne ha bisogno come il pane – si chiede. “Io sono venuto da Roma e so cosa significa arrivare nelle Marche.. Ma in Sicilia o in Calabria non è meglio“. Prima occorrono strade e ferrovie, poi semmai – se avanza qualcosa – ci poniamo di passare da mezz’ora a 5 minuti per attraversare lo Stretto, ma non se da Napoli ci si mettono dieci ore. “Ci vuole logica” ripete più volte. “Le infrastrutture sono una priorità e bisogna lavorarci“, conclude. Intanto il microfono passa di mano.


Giustizia – “Il principio di legalità e l’etica pubblica sono battaglie storiche del Movimento 5 Stelle” dice, rievocando poi lo “scontro furioso“, fatto di “tante telefonate” durante il governo Draghi per la riforma Cartabia. Ricorda che si fosse ancora in emergenza Covid e il presidente Mattarella ritenne di non portarci al voto e, quindi, si acconsentì a entrare in quel governo per provare a “salvare le nostre riforme“. E “c’è un problema non minore con questo governo sulla giustizia“. L’introduzione di nuovi reati, gli inasprimenti di pena… dai rave party al Decreto sicurezza: “oggi se ti sdrai a terra per protestare contro il Ponte commetti un reato!”, così come chi fa resistenza passiva nelle carceri per avere migliori condizioni di detenzione… ha aumentata la sua pena. “Misure contro il dissenso politico, contro la resistenza passiva, di questo abbiamo bisogno? Nelle carceri ci stanno i poveracci, mai un colletto bianco. Possibile? La classe politica invece di gridare alla giustizia politica, contestando la magistratura che fa il suo dovere ma dare il buon esempio. Io, per l’emergenza Covid, sono stato denunciato e indagato perché chiudevo troppo o troppo poco, ma mai mi sono difeso dalla magistratura. Ho passato le notti a scrivere le mie memorie difensive. Ora con la riforma della separazione delle carriere vogliono mettere in pericolo l’autonomia e l’indipendenza della magistratura: dobbiamo batterci. La legge è uguale per tutti, anche i potenti“.



La sanità (e le armi e il lavoro) – Chiedono a gran voce un gruppo di signore tra le prime file. “Lo so, è il bisogno più urgente che avvertite e lo sento da stamattina“. E riguarda un po’ tutta l’Italia, con poche eccezioni: liste d’attesa interminabili, pronto soccorsi intasati… “Non abbiamo imparato nulla dall’emergenza Covid!“. Si definanzia la sanità per finanziare le armi. “Sarà il caso di fare un piano di 800 miliardi sulla sanità più che sulle armi?“. In Germania hanno già inaugurato la più grande fabbrica del mondo di munizioni. Dobbiamo piuttosto razionalizzare la spesa militare in Europa, con una difesa comune – chiede Conte. Accenna poi all’impegno, preso all’ultimo vertice Nato, di spendere il 5% del Pil nella difesa: “O lo fai davvero e scassi i conti pubblici oppure non rispetti gli impegni e finisci a fare la solita Italietta che non mantiene la parola…“.
“Molti sanitari sono morti, lo dico a chi ha tendenze antiscientifiche” e complottiste… Ci vuole una forte medicina territoriale e ci vuole il personale adeguato a far funzionare il sistema: “ci sono ancora i medici di base qui da voi?” No, e così “si va sempre in ospedale, che ci costa molto di più. Noi abbiamo portato 209 miliardi del PNRR e le Marche? Ne hanno spesi il 20% e ormai il 2026 è dietro l’angolo” purtroppo.
Malpagato è il personale sanitario, “così come i nostri insegnanti. Ma loro non sono nemmeno disposti ad approvare il salario minimo, non riescono nemmeno a tassare gli extraprofitti delle banche!“. I giovani se ne vanno “e ci penso rispetto a mio figlio che ora inizia l’università“, se ne andrà anche lui in Paesi a noi vicini dove si viene pagati tre volte di più? (quando però è l’Italia a spendere per formare ognuno di loro 100mila euro).
“Chi ci vive in un borgo delle aree interne oggi? Un insegnante come paga l’affitto, bollette, cosa gli rimane per mangiare?” In un mondo in cui ci sarebbe così bisogno di insegnanti ben formati e pagati, per aiutare i giovani a orientarsi in un mondo sempre più complesso e insidioso (in particolare pensando al tema dell’intelligenza artificiale).



Alleanze sì o no? – Non poteva mancare un po’ di polemica sulla decisione. “Ci sono state grandi discussioni nel Movimento. Andare soli? Non abbiamo escluso niente. Ma è il territorio che decide. Ci sono state 10/15 riunioni e non c’è un partito che fa così per decidere“. Determinante è stato “il confronto programmatico“, con l’accoglimento di punti fondamentali cari al M5S. Dopo l’avviso di garanzia al candidato presidente Matteo Ricci, c’è stata un’accurata valutazione “ma non c’era nessun elemento di sua compartecipazione in quell’ipotesi accusatoria“. Fare politica vuol dire assumersi le proprie responsabilità a un certo punto, che certo “se te ne stai a casa duro e puro“… Ma “comunque l’andare in coalizione non è mai definitivo“, si guardi al caso Puglia, dove dopo le inchieste sono usciti dalla Giunta, lasciando le poltrone e sono passati all’opposizione.



Astensione – “Domanda difficile“, commenta Conte. Il Movimento 5 Stelle è stato il motivo per cui tanti sono tornati a votare (o hanno continuato a farlo). “Ma il governo Draghi è stato trauma fortissimo per una comunità come la nostra. Siamo stati schiacciati in un governo di larghe intese. Un governo che smontava le cose che avevamo fatto. Draghi d’altronde era espressione di tutt’altro mondo rispetto alle nostre battaglie“. E questo ha portato una certa sfiducia fra molti elettori, ora bisogna “far capire che bisogna discernere. Possiamo dire che abbiamo commesso degli errori, ma chi dice che sono tutti uguali non fa che omaggiare i poteri forti“. Se si restringe la platea di votanti, soprattutto nelle amministrative, “cosa vale di più? I pacchetti di voto organizzati, i sistemi clientelari“. E poi ci sono le promesse dell’ultim’ora, “la Zes? Stanzia i soldi!“; negli scorsi anni non erano al governo? si chiede retoricamente. “Dobbiamo essere cittadini liberi, consapevoli, i diritti sono garantiti a tutti dalla Costituzione, non possono essere favori concessi sul piano personale“.
Palestina – “Qui non è più in gioco la politica o il diritto, c’è in gioco l’umanità. Abbiamo denunciato da subito quella che inizialmente era una reazione sproporzionata, dopo un po’ sistematico sterminio e adesso ormai da mesi e mesi genocidio“. E lo stiamo denunciando in tutti i modi, rivendica l’ex presidente del Consiglio. Ora si chiede l’embargo da e per Israele, misure sanzionatorie a singoli, il riconoscimento della Palestina, di sospendere il memorandum di cooperazione militare Italia-Israele e, in Ue, la sospensione dell’accordo di associazione che esiste. Sull’attacco via drone alla Global Sumud Flotilla chiede che “siano chiarite le circostanze; c’è anche il nostro parlamentare Marco Croatti a bordo“. E, conclude, “noi abbiamo dato un aiuto materiale, coi tagli ai nostri stipendi, che la nostra comunità ha deciso di destinare in questo modo: un milione di euro“.
Dopo i continui mormorii di approvazione e gli applausi, è il momento del bagno di folla: selfie e strette di mano, parole sussurrate, un bagno di affetto.


