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E se invece di lamentarci avessimo parlato?

(I problemi delle estati ascolane in centro)

E’ innegabile che i giorni che stiamo vivendo siano caldi. Ma se per gli italiani è per il termometro che non scende sotto i 35°, per gli ascolani, oltre al termometro, c’è l’attesa che cresce man mano che ci si avvicina al 7 agosto. Un giorno come un altro, dirà qualcuno, ma per l’ascolano, o meglio il quintanaro, è il giorno della rivincita. Anche per il sestiere di Porta Maggiore, che da quarant’anni non riesce a vincere un palio. “L’importante è partecipare…” diceva De Coubertain, ma qualche volta è importante vincere. Così, tanto per dire che ci siamo anche noi.

Giorni caldi dunque e notti insonni per l’afa e per i rumori che, in estate, nel centro storico sono inevitabili. D’altro canto se ci si lamenta perché in questa città non si fa nulla per animarla, quando quel nulla sparisce e la città diventa un palcoscenico a cielo aperto, non possiamo lagnarci perché il rumore è insopportabile. Non lo so se sia mai successo ma credo sia poco interessante una serata con il silenziatore: musicisti che muovono i loro strumenti senza far uscire un suono, pubblico con il bavaglio sulla bocca e le mani legate dietro la schiena: da codice penale se non da manicomio.

Allora che fare? Qualche anno fa, quando ancora ero utile a questo città, durante uno spettacolo in piazza Arringo, un abitante di uno dei palazzi che danno sulla piazza, provò a farsi “giustizia”, perché anche lui era infastidito da quello che definiva baccano, e dalla finestra cominciò a lanciare pietre sul palco. Ricordo che l’artista era Enzo Avitabile, e stoicamente continuò a suonare il suo magico sassofono. Come finì? Il disturbatore scese in piazza con fare bellicoso. Parlammo e… si accomodò vicino a me in prima fila. Cominciò a scusarsi a metà serata poi, man mano che Avitabile andava avanti, passò a ringraziarmi, alla fine anche lui saltava con tutto il pubblico.

Ancora oggi, quando ci incontriamo, mi offre un caffè.

Non sono riuscito a trovare un lavoro serio, così ho fatto il giornalista

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