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Paura per gli operatori della Xentek in Ucraina: il racconto dell’ascolano Simone Traini appena rientrato in Italia

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Attimi di tensione per una troupe di operatori della Xentex, la società ascolana di produzioni video, che in questi giorni si trovano in Ucraina per riprendere gli ultimi avvenimenti della guerra.

I tre sono stati aggrediti da militari ucraini. Il tutto è avvenuto in diretta. La giornalista della Rai, Stefania Battistini che si trovava sul balcone della sua stanza d’albergo a Dnipro, è stata costretta a interrompere il collegamento con la trasmissione Uno Mattina, dopo che alcuni agenti delle forze speciali ucraini, sono entrati improvvisamente nella sua camera.

Con lei anche gli altri due operatori della Xentek, l‘ascolano Simone Traini e il milanese Mauro Folio, che sono stati non solo minacciati ma aggrediti e sbattuti a terra con i fucili spianati sulla testa, dai quattro militari.

Come è stato il ritorno in Italia?

“Sono appena rientrato a Milano. Il viaggio è stato duro, per chi passa in macchina ci sono code infernali anche di 8 kilometri ma le difficoltà più grandi ci sono, per tutte quelle persone che si muovono a piedi, che vengono accompagnate al confine. Gente che viene lasciata lì in attesa, famiglie che trascorrono anche trenta ore in coda, prima di fare i documenti e passare in Romania.

Adesso per qualche giorno ci riposeremo, poi a mente lucida riprogrammeremo il nostro ritorno in Ucraina, che prevediamo possa essere a breve. Adesso siamo troppo stanchi per continuare ad affrontare una situazione del genere, sia per la popolazione che ormai è diventata “incandescente” e poi non avevamo più ne i fixer ne le macchine, per cui riprogrammare da lì sarebbe stato più faticoso. Abbiamo quindi deciso di tornare tra una quindicina di giorni, dopo aver trascorso qualche giorno a Ternipol, una cittadina ad ovest dell’Ukraine, arrivati dopo 42 ore di viaggio ininterrotte, perché non c’erano posti per dormire dovuto al grande esodo del popolo ucraino verso mete più tranquille. Quindi abbiamo seguito giorno e notte questo viaggio, verso la salvezza della popolazione giallo celeste. Il 13 febbraio siamo arrivati a Kiev e da lì siamo partiti per le zone del Donbass a 3 km dalla linea del fronte con i separatisti filorussi. Il giorno dell’invasione eravamo a Popasnaya nella regione di Luhans’k. Erano le 3 di notte quando, a causa dei primi bombardamenti siamo dovuti scappare verso Sloviansk”.

Questo il racconto di Simone Traini che siamo riusciti a intervistare per farci trasmettere l’accaduto.

Mauro Folio e Simone Traini appena rientrati in Italia, insieme ai soci fondatori della Xentek.

Cosa è successo il giorno dell’aggressione?

“L’aggressione è avvenuta a Dnipro, dopo Sloviansk. Eravamo pronti per andare in onda per “Uno Mattina”, quando abbiamo sentito dei rumori fuori dalla nostra camera. Voglio precisare che era diventato quasi impossibile scendere in strada e fare riprese, poiché venivamo fermati, anche dai civili, che ci scambiavano per sabotatori. Per loro ogni luogo, era diventato strategico e quindi non si poteva né fotografare né riprendere. Improvvisamente hanno fatto irruzione cinque militari delle forze armate ucraine, e hanno scaraventato a terra un collega con automatiche e kalashnikov puntate alla testa. I militari hanno poi buttato a terra me, puntandomi il kalashnikov alla tempia e hanno fatto inginocchiare la giornalista Stefania Battistini. Ci hanno sequestrato la camera di ripresa, i documenti, i cellulari e hanno perquisito la stanza. Un’ora di terrore, terminata solo dopo diverse chiamate alle rispettive ambasciate, che sono riuscite a convincere i servizi segreti ucraini, che non eravamo spie russe”.

Momenti di tensione…

“Sì e purtroppo non era la prima volta che capitava. Era già successo a Sloviansk, in strada. Anche in questo caso, una dozzina di forze speciali armate fino al collo ci hanno aggredito, perquisito, controllato i documenti e le attrezzature. Ci hanno lasciato andare, solo dopo aver constatato che eravamo giornalisti italiani”.

Adesso la paura è passata?

“Ora stiamo bene, la paura è stata tanta. Siam tornati in Italia attraverso la Romania , la situazione stava diventando ingestibile per noi giornalisti ed operatori”.

La tensione è stata tanta anche per Nicola Mestichelli titolare della Xentek Produzioni: abbiamo quattro troupe di operatori, sono gli uomini migliori. Simone, Stefania e Mauro, nonostante si trovino in una zona pericolosissima, hanno deciso di rimanere e lavorare sul campo”.

La guerra è sicuramente un’esperienza forte, sia dal punto di vista umano che professionale

“Siamo sempre stati in contatto con loro. E’ sicuramente un motivo di orgoglio per la nostra azienda e per la nostra città, considerato che siamo partiti da una tv locale, “Quintarete” e adesso ci stiamo affermando su tutto il territorio nazionale”.

Un racconto impressionante che ci rende molto orgogliosi dei nostri ragazzi, colleghi o amici o comunque di tutti coloro che nonostante le difficoltà, con molta dedizione, coraggio ed impegno, hanno deciso di seguire da vicino situazioni complesse, delicate e del tutto estreme, come quella della guerra. Tra di loro non possiamo non menzionare l’ascolano Simone Traini.

Massima solidarietà e vicinanza anche da parte del primo cittadino Marco Fioravanti: “la Xentek è una realtà locale che professionalmente è riconosciuta a livello nazionale, in questi giorni sta documentando la grave guerra che c’è in Ucraina, mi stringo a loro per questo attacco che hanno avuto. Simone è un mio amico d’infanzia, questa aggressione ha spaventato anche me”.

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