Questo è l’Ascoli che vogliamo

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Poteva finire in maniera molto differente. Ma alla fine, “obtorto collo”, l’Ascoli si è dovuto accontentare del pareggio. Prendiamola con filosofia in quanto il punto è servito a riportare un briciolo di serenità nell’ambiente che, dopo le ultime due deludenti prestazioni della squadra, aveva dato sfogo al proprio disappunto. Come dire che non tutti i mali vengono per nuocere.

A Benevento per 75 minuti si è visto un Ascoli determinato, compatto e propositivo che ha dominato in lungo e largo il campo. Il punto cruciale è venuto fuori nei primi 15 minuti della ripresa quando sul terreno di gioco ha cominciato ad agire un Ascoli lontano parente di quello visto all’opera nel primo tempo. Quindici minuti fatali che sono costati ai bianconeri l’immeritato pareggio dei locali. 

Passata la “bufera” negli ultimi trenta minuti si è rivisto l’Ascoli migliore che ha tentato di riportarsi in vantaggio e che ha corso un solo rischio quando un liscio di Botteghin in area ha messo Farias nella condizione di raddoppiare. Fortunatamente, ma anche giustamente, si è opposta la traversa. Sarebbe stata una beffa clamorosa. 

La nuova disposizione tattica messa in campo al Vigorito, 3 – 5 – 2, ha funzionato ma si trattava di un incontro esterno contro una delle “corazzate” del campionato. Si vedrà se anche al Del Duca verrà confermato il nuovo modulo.

L’arbitro Fabbri

Vorrei segnalare che l’arbitro ravennate Fabbri ha stabilito il nuovo record mondiale di ammonizioni di giocatori: davanti al naso di tre bianconeri ha sventolato il cartellino giallo. Mai vista una cosa del genere in tanti anni di calcio. Hanno sbagliato i nostri giocatori a protestare anche se avevano ragione a far rilevare a Fabbri che il fallo fischiato era stato commesso da un avversario. Bisogna mettersi in mente che protestare è un grave errore: un arbitro non recederà mai e poi mai dalla sua decisione sarebbe come smentire se stesso. Ma oltre a questo episodio il fischietto ravennate non ha diretto la gara imparzialmente. Ha fischiato a senso unico e non ha perdonato alcun intervento, a suo modo di vedere scorretto dei giocatori bianconeri. Evidentemente ha avvertito la famigerata sudditanza psicologica nei confronti di Cannavaro che esordiva sulla panchina sannita e che nel corso della settimana non c’è stato giornale che non abbia  glorificato il suo rientro come allenatore nel campionato italiano. In dialetto ascolano diremmo: “Fatte lu nome e vanne in piazza”.   

Fabio Cannavaro sulla panchina del Benevento

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