Come si cucina Ramen: la rivista indipendente si presenta

Una rivista trimestrale, solo cartacea, nata dall’incontro di mondi diversi e dall’idea che la cultura debba ancora essere qualcosa da toccare, sfogliare e condividere. (Foto di Andrea Vagnoni)

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Ramen: perché? Zeno Rossi lo spiega chiaramente anche nel retro di copertina della rivista. Il ramen “è una zuppa orientale, formatasi nei secoli dall’incontro di mille culture e variata nel tempo in mille forme”. Il progetto editoriale si nutre di questa metafora aggregante, perché “quasi tutte le zuppe del mondo hanno questa matrice: ingredienti che vengono da diverse abitudini, da diverse ere, da diverse estrazioni culturali che finiscono per addensarsi in un contenitore caldo”. Dunque, leggere Ramen (così come mangiarlo) non è un atto passivo: “Assaporarlo diventa un’esperienza che va ben oltre la mera degustazione o nutrimento, diventa un’azione sociale, politica, un’indagine antropologica”. Una rivista come una ciotola.

Tanti ingredienti, un solo sapore e qualcuno che la prepara. Trimestrale, solo cartacea. Fumetti (tanti), società, cultura, arte, ambiente.

Com’è nata l’idea? Ramen non poteva che nascere dall’incontro di esperienze e storie diverse. Ci sono io che, mentre prendo un caffè per caso con Zeno, gli parlo delle riviste cartacee di giornalismo con cui riempio casa (fino all’indigestione) e di come ci si può insinuare in una nicchia oggi, se si ha un’idea forte e dei collaboratori validi. C’è Zeno che si occupa di arte, dirige la Frida Art Academy (di cui abbiamo parlato tantissime volte, come QUI) e in particolare di fumetto, forte dell’esperienza con Frigidaire, storica rivista di sperimentazione: “Io nasco e faccio queste cose perché a 16 anni mi porto dietro Frigidaire. Poi per fortuna vado a Frigolandia e comincio a lavorare con loro. Quello che mi interessava era ricostruire un contenitore che fosse fertile per i giovani”.

Zeno Rossi nella presentazione di Ramen a Librarte (Folignano, AP)

C’è Lorenza Di Lorenzo, da subito sostegno importante nell’impresa; c’è Cristina Pierantozzi che ci ospita a cena, mentre iniziamo a cucinare Ramen; c’è Andrea Vagnoni, con cui parliamo da sempre di un contenitore adeguato a dei bei reportage (fotografici e non), per i quali è sempre difficile trovare una destinazione; c’è Massimo Tamburri, con cui chiacchierando scopriamo di avere in comune (anche) la passione per le riviste cartacee; ci sono Maurizio Capponi e Paolo Paoletti, con cui fondammo ithacaeditoriale.it; c’è Enrico Fontana che accetta immediatamente, mentre beviamo tutti insieme un bicchiere di vino in una serata al PACS (se sei ad Ascoli Piceno e non ci passi… leggi QUA).

E poi ci sono gli artisti ospiti e soprattutto loro: i 12 fumettisti, under 25, provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Macerata, un gruppo coeso e ben assortito (insieme al loro maestro, Mauro Cicarè, non mancano gli âgés Riccardo Cecchetti e Simone Lucciola). Come sottolinea Zeno: “Il fumetto è il linguaggio che ci sentiamo addosso”, l’incontro tra quello che vuoi dire, disegnare e far percepire. Tra questi giovani talenti spicca Aurora Paccasassi, “il nostro cavallo di punta” (l’avevamo intervistata noi ben 5 anni fa, QUI). I suoi fumetti muti e surreali l’hanno portata a creare Angle e Le straordinarie avventure erotiche del gatto Terenzio. “Quando incontri un talento puro come quello di Aurora”, ammette Zeno, “che ha una sintesi in sé e una sua poetica, è facile piantare un semino che diventerà una splendida pianta”. Sarà suo il primo albo che riceveranno gli abbonati ogni anno.

Il battesimo di fuoco per una realtà nuova e totalmente indipendente è sapersi far notare nei grandi circuiti. Zeno racconta l’esperienza con il Salone del Libro di Torino: “Faacciamo la scheda per partecipare. Mi chiamano e mi dicono che non funziona così: lo spazio è finito e comunque c’è una rigorosa selezione per l’accesso. Allora mando il nostro prodotto. Dopo sole 48 ore ci chiamano e ci dicono: ‘Non vi preoccupate, troveremo sicuramente uno spazio per voi’”. Il progetto convince al punto che “il giorno dopo ci danno lo stand in uno dei padiglioni più ambiti, davanti al centro, facendoci i complimenti per il contenitore editoriale. È piaciuta tantissimo a una struttura che di mestiere valuta proprio queste cose!”.

Una prima scommessa vinta, anche se ce lo aspettavamo: chiunque abbia preso in mano una copia del primo numero ha avuto la stessa identica reazione. E ho detto, appunto, cartacea perché: “Ramen non esisterà mai in digitale, non te lo potrai mai scaricare: te lo devi comprare e te lo leggi”. L’avvento dei social e dell’intelligenza artificiale ha saturato il mercato dell’attenzione: “Ormai tanto di quello che incontri online è fake, non esiste e non hai modo di capirlo. Se tu invece hai la rivista cartacea, se tu chiedi a un ragazzo di disegnarti un fumetto, se tu spendi dei soldi per stamparlo e portarlo in giro, allora quella roba lì dentro è vera”.

Persino la pubblicità, all’interno della rivista, è autoriale: “Ci si possono mettere indicazioni o marchi, ma li disegniamo noi. Nel caso della Romcaffè, che festeggiava il centenario, li abbiamo messi a servire caffè nel bar di Guerre Stellari. Se incontri un imprenditore lungimirante, te lo fa fare”.

Accarezzando una copertina così piacevole al tatto e poi sfogliando (ma pure annusando, come fa qualcuno, e anche noi) le sue pagine di carta di bella grammatura (sono ben 132), si intuisce subito la varietà e l’interesse di ciò che offre. Zeno cita, in modo assolutamente non esaustivo, Maurizio Capponi che inaugura la rivista riflettendo sull’etimologia della parola “inchiesta”, rubrica fissa che nel prossimo numero esplorerà la “Costituzione”. E poi gli approfondimenti sociali potenti, come “Il filo rosso di Libera Terra” di Enrico Fontana, responsabile del rapporto sulle Ecomafie, o “Domini mundi” dell’ex magistrato ed ex sindaco di Napoli Luigi de Magistris sui poteri forti, che avevo portato a presentare il suo libro proprio da noi (QUI). Si spazia poi dagli ibridi digitali di Langer al “Disaster Lab” raccontato da Cristina Pierantozzi, dal teatro di strada di Mauro Orsini, fino all’inchiesta di Alma Annibale sui dati studenteschi e allo scenario sci-fi di “Alter” di Sofia Ruggeri.

E poi, sì, ci sono anch’io. O forse è solo una fake news?

Di assolutamente vero c’è che poteva non chiamarsi Ramen, ma Ithaca in versione cartacea. Ma mentre io e Zeno ne parlavamo un pomeriggio, quando ancora non se ne era discusso davvero con gli altri, mi disse: “Ma tu sei affezionato al nome? Perché io avrei un’altra idea…”.
E da lì il progetto ha spiccato il volo. Perché Ithaca è il contenitore in cui dal mondo si torna al nostro territorio; Ramen nasce per viaggiare al di là dei nostri confini e assaporare il miscuglio d’umanità varia che c’è fuori.

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