Addio Mimmo, ma non finisce qui

Nel giornalismo si chiamano "coccodrilli" e li si tiene pronti per queste occasioni. La mia è una lettera aperta a lui e a chi l'ha conosciuto.

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Caro Mimmo,

per anni, da giovane appassionato di libri, ti avevo guardato sul palco presentare decine di autori che per me era un sogno vedere da vicino e ascoltare dal vivo. Le tue introduzioni e i tuoi mantra (“Nessuno legge e tutti scrivono!“). Poi un giorno, a fine settembre 2024, dopo aver scritto tanti articoli sui tuoi eventi, mi dico: “Ma perché non ho ancora intervistato Mimmo Minuto?”.

E così prendo appuntamento, tu sei subito disponibile. Ci sediamo al piccolo tavolino di Libri ed Eventi, la libreria che hai aperto nel 2020 dopo aver chiuso l’esperienza storica de La Bibliofila. A due passi dalla stazione di San Benedetto del Tronto, iniziamo a parlare e ci rimaniamo tantissimo, perché ogni volta vieni interrotto da clienti e collaboratori che hanno bisogno di te, o anche solo di un saluto. Ripercorriamo tutta la tua vita, il tuo rapporto coi libri. E viene fuori questo articolo QUI. Che tanto apprezzasti, era il più completo fra i tanti che avevano fatto negli anni su di te. Te lo eri voluto stampare. E me ne onoro, oggi più che mai.

Ma, questo, non è stato che l’inizio. Ci hai tenuto, ora che ci eravamo finalmente conosciuti, a farmi entrare nell’associazione che avevi fondato “I luoghi della scrittura”. Perché “abbiamo bisogno di nuovi soci, di soci giovani, di dare nuova linfa”. E da allora mi presentavi a tutti, ogni volta come: “Il giornalista più bravo”, che declinavi in mille varianti e iperboli. Era un po’ il tuo modo di fare (non solo con me, ma spero che -almeno un po’- lo credessi davvero): sempre così cortese, sempre pronto alla battuta, sempre lì con il tuo sorriso. “Giovanotto, che piacere… sei sempre in giro per il mondo, sei una persona importante!“.

Ho scoperto poco a poco qual era il sistema che c’era dietro gli “Incontri con l’autore”, quest’anno sarebbe stata la 45esima edizione guidata da te (e quanto eri già in fermento… “C’è gente che si arricchisce con queste cose. Io lo faccio per ben altri motivi!“). Innanzitutto, l’associazione che diventava APS, col nuovo statuto. Poi ho osservato tutta la macchina organizzativa: i biglietti di trasporto per gli autori, gli hotel, gli accordi, i manifesti da stampare e appendere, le locandine da fare, i social, le presentazioni da distribuire ai moderatori… Tutte le volte che siamo stati a parlarne, soprattutto di persona perché: “Dai, meglio che al telefono. Passa qua in libreria”. E poi finalmente ho sperimentato il mio primo evento, con il generale Fabio Mini. Che ho sempre letto con ammirazione e ora me lo ritrovavo lì a cena, insieme alla moglie, a te e a tua nipote. Subito prima di andare alla Palazzina Azzurra (e quanto ero nervoso!).

E poi ogni volta a una presentazione: “Guarda che ti faccio intervistare l’ospite, solo a te. Sei pronto?“. E poi il piacere di sapere che i miei articoli, che ti giravo su WhatsApp, poi (quando ti ricordavi eh!) li mandavi agli autori, che apprezzavano sempre molto.

L’ultima presentazione a cui sono stato è stata a fine gennaio, con Miguel Gotor. D’inverno la stagione culturale è meno fitta. Mi sono bonariamente lamentato che, da laureato e docente di Storia, mi sarebbe piaciuto presentarlo io uno come lui… E tu, sempre pieno di mille pensieri da tenere insieme: “Ma mica lo sapevo, per me sei sempre il giornalista, pensavo fossi uno più sul lato letterario-poetico!”.

Abbiamo provato a fare tante cose. A fare un gruppo giovani, che si riunisse anche come gruppo di lettura. A comunicare diversamente. Sia online (chi non l’ha fatto, si guardi un po’ i social di Mimmo) che non. Ti ricordi quando ti ho detto: “Ma quanto sono brutte le locandine?”; e tu, sempre con la risposta pronta: “Ma hanno vinto un premio!” “Ma quando mai Mimmo…” “Va bene, cambiamole un po’…” e abbiamo iniziato a cambiarle. Abbiamo provato a fare eventi che fossero a San Benedetto e ad Ascoli: perché mi ero (e sono) messo in testa da quando ci siamo conosciuti di fare degli incontri con l’autore anche ad Ascoli: ricordo la tua telefonata in diretta a Jennifer Guerra o i contatti per avere insieme Francesca Albanese. Ci siamo scambiati mail dense sul rinnovamento dell’associazione. Ci abbiamo provato Mimmo, ma sai che c’è, non era facile.

Perché tu volevi fare a modo tuo, era difficile spostarti dalle tue abitudini. Avevi sempre fatto così (e i fatti, è innegabile, ti avevano dato ragione). E tu mi ringraziavi sempre per l’interessamento, continuiamo a parlarne mi dicevi, ora ti mettiamo intanto nel comitato tecnico, poi vediamo… Ma la realtà è che tu sei voluto stare fino all’ultimo giorno in piedi dietro al bancone della libreria. A modo tuo e a tenere tu le fila, praticamente da solo. Fieramente. Testardamente, ma con il tuo inconfondibile garbo “perché sono siciliano non lo dimenticare”, lo dicevi sempre. Farò tesoro della tua capacità diplomatica: non scontentare mai nessuno, cercare a ogni modo di tenere insieme tutto e tutti.

Fino all’ultimo sei voluto stare lì sempre, pure al freddo (col tuo berretto d’ordinanza) fra i libri, pacchi da aprire, libri da registrare, persone da accogliere e, ancor di più, eventi da organizzare. Questo è il tuo lascito e, per quanto ti abbia conosciuto meno di altri, farò quanto potrò perché questo sforzo non vada perduto, ma semmai venga rilanciato, come libreria e associazione. “Guarda che ve la lascio a voi questa libreria”, scherzavi (?) qualche volta.

E magari la nuova Amministrazione comunale potrebbe iniziare da una cosa semplice e giusta: intitolare gli “Incontri con l’autore” con il tuo nome dalla prossima edizione.

Ci siamo sentiti l’ultima volta sabato scorso e non ho potuto dirtelo. E un paio di settimane fa sono passato troppo di fretta per fermarmi. Te lo dico ora:
grazie Mimmo.

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