Ascoli e il terremoto: un lungo filo di dolore e paura che lega la città alla sua terra

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Dopo le gravi alluvioni della notte tra il 15 e il 16 settembre, che hanno causato 11 morti e danni ancora difficilmente calcolabili, nelle Marche, e nel Piceno in particolare, è tornato l’incubo del terremoto. Due le scosse principali registrate ieri intorno alle 12:24, con epicentro localizzato nel comune di Folignano e una magnitudo rispettivamente di 4.1 e di 3.6.

I Vigili del Fuoco del Comando provinciale hanno fatto sapere che non è arrivata alcuna segnalazione di danni a persone e cose, ma in via precauzionale è stato fatto alzare in volo un elicottero che ha controllato a lungo tutto il territorio interessato dal sisma.

Anche i sindaci del Piceno, da quello di Ascoli a quello di Folignano, da quello di Maltignano a quello di Spinetoli fino al presidente della Provincia, hanno fatto sapere che la situazione è sotto controllo. Nella giornata di ieri ad Ascoli si è anche riunito il Coc (Centro Operativo Comunale), per la verifica e la ricognizione delle condizioni di tutti gli istituti scolastici della città come ha annunciato il sindaco, Marco Fioravanti. 

Matteo Terrani, sindaco di Folignano, località epicentro del terremoto

Anche il primo cittadino di Folignano, Matteo Terrani, ha dichiarato che è stato effettuato un sopralluogo nelle scuole, negli edifici pubblici e negli impianti sportivi e che non è stato riscontrato alcun danno. Stessi controlli anche nelle analoghe strutture di Monteprandone e Centobuchi, come annunciato dal presidente della Provincia, Sergio Loggi, e nelle scuole di Pagliare del Tronto e Spinetoli, come ha dichiarato il sindaco, Alessandro Luciani. 

Evacuata, invece, la scuola di via Dante Alighieri a Maltignano, come ha spiegato il primo cittadino, Armando Falcioni.

Per quanto riguarda i trasporti, la circolazione dei treni lungo la linea ferroviaria Ascoli-Porto d’Ascoli è stata sospesa per tutta la giornata di ieri, mentre oggi è ripresa regolarmente.

Il sismologo Emanuele Tondi

Come ha spiegato il sismologo Emanuele Tondi “la sequenza in corso (che non ha una relazione con gli eventi del 2016) è più profonda di quelle che si verificano lungo le zone assiali appenniniche. Gli ipocentri, infatti, sono localizzati ad una profondità compresa tra i 10 e i 25 km. In quella zona non sono note grandi faglie in grado di generare forti terremoti; anche i cataloghi dei terremoti storici non ci segnalano importanti eventi sismici avvenuti in passato. La pericolosità sismica, anche se minore rispetto alle zone assiali appenniniche (dove si sono verificati i forti terremoti degli ultimi anni, 2009 e 2016/2017), non è trascurabile ed è sempre necessaria la prevenzione e la conoscenza della vulnerabilità o meno degli edifici che si abitano e frequentano”.

Il sismologo Carlo Meletti

Carlo Meletti sismologo dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Igv), dal canto suo, ha affermato che “la causa è stata diversa rispetto a L’Aquila e Amatrice. In quei casi eravamo di fronte al classico meccanismo di distensione dell’Appennino”. Spiega Meletti: “Ad Ascoli ieri la scossa è stata provocata dall’attrito tra due faglie che scorrono l’una accanto all’altra. Si è trattato tra l’altro di un terremoto più profondo rispetto a quelli usuali nell’Appennino, che si verificano tra gli 8 e i 15 chilometri di profondità. Ad Ascoli abbiamo misurato 24 chilometri. L’epicentro si trova a metà strada tra la catena montuosa in estensione e il mare, dove la placca Adriatica preme e sprofonda al di sotto degli Appennini”.

Insomma, anche se la situazione è sotto controllo, la paura si fa sentire, visto e considerato che non è la prima volta che il nostro territorio vive periodi di tensione a causa dei terremoti. 

Cinquant’anni fa, il 25 gennaio 1972, una forte scossa ebbe l’epicentro ad Ancona e una magnitudo di 5.2. Furono registrati danni importanti e, ad aggravare la situazione contribuirono altre due scosse che avvennero il 9 e il 14 Giugno dello stesso anno. Gli sfollati furono migliaia, ma fortunatamente non venne registrata nessuna vittima.  Nella primavera del 1997 le Marche furono colpite da un potente sciame sismico, con magnitudo 6.0, che interessò le zone di Fabriano, Serravalle di Chienti e Camerino. Il bilancio fu di 11 morti, 100 feriti e 8000 sfollati. A seguire, il 22 Giugno del 2000 invece, fu colpito l’appennino umbro-marchigiano con un sisma di magnitudo 4.68, poi nel 2009 nella zona di Macerata, il terremoto fece registrare ai sismografi una magnitudo di 4.65. 

Nella notte del 24 agosto del 2016 alle 3.36 una forte scossa di magnitudo 6.0 con epicentro ad Accumoli scatenò una serie di eventi sismici che colpirono le Marche fino al gennaio dell’anno successivo.

La scossa più violenta mai avvenuta in Italia, dopo quella che colpì l’Irpinia nel 1980, è considerata quelle che avvenne tra il 26 e il 30 ottobre del 2016 con una magnitudo di 6.5. L’epicentro fu registrato tra i territori di Castelsantangelo sul Nera, Preci, Norcia. Quattro furono le regioni colpite, circa 300 morti e 65.000 sfollati. Tra i cumuli delle macerie di interi comuni cancellati dalla furia del sisma, rimasero solo lutto, disperazione e paura.  Una parte dell’Italia ferita al cuore, con secoli e secoli di storia sbriciolati in pochi attimi, con vite intere distrutte, con migliaia di persone che, in un attimo, hanno perso tutto, costrette a dormire in macchina o nelle tendopoli.

Ad oggi si contano ancora i danni e i crolli di numerosi edifici, soprattutto nelle province di Ascoli, Macerata e Fermo. 340.000 le strutture danneggiate per un valore stimato di 24 miliardi di euro. Nonostante le varie ordinanze hanno previsto interventi di riqualificazione o nuove edificazioni, la ricostruzione post-sisma, condizionata dall’emergenza sanitaria da Covid 19, è stata sbloccata solo nel 2020. E a tutt’oggi, in alcuni paesi devono essere ancora raccolte le macerie. La strada per il ritorno alla normalità è ancora molto lunga.

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