Il signor Rossi, i politici e la “piramide rovesciata”

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Oggi parliamo di pensionati, quella categoria di persone alquanto inutile per la società, delle quali nessuno sente la nostalgia. Una condizione che non è né uno stato civile, né una classe sociale, non è un impiego e tanto meno una professione, ma neppure un difetto di cui vergognarsi.  

È di questi giorni la decisione del ministero dell’Economia che, a partire dallo scorso mese di gennaio, i pensionati troveranno nell’assegno un aumento pari all’1,7 per cento. Un fatto da festeggiare, se pensiamo che da vent’anni a questa parte non si sono registrati più adeguamenti delle pensioni, nonostante che il costo della vita fosse continuato a salire. 

Mi sono divertito a fare qualche conteggio per capire come potrà cambiare la vita del pensionato.

Nel 2003 un dipendente pubblico va in pensione, dopo 40 anni di lavoro, con 1.500 euro mensili, dopo quasi 20 anni si ritrova oggi con una pensione pari a 1.540 euro. Un balzo incredibile che lo costringerà a decidere cosa fare con quei soldi.  Con 40 euro mensili potrà concedersi una pizza in due; con 520 annui avrà la possibilità di comperare un nuovo elettrodomestico mentre il televisore piatto gigante riuscirà a comprarlo in tre anni (se intanto non sarà aumentato); in dieci anni di oculato risparmio, invece, riuscirà a farsi una vacanza di una settimana in un villaggio discreto, sempre in due. Ammesso che sia ancora in vita, perché a quel punto, ormai vicino ai cento anni, sarà più facile che il viaggio lo faccia senza ritorno ed i soldi servano per il funerale.   

Ma non è così per tutti. O meglio, la percentuale è uguale per tutti, sia se pensionato al limite della povertà, che con una “pensione d’oro”; differente, invece, è la cifra dell’aumento. Così se un  povero lavorato dovrà accontentarsi di 520 euro annui, gli alti funzionari statali, con uno stipendio annuo pari a 240 mila euro, riceveranno un aumento di 10 mila euro, una cifra utile appena a comperare un brillantino alla esigente amante, di cui potrebbero fare tranquillamente a meno, tanto…, ma che non si decidono a lasciare per non perdere lo status symbol. Pensate lo smacco se fosse costretto a farlo veramente!

Conclusione. La situazione del pensionato medio cambierà di sicuro, ma in peggio. Nel senso che, preso dalla euforia delle 40 euro in più deciderà di comperare quell’elettrodomestico che tanto serve in casa, ma può farlo solo a rate, dieci mesi. Passeranno i dieci mesi e l’elettrodomestico sarà suo senza debiti. Allora ci prenderò gusto e comprerà qualcos’altro, magari la lavatrice ultimo modello, sarà più costosa ma, che diamine, “pago a rate!” e, di rata in rata, si indebiterà fine alla terza generazione.  

Sbagliamo perciò a domandarci se, quando i nostri governanti fanno le leggi, conoscono veramente i bisogni della gente? Visti i risultati sembrerebbe proprio di no. E allora vogliamo raccontare loro la storia di Enzo Rossi, titolare di un pastificio a Campofilone. Potrebbe illuminarli.

Stanco delle continue lamentele che sentiva quando andava al bar, il signor Rossi decise di trasformarsi in operaio. Cambiò identità e fisionomia, indossò il camice, si fece assumere dalla sua ditta e si mise a lavorare con i suoi dipendenti. Poi, a fine mese, si presentò all’ufficio amministrativo e ritirò la sua busta paga. Provò a campare con la somma che gli avevano dato ma, pur rinunciando a tutte le agiatezze di cui godeva normalmente, non riuscì ad andare oltre il ventesimo giorno. Dimessosi dal lavoro, tornò l’Enzo Rossi che, ufficialmente, per cinquanta giorni era stato lontano dall’azienda per commercializzare i suoi prodotti e per vacanza. 

Resosi conto che con quello stipendio era dura mandare avanti una famiglia, il mese successivo i suoi dipendenti trovarono in busta paga un aumento di 200 euro al mese.

Dichiarò che si vergognava per non aver capito che, con quello che percepivano, le sue operaie da sempre dovevano fare salti mortali per garantirsi un pasto per un mese, perciò, concluse, “è giusto togliere ai ricchi per dare ai poveri”. E, convinto che ci sarebbero stati chi gli avrebbe dato del “comunista”, sgombrò il campo da fastidiose illazioni: “Non sono marxista. Sono un ex di destra. Ex perché quelli che votavo non sanno fare nemmeno l’opposizione”. 

 Come sempre è la base che insegna al vertice, ma, come sempre, il vertice non ascolta o non è capace di far funzionare il cervello. Mi domando se hanno mai sentito parlare di “piramide rovesciata”, dove sono i cittadini che diventano il vertice. E’ una regola che le aziende applicano da una vita. E non bisogna andare troppo lontano per vedere come fanno.

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