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Gabriele Coccia, una poetica lancinante

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Gabriele Coccia lo conosco da quando fare arte non era certo nei nostri pensieri. Eravamo due adolescenti puri di provincia, con poche presenze e meno aspettative. Persi negli anni su rivoli di vite diverse ci trovammo a fine corso, sul bordo del mare , a sfociare vicini.

Le opere di Gabriele sono di una poetica lancinante. Le approcci su un onda, un richiamo estetico falso; ma se ti avvicini puoi ritrovarti a lacrimare dentro.

Lui è così: ti fotte. Cromie piaciose, ammiccanti, aranci, azzurrini, teneri verdi oltremare, ti rapiscono come una rossa mela avvelenata. Li guardi, ti avvicini e sei nella trappola. Scopri cosi che non c’è solo il cromatismo dell’opera, ma c’è un mare di materia; una materia rude, grezza. Fanno da padrone scorticature, graffi spesso su bianco, bianco che copre bianco diventa materia. Escrescenze cicatriziali che sono il frutto postumo delle ferite.

Gabriele è un contrasto semantico in tutto, usa colori fuori luogo in una poetica che afferma un animo segnato in una forma dissonante.

I quadri di Gabriele Coccia non sono dipinti, non sono pitture, Gabriele approccia le tecniche in una visione totale, riesce a mettere su una tela di tutto e il tutto quasi inconsciamente, pittura, scultura, arte povera, ready made in un equilibrio leggero e sorprendente.

I suoi quadri sono gravidi di tecniche e di passioni eppure sembrano vuoti, leggeri, ti trovi di fronte improvvisamente una poetica minimale, simbolica espressa con una tecnica piena, densa. Dentro ci trovi Burri, Beuys, Mussio, Vedova, ci sono tutti, ma in una forma nuova, digerita, rarefatta. Le scritture di Gabriele richiamano le poesie effimere di Mussio, ma Gabriele sta a Magdalo come Capossela sta a Paolo Conte. La composizione diventa più fresca, più nuova, più istintiva meno romantica. Le concrezioni del bianco su bianco sono rimarginazioni, sono croste candide di ferite più o meno risolte.

La sua poetica non è mai tragica, ma reale, usa la perdita come linfa creativa, usa la passione (tragica) come spora ingravidante.

Di fronte a un quadro di Gabriele non sei mai perso ma illuminato.

GABRIELE COCCIA

Sala Cola d’Amatrice, Ascoli Piceno.

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