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Biennale di Venezia, la Russia e l’Ucraina non ci saranno

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Il Padiglione Ucraino alla Biennale di Venezia comunica di non poter allestire lo spazio a causa di una guerra sanguinaria in corso. La Russia tenta un invasione dello stato fratello e vicino. Lo staff decide di non proseguire l’organizzazione della mostra per la prossima Biennale di Venezia, poco dopo anche la Russia annuncia il ritiro dalla manifestazione internazionale in seguito all’invasione dell’Ucraina nella notte tra il 23 e il 24 Febbraio.

Domenica 27 Febbraio, l’account Instagram del Padiglione russo alla Biennale di Venezia veicola
l’annuncio delle dimissioni collettive del curatore Raimundas Malašauskas e degli artisti Kirill Savchenkov e Alexandra Sukhareva, che hanno scelto di non portare avanti il loro progetto in risposta all’invasione della Russia in Ucraina: “Il Padiglione russo è una casa per artisti, arte e creativi. Abbiamo lavorato a stretto contatto con gli artisti e il curatore dal primo giorno di questo progetto e abbiamo aspettato le loro decisioni indipendenti, che rispettiamo e sosteniamo sopra ogni cosa. Kirill Savchenkov, Alexandra Sukhareva e Raimundas Malašauskas hanno appena annunciato che non faranno parte del progetto del Padiglione russo alla 59esima Biennale di Venezia e di conseguenza il Padiglione russo rimarrà chiuso”.

Il curatore Raimundas Malašauskas, originario della Lituania e residente a Bruxelles, ribadisce le sue scelte. “Ho presentato le mie dimissioni da curatore del Padiglione Russia. Sono grato e ammiro gli artisti
russi Kirill Savchenkov e Alexandra Sukhareva, con i quali ho lavorato per portare avanti il progetto per la Biennale. Nonostante questo, non posso portare avanti il lavoro, alla luce dell’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito della Russia. Questa guerra è insostenibile sia politicamente che emotivamente
”.

Non è mancato, nel messaggio, un chiaro riferimento alle sue origini che, sottolinea Malašauskas, lo hanno spinto a prendere la sua decisione. “Sono nato e mi sono formato in Lituania durante l’Unione Sovietica e ho vissuto la sua dissoluzione nel 1989 e ho testimoniato e ho partecipato allo sviluppo del mio Paese sin da allora. L’idea di ritornare a vivere sotto la Russia o qualsiasi altro impero è semplicemente intollerabile”.

Anche l’artista Kirill Savchenkov utilizza i propri social per spiegare la sua posizione. “Non c’è nulla da dire, non c’è posto per l’arte quando i civili muoiono sotto le bombe, quando la popolazione ucraina si nasconde nei rifugi, quando i dissenzienti russi sono ridotti al silenzio. Come russo non presenterò il mio lavoro al Padiglione della Russia alla Biennale di Venezia”.

Solidarietà a tutto campo espressa dal mondo dell’arte, che si schiera in maniera quasi unanime a sostegno della decisione del team del Padiglione russo di ritirarsi dalla manifestazione: “La Biennale esprime piena solidarietà per questo atto coraggioso e nobile”, si legge nella nota stampa ufficiale, “e condivide le motivazioni che hanno portato a questa scelta, che drammaticamente raffigura la tragedia in cui si trova l’intera popolazione dell’Ucraina. La Biennale resta il luogo di incontro fra i popoli attraverso le arti e la cultura e condanna chi impedisce con la violenza il dialogo nel segno della pace”. Anche il ministro della Cultura, Dario Franceschini, sottolinea su Twitter come la decisione del curatore e degli artisti del Padiglione russo “di non partecipare alla prossima Biennale di Venezia è una scelta coraggiosa che dimostra che l’arte sa sempre da che parte stare“.

..ed alla fine tu, tu singolo, tu distante e seduto dove ti ritrovi?
Sei alle porte di Blad Runner o dell’impero austroungarico?

E’ tutto così fuori luogo e tremendamente vero ed il tuo io è perso..
Si perché due sole cose al mondo sono tremendamente vere. L’arte e la guerra.
E la prima cosa che scompare durante un conflitto sono le forme d’arte libere.

Questo perché l’uomo non può più sognare, non gli è permesso di guardare al futuro, l’uomo non può spingersi oltre il percepito, lo stato fisico, perché deve solo cercare di sopravvivere ad esso, al suo stato
presente e materiale. Chiunque sia stato alla Biennale di Venezia ha la sensazione esatta, varcando la soglia di un padiglione, di essere sul suolo della Nazione che lo cura, che lo allestisce, della sua arte e della sua forma di umanità. Varcare la soglia di un padiglione significa calpestare una porzione di terra
della nazione che stai visitando, entrare per sentire la sua forma d’arte significa dialogare con il suo popolo, con la sua terra, con la sua esistenza, ma quando l’arte muore, si spegne, muore l’umanità tutta e quella terra non esiste più.

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