Quando lo spettacolo dà una mano al volontariato, se gli enti sono indifferenti

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Ludovica Teodori

Non mettevo piede sull’Annunziata non so da quanti anni. Non che ne sia stato mai un frequentatore ma, in gioventù (e di tempo ne è passato così tanto da non averne più fresca memoria) era il rifugio delle nostre “salate” a scuola. Lassù i genitori non arrivavano, perché la salita era dura, gli scalini tanti, e la fatica troppa per giungere in cima. Quello spazio poetico, fatto di notti estive completamente svagati, urlando canzoni a squarciagola, è stato una specie di frontiera, tra la fanciullezza e l’adolescenza e, ancora di più tra l’adolescenza e i primi amorazzi.

Non c’era nulla, oltre la natura. Neppure il chiostro interno, maggiore o minore che sia, era praticabile e la chiesa era chiusa, già spogliata dell’Annunciazione di Carlo Crivelli. oggi alla National Gallery di Londra, del Beato Giacomo della Marca, oggi al Louvre di Parigi e del polittico La Vergine e i Santi, di cui non si conosce la fine. Ancora la città non era avvezza a mostrare le sue bellezze e né gli amministratori comunali ne sentivano il bisogno, lontani dal capire l’importanza del turismo culturale. Non che oggi siano migliori, ma, seppure a balzelloni come la scimmia
impazzita, stanno cedendo alla pressione di quanti la città la amano veramente.

La scusa per tornarci me l’ha fornita l’altra sera un’iniziativa dello Iom, un’associazione fatta per nove decimi di sole donne, guidate da una dinamica Ludovica Teodori, che hanno trasformato il volontariato in una vera e propria missione. E già solo per questo meriterebbero un encomio. Ma loro sono donne caparbie, fors’anche tignose, e portano avanti il lavoro senza aiuti, ma ingegnandosi con i più disparati modi per autofinanziarsi.

Prendendo spunto dal “Race for the cure” (letteralmente: corsa per la cura), la maratona che da oltre vent’anni si corre in tutta Italia per sensibilizzare e informare sulla importanza della prevenzione, il 29 luglio, hanno presentato un evento gradevole e interessante. Non c’era biglietto, ma solo offerte e chi c’era non si è tirato indietro. Il titolo recitava “La prevenzione in una notte di poesia, musica e danza”. Complice una serata calda e la ricerca di un posto fresco, ma lo spazio davanti alla chiesa, trasformato in palcoscenico, era pieno.

Semplice lo spettacolo ma scorrevole, nomi sconosciuti e nessuna grancassa. Ma sono in queste occasioni che si ha la fortuna di scoprire talenti. Bisognerebbe frequentarli questi appuntamenti ma, scarpinare per contrade richiede fatica ed anche passione e cultura, che i nostri politici non hanno. Questa volta mi sono imbattuto in due eccellenti musicisti, Luigi Sabbatini (chitarra classica) ed Enrico Mazzuca (violino) in performance di tutto rispetto, con brani di Asor Piazzola e un pregevole pezzo di Nicolò Paganini da far accapponare la pelle. E che dire di Giorgia Cordone? Voce calda e pastosa che ricorda la Giorgia (quella famosa) dei tempi migliori.

Carmelita Galié

Brave le ragazze del balletto di Flavia Tosti, capaci di districarsi senza sbavature in uno spazio decisamente non idoneo. Come dimenticare poi Carmelita Galié? La mascherina d’oro del carnevale ascolano ha confermato la sua verve artistica leggendo, con appropriata intonazione, tre poesie di Gabriele Mazzuca tratte dal libro “Lu maistre de Capedepià”. Un bravo va a Gisella Ercoli che ha costruito lo spettacolo e si è inventata presentatrice. Non sarà perfetta, ma ci ha messo calore e spontaneità, commozione compresa, il che l’ha fatta genuina, come non sono i girovaghi di professione.

Credo che, oltre a ricordarci l’importanza della prevenzione del cancro al seno, il tumore oggi più diffuso nella popolazione femminile, ma anche la patologia con il più alto tasso d’incidenza relativo alla sopravvivenza, le donne dello Iom hanno dato una lezione a coloro che hanno dato le chiavi di casa nostra a persone la cui presenza ha stancato anche i muri, insegnando che si possono fare lavori di qualità anche con artisti locali.

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