Inghilterra-Italia, Serena Vitali scrive ai nostri “amici inglesi”

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Cari amici inglesi,

io vi apprezzo: forse io sola ho condiviso il discorso di BoJo che tutti hanno trovato disdicevole sulla pandemia ed i suoi effetti trovandolo di un lucido realismo e di un pragmatismo impeccabile; appena posso corro al Chelsea Flower Show a Londra e non serbo rancore sebbene una volta non ci faceste entrare perché non avevamo acquistato i biglietti sul web e non ce n’erano più; apprezzo il vostro attaccamento alle vostre tradizioni come quella di indossare le cravatte regimental con i colori di Wimbledon e trovo persino gradevoli gli austeri Duchi presidenti delle associazioni centenarie che più che proprietari di aviti castelli sembrano fantasmi abitatori dei medesimi;

mi sta simpatica la Regina e anche Carlo; ho pianto Filippo di Edimburgo; apprezzo il fatto che da voi si indicano referendum popolari i cui risultati vengano tenuti in considerazione e condizionino le scelte del paese, cosa che da noi generalmente non avviene, però, in occasione di questo campionato di calcio devo registrare una caduta di stile che mai mi sarei aspettata da voi inventori non tanto del calcio quanto del FairPlay. Intanto avete cominciato col fischiare Fratelli d’Italia, pessimo esempio anche per il piccolo George che era venuto allo stadio con mamma e papà e non vi siete fermati a questo. Avete preso la sconfitta come un’offesa personale senza alcun logico motivo. Quella era una partita di calcio. Chi vinceva prendeva la medaglia d’oro, l’altro, il perdente, quella d’argento. Così era il regolamento.

Come pure la partita andava giocata. Non era che a tavolino la vittoria vi venisse assegnata solo perché la finale si giocava a Londra che pure, visto che siete usciti dall’Europa, é stata una gentilezza verso di voi. Ma come, ci avete fatto passare da sempre per dei cafoni per la nostra innata inclinazione ad esternare i sentimenti in maniera plateale e poi non vi vergognate a strapparvi dal collo la medaglia d’argento? Poi siete usciti tutti dallo stadio prima della premiazione. C’è da meravigliarsi che non abbiate bucato i palloni.

Sarebbe stato lo stesso che il nostro invece bellissimo ed educatissimo Matteo Berrettini, che, esprimendosi in perfetto inglese, ha manifestato i sensi della sua stima per l’avversario e vincitore del torneo, avesse scaraventato via quel cabaret d’argento che gli avevate dato poche ore prima! Alla luce dei fatti, a quei ragazzi dei filmati che circolavano alla vigilia, che in metropolitana indicavano nelle loro canzoncine il punto preciso dove collocare gli spaghetti arrotolati, suggerirei lo stesso luogo per il fish & chips.

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