DOTTOR JAKYLL, MSTER HYDE E IL TAGLIATORE DI TESTE. APPUNTI DOPO BENEVENTO

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Esaltante la vittoria dell’Ascoli contro il Benevento ma per l’undici sannita è stata una vera e propria dèbacle che ha avuto una forte conseguenza. Al termine dell’incontro, infatti, il presidente del Benevento, Vigorito, è sceso negli spogliatoi e con piglio perentorio ha disposto che la squadra vada in ritiro per meditare sui suoi peccati. Di sicuro in casa giallorossa alla vigilia erano stati messi in cassaforte i tre punti, necessari come il pane per mantenere viva l’ambizione di puntare alla promozione diretta. Così non è stato. Dopo un avvio promettente la compagine sannita è andata gradualmente spegnendosi dal punto di vista atletico e di conseguenza le menti dei giocatori si sono appannate ed è finita nel peggiore dei modi. Una sconfitta imprevista che ha mandato all’aria i piani preordinati che prevedevano ben altro epilogo.

Visto in diretta. Dopo il secondo goal ascolano, l’inquadratura televisiva è andata sul presidente del Benevento che, nascosto dalla mascherina, non lasciava trasparire alcuna reazione, solo gli occhi si muovevano come impazziti. Alle sue spalle un uomo di “gentile aspetto” con il quale stava dialogando. Si sono guardati sconsolati, poi l’uomo, forse un amico forse un dirigente (accidenti quanti misteri causano queste mascherine!), ha fatto un chiaro segno con verso la panchina giallo-rossa: la mano destra di taglio che si muoveva nervosamente indicando l’uscita. I gesti a volte hanno più significato di un lungo discorso. Fossi in Fabio Caserta non dormirei tranquillo. Un altro giro a vuoto e le valigie sono pronte dietro la porta. Ne sa qualcosa il povero Pippo Inzaghi, amaramente ripagato dopo la promozione in serie A.

Il presidente del Benevento Vigorito con l’allenatore Caserta, quando le cose andavano bene. Adesso più che sorrisi e strette di mano, c’è una mannaia che aleggia minacciosa.

Se il tagliatore, di teste alias Oreste Vigorito, che non è quello dello stadio, da una parte si dispera, dall’altro “dottor Jekyll e mister Hyde” sorridono. Una definizione perfetta di quest’Ascoli di metà stagione. Bello in trasferta, perché vince e gioca sfrontato, non altrettanto in casa, dove viaggia ad una media retrocessione. 

Vincere otto partite esterne (solo il Brescia ha fatto meglio con nove vittorie) significa che puoi aspirare alla promozione diretta a patto, però, che tale exploit venga “corroborato” da buone prestazioni casalinghe. In genere quando si gioca davanti al proprio pubblico il rendimento di una squadra dovrebbe risultare migliore rispetto a quando gioca in trasferta. A fare la differenza indubbiamente è il pubblico amico che con il suo tifo genera nei giocatori una forte carica agonistica. Poi, visto che va tanto di moda nell’ambiente calcistico, ma non solo, invocare la psicologia come fattore condizionante, nel proprio habitat il giocatore si sente più protetto. Ma la domanda che tutti si pongono è: perché l’Ascoli ha due facce? A nostro avviso tutto dipende da una questione tecnico – tattica. Sottil pochissime volte si è votato al pressing ed oggi, come tutti sanno, se non ci si adatta questo tipo di gioco tutto diventa difficile. Fuori casa la situazione da affrontare è molto più semplice in quanto sono gli altri che ti pressano e tu puoi agire di rimessa. La secondo lacuna è che l’Ascoli non ha un “regista” il che complica terribilmente lo svolgimento delle manovre. Questo tipo di giocatore catalizza a sé i palloni li distribuisce per la costruzione delle manovre. Punto terzo. Molte partite sono state giocate con il doppio centravanti sacrificando così Bidaoui. Fortunatamente Sottil si è avveduto che così non poteva andare bene ed ora il franco – algerino rappresenta un punto fermo della squadra.

Senza alcuna volontà di polemizzare ma, visto che l’Ascoli di questi tempi ci ha narcotizzati, a volte viene voglia di polemizzare. Con un po’ di pepe sulla coda credo che tutti, dirigenti e giocatori non si lasceranno andare a distrazioni.

 Salvarsi il prima possibile, poi sognare in grande. In fondo, quelli che stanno sopra sono lontani solo otto punti. Il problema è che da qui alla fine del campionato le partite in trasferta sono solo sette, per un possibile bottino di 21 punti che, sommati agli attuali 36, portano a 57 punti che non bastano per una promozione diretta.

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