Dice la nostra Costituzione (1° paragrafo art.9) che “la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica….”, basterebbe questo per dire quanto è importante la cultura per un paese. Se però nella realtà la cultura è bistrattata e la ricerca … mbè, quella i nostri laureati la fanno all’estero, dovremmo chiederci quanto sia sentita o quanto solo di facciata quella enunciazione.
Di certo il vento è cambiato e non è più il tempo del popolo ignorante si governa meglio. Ma se, ogni volta che c’è qualcosa da tagliare, la cultura è la prima a farne le spese, qualche dubbio sovviene. Se poi manca anche un piano culturale, né di lungo, né di medio periodo, il dubbio diventa un’accozzaglia di iniziative slegate fra loro, tanto per vivere un anno di ubriacatura.
Dicono che Ascoli abbia arruolato i migliori esperti sulla piazza, coinvolte le menti più importanti della città, e questo dovrebbe metterci tranquilli, anche se ci sarebbe da chiedersi quando i locali, quelli che con entusiasmo hanno scelto di svolgere le loro attività, legate a cultura e marketing, restando in città, avranno il loro spazio e la loro visibilità?
Se lo scopo della cultura è la creazione di un cittadino attivo, critico e consapevole, dovremmo radicarla nel tempo avvicinando le persone ai prodotti della letteratura, delle arti, del cinema, della tradizione, lavorando sui nostri giovani portandoli nei musei, nei luoghi più sconosciuti del territorio, aprire le loro menti, fare si che i loro discorsi non siano solo sulla partita di calcio, sul cantante fico o sul vestito più costoso.
Siamo pronti per tutto questo?
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