La prima volta al voto per la Generazione Z fra precarietà, social network e astensione

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Impreparati, disinteressati, ignoranti, maleducati e fannulloni. Capita spesso che i giovani siano definiti così, in Italia. Anche loro saranno chiamati alle urne il prossimo 25 settembre per le elezioni politiche. Secondo l’Istat, nel 2022, compiono diciotto anni 576.700 ragazze e ragazzi: l’1,1 per cento degli elettori italiani. Se le prime volte hanno il privilegio dell’unicità, per molti di loro è allora inaspettatamente vicino il primo voto. Con loro ci saranno i fratelli più grandi, che a marzo 2018 non erano ancora maggiorenni e oggi hanno tra i 19 e i 22 anni: i debuttanti saranno dunque potenzialmente poco meno di 3 milioni, il 5,7 per cento. Noi ne abbiamo scelti sei, tre ragazze e tre ragazzi delle nostre zone (e, casualmente, miei ex studenti e studentesse): dal mare alla montagna, dalla città al paesino, già universitari o ancora liceali.

Tutti e sei andranno a votare. “La partecipazione politica è fondamentale perché è un diritto e un dovere. Una democrazia si basa sulla partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica” ricorda Riccardo, ventenne di Monterubbiano, ora a Roma per l’Accademia Costume & Moda. Stefano, neo-diciottenne di Monte Urano che frequenta il liceo scientifico di Fermo, vuole “esercitare almeno quel poco potere che ho: sarebbe stupido secondo me dire sempre di voler sentire le istituzioni più vicine e poi non dire la propria quando siamo chiamati a farlo”. E, aggiunge poi, “sono galvanizzato per il fatto che mi fa percepire adulto, sentendo quella fettina minuscola di responsabilità sul futuro del mio Stato sulle spalle”. Concorda la compagna di scuola fermana Chiara Pia: “Andrò anche solo per l’entusiasmo di poterlo fare” pur concludendo amaramente “ma credo proprio che annullerò la scheda”.

Chiara Pia

Tutti e sei hanno la certezza di chi non voteranno ma non di chi voteranno. “Contro questa destra occorre fare blocco, ho davvero paura di quello che potrebbe succedere. Se posso fare la differenza, proverò a farla: mi sento obbligata dalla mia coscienza a evitare quello che ormai sembra inevitabile”. Così Evy, studentessa di Medicina ad Ancona, originaria di Fermo. Per Denis, ventunenne di Martinsicuro che studia a Roma per diventare doppiatore, “bisogna essere molto laici: io spulcio meticolosamente i programmi, cerco di analizzare le idee che ci sono alla base, provo a ricostruire le storie politiche di chi le propone. Una cosa la so, con questa destra mai. Per il resto mi ritengo un moderato di sinistra, non mi piacciono le ali estreme”. Chiude Riccardo: “A queste elezioni di certo hai chiaro che cosa non voterai, perché esiste un campo che per me propone valori inaccettabili”. Anche se per Chiara Pia, “l’unica scelta è non scegliere, se il panorama politico è questo”.

Stefano

Tutti concordi sui valori da difendere: ambiente, diritti civili e sociali. “I miei valori sono molto chiari: la necessità immediata della transizione ecologica, la forte riduzione delle disuguaglianze e l’esigenza di una reale inclusione sociale, con riferimento al reddito di cittadinanza e al salario minimo, in generale l’allargamento dei diritti sociali e civili (penso al Ddl Zan ad esempio). Il problema è che la sinistra, che dovrebbe difenderli questi valori, si è spostata al centro mentre la destra ha spostato il proprio asse ancora più a destra” esordisce Riccardo. “La sinistra  – aggiunge Stefano – mi sembra sempre più confusa e conservatrice e con la sua frammentarietà favorisce l’ascesa di una destra preoccupante”. Isabella, ascolana diciannovenne pronta a studiare Psicologia all’università, invita “a restare ai problemi concreti delle persone. Destra e sinistra sono due etichette del Novecento e non so cosa possano rappresentare oggi. Peraltro, sono ideologie troppo radicali quelle del secolo scorso, torniamo con i piedi per terra e con cose davvero realizzabili”.

Evy

L’informazione politica avviene per loro perlopiù online. “I Tg sono il mio strumento principale, con i miei genitori ai pasti non manchiamo mai di ascoltare e commentare i fatti della giornata. Li trovo uno strumento meno orientato di altri, come le informazioni sui social – che pure ricevo – e i giornali” afferma Chiara Pia. “Io mi sento un po’ in colpa: dovrei informarmi di più, lo faccio solo via social e tv; quest’ultimo un mezzo che abbastanza inquinato e che dà informazioni di basso livello” dice, invece, Stefano. “Mi informo attraverso giornali, interviste, canali social di esponenti di un po’ tutti gli schieramenti: l’obiettivo è avere un quadro quanto più possibile completo. Voglio formarmi un’opinioni consapevole, mentre gli altri noto che si accontentano di ascoltare chi sanno già avere la loro stessa posizione” argomenta Evy. Per Riccardo, “la nostra generazione, contrariamente a quanto si dice, è ben più avvertita nell’uso della Rete e dei social delle precedenti. Noi ci siamo nati e ci bombardano dalle elementari con la questione delle fonti da cui traiamo le informazioni. Siamo sicuri che la maggior parte dei più maturi siano così accorti? Un pericolo che noto per l’uso dei social è il bubble filter: veniamo in contatto solo con quello con cui vogliamo venire in contatto, grazie agli algoritmi che sanno i nostri gusti e le nostre opinioni. Ma così ci costruiamo ognuno delle realtà che non rappresentano La realtà. Ammetto anche che i social portano a una certa superficialità: leggo il titolo di un post, guardo qualche infografica e scrollo; stessa cosa su TikTok: ascolto e quando mi invitano ad approfondire sui siti, generalmente non vado”.

Denis

I giovani discutono di politica fra loro? “Nel mio gruppo di amici siamo per metà lavoratori e per metà studenti universitari (o quasi tali). Capita che dibattiamo delle rispettive esigenze, dello sfruttamento dei giovani lavoratori (dagli orari e turni che cambiano di continuo senza permetterti la minima programmazione, al lavoro nero, alla precarietà), della difficoltà di autorealizzarsi, dei mancati finanziamenti alle università e agli studenti bisognosi di borse di studio ecc. Noi ragazze siamo più sensibili alle tematiche dei diritti civili, mentre i ragazzi sono più ancora all’immaginario del maschio cis bianco…” racconta Isabella. Concordi Denis e Chiara Pia: “Se capita di parlarne, ma non così tanto e solo alcuni amici”. Per Evy, invece, “ultimamente ne parliamo davvero molto. Ma lo facciamo sempre. Chiaramente spesso sull’onda di qualche evento particolare. Mentre, noto che quando provo a parlarne con i più adulti, la mia opinione viene sminuita e totalmente svalorizzata. E questo mi abbatte parecchio”. Rafforza l’idea Riccardo, ”anche se forse quello che sto per dire è influenzato dalla mia bolla di attivismo sociale… Noi dibattiamo spesso e siamo solitamente concordi nelle posizioni. Ciò che mi lascia perplesso però è l’atteggiamento della scuola, non credi?”. A Chiara, originaria di Alba Adriatica e studentessa di Relazioni internazionali a Londra, il suo trasferimento ha fatto capire alcune cose: “Qua in Italia non avevo mai avuto, e non ho, la possibilità di fare discorsi ‘seri’ con i miei coetanei. A Londra, invece, ho fatto finalmente incontri che mi hanno permesso di dire: si può essere giovani e impegnati; si può essere giovani e avere qualcosa da dire di realmente interessante e importante”.

Chiara

Qual è il ruolo della scuola nella formazione di una coscienza politica? Ti racconto – continua Riccardo – una situazione che mi ha visto protagonista. C’era appena stato l’omicidio di George Floyd e in inglese, in italiano, in storia o filosofia… nessuno ne parlava. Come se vivessimo separati dal mondo. Io, così, invece di completare una verifica di latino scrissi un tema sull’importanza della discussione scolastica di temi come questi. Un folle eroismo, che ovviamente non produsse conseguenze. Perché non si parla a scuola?”. Sento un disinteresse totale, sia in famiglia che a scuola – afferma Isabella. Non ci trasmettono nulla, non se ne parla minimamente. Un tabù, quasi. Se penso alla maggior parte dell’inutili attività di cui hanno riempito la scuola, mentre ci lasciano preda o dell’indifferenza o dell’indottrinamento… Io credo molto nel dibattito guidato fra pari fra pari, che diventa un invito anche per i meno interessati. In definitiva, la scuola non ti prepara a uscire nella vita reale”. Sulla stessa linea Chiara Pia, “tu sei l’unico che a scuola abbandona il programma per inserire il reale all’interno delle classi. E che vuole sentire la nostra”. E Denis: “Non esistono purtroppo docenti come te che ci fanno il pippone su cosa sono destra e sinistra dalla nascita fino a oggi. Se non ci fossi tu mi starei ancora chiedendo le differenze. I ragazzi vengono abbandonati a loro stessi”.

Isabella

Cosa rappresenta per voi la politica? Il fatto, evidenzia Chiara Pia, è che “non mi sento rappresentata da nessuno. Non che io sia una grande esperta, però vedo tutte queste discussioni così slegate dalla realtà, tutti quegli scontri sterili fra politici che non producono mai dei risultati concreti nella vita delle persone. Ci vorrebbe un cambiamento radicale, totale”. E rincara Isabella, “io sono stufa di politici che cambiano continuamente partito, che fondano nuovi partiti, che presentano nuovi programmi, che danno vita a un numero incredibile di nuovi governi ma… non cambia mai nulla. Le promesse restano tali. C’è bisogno di concretezza, di interesse collettivo, di persone nuove e oneste, di giovani”. “Io sento la frustrazione per il dilemma del voto utile. Scegliere i soliti noti o provare con i piccoli che non potranno far nulla? Perché siamo costretti a questo? Bisogna rivoltare tutto, bisogna cambiare questo paese per vecchi”, afferma Riccardo. Evy concorda: “L’Italia è conservazione, chiusura: un paese guidato e costruito per le generazioni mature. Io vorrei uno Stato che non costringa le sue forze migliori a partire in cerca di un futuro migliore”. E, conclude Stefano: “Basta con questa campagna elettorale continua, che guarda alle successive elezioni e non al bene comune”. E Denis aggiunge: “Il fatto che ci interessiamo meno di politica è legato a un diverso modo di intendere forse la giovinezza, con meno responsabilità, ma è anche vero che quando proviamo a dire la nostra.. veniamo respinti, derisi, insultati o bene che vada restiamo inascoltati”.

Riccardo

E fare politica attiva? Io voglio discutere, informarmi, informare ma non vedo perché dovrei impegnarmi” risponde Denis. “Io non escludo di farla – replica Evy – perché ne va del futuro di tutti noi, ma ci dovrebbe essere un partito che mi convinca a farla: ora non lo vedo”. “Non so, non credo sia il mio campo – dichiara Riccardo. Trovo che ci siano altri più adatti di me, che resto comunque un attivista su tante questioni”.  “Se si trattasse di iscriversi sì, ma di candidarsi no” conclude Chiara Pia. “Ora come ora mi sento impreparata, ma in futuro, se mi sentissi davvero convinta, chissà! Di certo c’è la sfiducia che accomuna molti: da Ascoli Piceno a 19 anni potrò mai cambiare qualcosa? Magari all’interno delle nostre vite sì, ma più in generale? Vorrei tanto politici onesti, competenti, giovani, appassionati. Persone come te, Gio. Ma, quindi, perché non ti candidi tu?”.

Leggi un nostro approfondimento sulla politica e i giovani QUI.

Bassi salari, alto stress da burocrazia e nei rapporti con colleghi e superiori... però fin da piccolo il mio sogno era insegnare. Ora ci provo, malgrado la politica faccia di tutto per rendermelo impossibile. Intanto scrivo d'attualità e cultura e mi occupo di social.

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