“Indagini Forti”, e il farmacista diventa scrittore

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Da farmacista in trincea nell’emergenza covid a scrittore di libri gialli il percorso può essere breve se di mezzo c’è una grande passione. E’ il caso dell’ascolano Ugo Quartaroli, che è anche segretario dell’Ordine dei Farmacisti di Ascoli e Fermo, che ha dato alle stampe il suo primo libro noir intitolato “Indagini Forti”.

In realtà si tratta solo della prima “puntata” di una trilogia su cui ha creduto sin da subito l’editore ascolano Domenico Capponi alla guida della sempre più affermata casa editrice che porta il suo nome.

Ugo Quartaroli

Quartaroli, come è nata la passione per la scrittura per lei che fa tutt’altro mestiere?

«E’ nata alla fine del mio percorso universitario, quasi a compensare l’improvvisa interruzione degli studi. Solo negli ultimi anni ho preso coraggio decidendo di partecipare a concorsi con racconti brevi e far “girare” il mio romanzo. Quanto scrivo è frutto delle letture fatte nel corso degli anni, delle esperienze personali e lavorative. Essere farmacista ti avvicina alle persone, permette di “toccare” il cuore della gente e conoscere esperienze che poi, volontariamente o meno, possono fare capolino nelle mie storie. Indagini Forti è stato un lavoro complesso che grazie alla Capponi Editore ha visto la pubblicazione».

Perché proprio “Indagini Forti”?

«Come anticipato questo è il primo volume di una trilogia, un lavoro completato in poco più di cinque anni. Per la sua realizzazione mi sono ispirato all’idea delle mini serie tv che da anni stanno dominando l’interesse del pubblico. L’idea è sempre stata quella di realizzare in un unico volume una storia lunga più di un anno con la vita di tutti i personaggi che ruotano intorno al commissario Vincenzo Forti, immaginato da sempre come un Bud Spencer senza capelli, garantendo però al lettore racconti investigativi autoconclusivi, in stile giallo classico, ma che contengono sempre qualcosa di sospeso. Molte saranno le vicende parallele alla trama principale e lo scopo è quello di soddisfare, alla fine di ogni racconto, quasi tutte le aspettative lasciando i restanti punti interrogativi svelati nella storia o nelle storie successive.  Vincenzo Forti è al centro di tutte queste avventure ma non sempre sarà l’unico protagonista. È un uomo con i suoi difetti, tutt’altro che infallibile, e non è il classico eroe dei romanzi polizieschi. Ha il suo talento ma capirà a sue spese che questo non può bastare e che dovrà affidarsi agli altri per poter sviluppare ancora di più il suo potenziale acume investigativo.

Di fronte ai ritmi della quotidianità sempre più occupati dai social, c’è ancora spazio secondo lei per una “buona” lettura?

«Nel mio romanzo sono talvolta presenti momenti di comicità, talvolta volutamente involontaria, che servono per spezzare la tensione o, talvolta, per distrarre il lettore. Questo perché in tutti e tre i casi presenti nel romanzo, la soluzione sarà sempre alla portata del lettore che quindi avrà la possibilità di arrivare alla verità ben prima dell’ultima pagina. Ciò che spero è che alcuni lettori riescano ad intuire e scovare queste prove e altri, alla risoluzione dell’enigma, si rendano conto di aver avuto la soluzione davanti ai loro occhi. Un consiglio: spesso si abusa della frase “non andate all’ultima pagina prima di finire il romanzo”. Beh, questa volta non solo non leggete l’ultima pagina ma state attenti a leggere anche quella dopo».

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