Tanzania. Quando da Occidente la pensiamo, si arriva quasi sempre alle cartoline: le nevi del Kilimangiaro, i safari nel Serengeti, le spiagge bianche e i resort di Zanzibar. Ma c’è un’altra Tanzania, molto più complessa e pulsante, lontana dagli itinerari turistici. È quella di Dar es Salaam – affettuosamente chiamata “Bongo” dai suoi abitanti – la megalopoli sull’Oceano Indiano in cui la millenaria cultura Swahili si scontra e si fonde con le ambizioni di una delle popolazioni più giovani del pianeta. Qui, tra il traffico caotico, la spinta economica e il ritmo incalzante della musica Bongo Flava, un’intera generazione sta cercando di ritagliarsi il proprio spazio, lottando per l’indipendenza e cercando un equilibrio tra tradizione e modernità. Per capire questo mondo in transizione, abbiamo parlato con una ventiduenne che studia Contabilità, Madrin, la cui voce diventa lo specchio di una gioventù concreta, orgogliosa e invisibile ai radar stereotipati della narrazione occidentale.
Partiamo dall’inizio, dal tuo impatto con il mondo universitario. Com’è andato il primissimo giorno?
«È un ricordo che mi fa ancora morire dal ridere! Il mio primo giorno di università sono entrata nell’aula sbagliata e mi sono seduta lì, super fiduciosa e con l’aria di chi sa il fatto suo, per quasi venti minuti. Continuavo a chiedermi perché tutti mi guardassero in modo così strano, finché il professore non si è avvicinato per chiedermi a quale corso fossi iscritta. In quel momento ho realizzato di aver sbagliato completamente classe! Sul momento avrei voluto sprofondare per l’imbarazzo, ma oggi è diventato uno di quegli aneddoti divertenti che racconto sempre.»
E oggi, invece, com’è la tua quotidianità in una metropoli caotica e in rapida crescita come Dar es Salaam?
«Le mie giornate iniziano presto, prestissimo. Mi preparo per l’università, seguo le lezioni e spesso devo fare i conti con i lunghissimi tempi di spostamento, perché Dar es Salaam è una città che non si ferma letteralmente mai. Il traffico e i mezzi pubblici possono essere un caos totale, una vera giungla urbana, ma se c’è una cosa che ti insegnano è l’arte della pazienza. Dopo i corsi, la mia giornata prosegue tra lo studio, i progetti da consegnare o, finalmente, un po’ di relax. Arrivato il weekend mi godo le cose semplici, che sono poi quelle che ti ricaricano: uscire a mangiare qualcosa con gli amici più stretti, fare una passeggiata in spiaggia, un po’ di shopping. Vivere qui ti dà la sensazione di essere circondata da infinite opportunità, anche se devo ammettere che a volte, con i suoi ritmi frenetici, la città può sembrare opprimente.»
Hai scelto di studiare Contabilità, un percorso molto pragmatico. Come vedi il tuo futuro e come vive la tua generazione la pressione economica?
«Ho scelto questo indirizzo perché amo la concretezza. Volevo un percorso che mi garantisse stabilità e prospettive di carriera solide. Ma al tempo stesso, nutro dei forti sogni imprenditoriali: qui da noi, moltissimi giovani credono che le opportunità non vadano aspettate, ma create da zero. Il mercato del lavoro è spietatamente competitivo, il che ha generato una vera e propria hustle culture, una cultura dell’ingegnarsi e del darsi da fare a tutti i costi. Tantissimi studenti, me compresa, si dividono tra i libri e piccole attività commerciali o side hustle per riuscire a mantenersi. Le preoccupazioni finanziarie sono il nostro pane quotidiano: le tasse universitarie, i costi dei trasporti, gli affitti e un costo della vita in continuo aumento sono macigni che rischiano di ritardare la nostra indipendenza e i nostri progetti futuri.»
La Tanzania ha una fortissima identità legata alla cultura Swahili e ai suoi valori di comunità. Come fai convivere questa tradizione con la tua vita di ragazza della Gen Z?
«La cultura Swahili è profondamente radicata in valori come il rispetto, l’unità e il senso di comunità. Sono principi che non sono affatto scomparsi, anzi, guidano ancora la mia vita di tutti i giorni. Anche per noi della Gen Z, il valore della famiglia e il rispetto profondo per gli anziani rimangono intoccabili. Certo, per una giovane donna non è sempre facile trovare un equilibrio tra le aspettative tradizionali e le proprie ambizioni moderne. Tuttavia, io vedo la mia educazione e la mia crescita professionale non come una ribellione, ma come la forma più alta di rispetto verso la mia famiglia, perché significa costruire un futuro migliore per tutti. E poi c’è il nostro modo di esprimerci: la musica, specialmente il Bongo Flava, e la moda locale sono fondamentali per noi. Sono il ponte che ci permette di restare ancorati alle nostre radici, abbracciando allo stesso tempo la modernità e le nuove tendenze.»

Spesso l’Occidente ha un’idea molto stereotipata dell’Africa. Qual è la “vera” Tanzania che non vediamo, e quale preconcetto vorresti distruggere?
«La vera Tanzania non è solo safari, savana o le spiagge per turisti a Zanzibar. La vera Tanzania è fatta di persone che si rimboccano le maniche, di una vita urbana vibrante, di comunità solidali e di un’incredibile resilienza quotidiana. Spesso i turisti passano e si perdono la parte migliore: il calore autentico della gente del posto e la creatività esplosiva dei giovani che cercano di costruirsi una vita migliore. Rispetto ai nostri genitori, i social media hanno aperto i nostri orizzonti, rendendoci consapevoli delle opportunità globali e di stili di vita diversi. Se c’è uno stereotipo che vorrei cancellare per sempre dalla mente del mondo, è l’idea che i giovani africani siano sempre e solo in difficoltà, rassegnati o privi di ambizione. La realtà è diametralmente opposta: tantissimi giovani tanzaniani sono istruiti, estremamente creativi e ferocemente determinati ad avere successo.»
Pensi che la tua generazione riuscirà a cambiare il Paese? E dove ti vedi tra dieci anni?
«Credo fermamente che i giovani abbiano il potere di plasmare il futuro della Tanzania, anche se al momento molti di noi sono costretti a concentrarsi sulla mera sopravvivenza economica, perché è la vita di tutti i giorni a richiederlo. Eppure, sento che c’è un interesse sempre più forte verso la leadership e il cambiamento sociale. Se chiudo gli occhi e penso a me stessa tra dieci anni, il mio ideale di successo significa essere finanziariamente indipendente, avere una carriera stabile, poter sostenere la mia famiglia e vivere una vita pacifica e ricca di scopo.
Se potessi riassumere l’essenza delle mie coetanee in una sola frase per la vostra rivista, direi questo: “Le giovani donne tanzaniane sono forti, ambiziose e stanno trasformando silenziosamente il futuro con resilienza e grazia”.»
