Ayroldi, una genia da tenere alla larga

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Capita, a volte, che anche i più tranquilli sportivi perdano la pazienza, soprattutto quando da uno stesso “ceppo familiare” vengono ripetute provocazioni.

Non so cosa ci sia tra la famiglia Ayroldi e Ascoli, di certo c’è da augurarsi che le strade non si incrocino più neppure da semplici turisti.

Ayroldi, per chi non lo sapesse ancora (ma dopo ieri lo conoscono anche i muri) è un arbitro, internazionale e, per giunta papabile per una finale ai prossimi mondiali. C’è da chiedersi perché tanto onore per una partita di mezza classifica? Forse, ma questo lo dico solo per onore di cronaca, ma io non voglio crederci, “s’avea da punire qualcuno?” Come diceva il Manzoni.

Ieri il signor Ayroldi, sul campo ne ha combinate di tutti i colori, diventando il protagonista della scena, relegando le due squadre a semplici, quanto inutili comparse.

Oggi ha completato l’opera calcando la mano sul referto il che ha portato a pesanti decisioni del giudice sportivo. Ma non poteva essere altrimenti visto l’andazzo provocatorio in campo. Avrei scommesso qualsiasi cifra in mio possesso sul fatto che il signor Ayroldi si sarebbe superato dopo aver diretto (si fa per dire, meglio sarebbe “comandato”) Ascoli – Como.

Dario Saric

Se scontata era la squalifica di Saric per una giornata dopo l’espulsione, meno quella più pesante all’allenatore Sottil: tre turni motivati da frasi irriguardose nei confronti del direttore di gara, poi nei confronti dell’allenatore ospite. E qui mi fermo.

Ormai quello che è stato, è stato. Bisogna solo augurarsi che i “soloni” dell’Associazione italiana arbitri abbiano capito che fra l’Ascoli ed il fischietto molfettano non corre buon sangue. Anzi, la cosa è più ampia: fra Ascoli e la famiglia Ayroldi. 

Atto primo: si gioca al Del Duca l’incontro Ascoli – Battipagliese. A dirigerlo fu Ayroldi – padre dell’Ayroldi di ieri – che ne combinò di cotte e di crude facendo andare su tutte le furie i tifosi bianconeri. A fine incontro ci fu un tentativo di invasione campo, più che altro dimostrativo che teso a far ricorso alla violenza. Ayroldi nel suo referto calcò la mano e il giudice sportivo squalificò il campo ascolano per cinque giornate, ridotte a tre in appello. 

Atto secondo. L’Ascoli va a giocare a Lecce. Quarto uomo Ayroldi, zio sempre dell’Ayroldi di domenica, che a metà del primo tempo richiamò l’attenzione dell’arbitro e dopo un breve colloquio fece espellere Comotto per un fallo precedente. 

Atto terzo. Al Mirabello si gioca Reggiana – Ascoli. Finalmente arriva il rampollo degli Ayroldi, sempre quello di ieri. Dopo una ventina di minuti dall’inizio Ayroldi espelle Caligara. Non soddisfatto nella ripresa assegna alla squadra di casa un calcio di rigore, che risulterà decisivo ai fini della sconfitta bianconera, calcio di rigore che solo lui aveva visto. 

Quarto ed ultimo atto, speriamo. Siamo arrivati a domenica domenica 13 febbraio 2022. Che Saric abbia commesso un fallo meritevole dell’ammonizione, non ci sono dubbi di sorta. Ma sventolargli il cartellino rosso in faccia è stato un errore inaccettabile. Si pensava che la sua azione di “fustigatore” (chissà, forse odierà il bianco e nero!) fosse finita lì, per 35 minuti (quanti mancavano alla fine della partita, ha continuato a penalizzare l’Ascoli con decisioni a senso unico. Basti dire che il Como ha commesso 14 falli di gioco e si è visto ammonire un solo giocatore. L’Ascoli ne ha commessi 6 che hanno provocato una espulsione, due ammoniti e l’allontanamento dell’allenatore!

Ricordo la frase di un vecchio arbitro che, per spiegare come un direttore di gara dovesse interpretare il ruolo, disse: occhio attento, polso fermo, imparziale, adamantino ma, soprattutto, discreto e, allo stesso tempo, comprensivo, sintetizzato da Gianni Brera in “un po’ magistrato e un po’ sacerdote”. Quel vecchio signore si chiamava Concetto Lo Bello.

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