Vivere l’Afghanistan, dall’Italia

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di Matteo Salvucci (operatore Sai) e Maurizio Capponi

Tutti parlano di Afghanistan. Tutti hanno visto cosa sta succedendo in quel Paese. Tutti ora si domandano come andrà a finire, che risvolti ci saranno, che effetti si avranno in Europa, nell’Occidente in genere e in tutto il mondo. Tutti ora sembrano essere prossimi a capire cosa sia un rifugiato.

Nel Progetto Sai (Sistema accoglienza integrazione) del Comune di Grottammare c’è qualcuno che lo sa bene. Un giovane (lo chiameremo AF) che, fuggito dall’Afghanistan, ha trovato asilo in Italia, a Grottammare. Quell’Italia che, da porto sicuro, è diventata adesso il posto da cui AF, nella totale impotenza, assiste a uno scenario doloroso, che fa riemergere i fantasmi del suo recente passato e che provoca profonda apprensione per chi è rimasto e non è riuscito ad andarsene. La sua famiglia, sua moglie, i suoi amici.

Gli altri ragazzi afghani che partecipano al progetto Sai, insieme agli ex ospiti della stessa nazionalità, hanno tutti la stessa tensione, preoccupazione. Si sono riversati negli uffici Sai per parlare con gli operatori, cercando conforto, tentando di comprendere come l’Italia e l’Europa possano muoversi in questo momento così delicato. Tutti sperano di riuscire a salvare la propria famiglia da quel misto di orrore e crudeltà che i talebani causano. Chissà se anche muovendoci individualmente, provando ad attivare dei contatti diretti, dando delle garanzie di accoglienza si possa fare qualcosa.

AF è arrivato a Grottammare ad aprile, dopo che aveva ricevuto la risposta positiva della Commissione Territoriale, che gli aveva assegnato la Protezione Sussidiaria. Nato 28 anni fa, nella regione di Laghman, AF fugge da una storia che, prima dell’attualità della cronaca, sembrava solo una vicenda lontana nello spazio e nel tempo.  AF ha rischiato la vita per un episodio di contrasto avuto con dei militanti talebani, al confine della sua regione. Ha lasciato la moglie, i genitori, una sorella e due fratelli. A loro invia la gran parte dei soldi che guadagna qui, facendo la stagione estiva in un ristorante del centro di Grottammare.

Ora il pensiero fisso quotidiano è, da giorni, rivolto alla loro sorte. Pensiero che ritorna a quello che gli è capitato: un dubbio lo corrode, sarebbe dovuto restare? Lo sguardo concentrato verso quelle immagini che passano costantemente sui media, con l’ansia crescente del destino dei suoi familiari. Naturalmente AF dorme poco e male, è dimagrito, sembra essere ritornato indietro ai momenti più duri vissuti. È scomparsa la serenità che trasmetteva e con cui avevamo imparato a conoscerlo. Sembra uno di quei ragazzini che non ha mai visto un film horror e che rimane impaurito per giorni, in allarme per ogni stimolo.

Vorremmo in questo momento spegnere tutto; ma non si può, non è un film.

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