Capitale della Cultura 2024, ha vinto Pesaro

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Ascoli perde due volte: il titolo assegnato all’altra città che rappresentava le Marche

Si vedeva benissimo, nonostante le mascherine e lo streaming, che la sconfitta nella volata per la capitale della cultura 2024 bruciava parecchio al sindaco di Ascoli Fioravanti. Peggio di così infatti non poteva andare, l’obiettivo grosso è stato mancato, ma soprattutto a vincere è stata l’altra città marchigiana, Pesaro, che era pure finalista e che si è aggiudicata il derby. Era comunque una candidatura nata sbilenca, più per accontentare la voglia di un posto al sole del sindaco e del suo cerchio magico, che per autentica convinzione che la città fosse così permeata di desiderio di cultura. Questa sensazione di posticcio probabilmente l’ha provata anche il team allestito per preparate il dossier da presentare alla commissione ministeriale e che ha partorito uno slogan, o meglio un claim come si dice ora, non certo originalissimo e di vaghe assonanza religiose. In più, e la stessa commissione lo ha fatto notare, c’era un eccessivo ricorso alla lingua inglese. La cultura, secondo la proposta di Ascoli, avrebbe spostato le montagne, ma non ha convinto la commissione ministeriale. Probabilmente a complicare il cammino di questa candidatura è stata la mancata la risposta alla prima domanda che si fa in questi casi. Quale sia cioè l’elemento che, al di là delle ambizioni di questo o quell’amministratore, alla base della richiesta e ne traccia i confini. Nel caso di Pesaro ad esempio il motivo conduttore è stato Gioacchino Rossini e tutto quello che a lui è legato a cominciare dalla musica. Non a caso il sindaco Ricci ha ricordato che Pesaro è città della musica Unesco e recentemente è stata anche proclamata città che legge. Come se non bastasse Ricci ha condiviso la vittoria di Pesaro con Il sindaco di Pesaro Matteo Ricci ha dedicato la vittoria alla città di Kharkiv “in questo momento sotto le bombe – ha detto – e che come noi è Città della Musica Unesco. Questa è una foglia di ginkgo biloba, l’albero al quale si è ispirato tutto il nostro dossier, che è l’albero della Pace” e che he foglie azzurre e gialle come la bandiera ucraina. Inoltre ha chiamato vicino a sé il sindaco Fioravanti:  “Siamo stati candidati insieme – ha proseguito – e abbiamo chiesto alla Regione Marche un sostegno comune alle due città. Complimenti a tutti i Sindaci, ma in particolare al Sindaco di una città sorella come Ascoli Piceno”.  

 Il ministro Franceschini, e così pure la presidente della commissione, prima di annunciare il vincitore hanno voluto consolare in anticipo gli sconfitti, sottolineando l’indubbio valore di una partecipazione come finalista. Tutto vero, ci mancherebbe, però a vincere è stata Pesaro il cui sindaco, Matteo Ricci, con grande generosità, nel momento del trionfo ha voluto accanto a sé Marco Fioravanti per sottolineare l’appartenenza alla stessa regione e come fra le due città da subito fosse nata una alleanza.

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Ora, anche se quasi tutti non mancheranno di sottolineare come il titolo in realtà valga ben poco e come pochi sarebbero in grado di indicare quale sia l’attuale capitale della cultura, questa mancata vittoria rischia di innescare una caccia al colpevole. Si era capito fin da subito che il sindaco Fioravanti e la sua giunta legavamo gran parte dei loro destini alla conquista di questo riconoscimento e quindi è immaginabile che qualcuno verrà identificato come colui che ha sbagliato ed ha provocato una bruciante sconfitta. Ma sarà una ricerca inutile, perché il il colpevole non è una persona fisica, ma un modo di essere e di pensare, considerare la cultura un peso, una materia misteriosa, da valorizzare solo in occasione di un concorso che ha regole facilmente comprensibili, come quelle dei tornei sportivi. Non è stato accettato il principio che i fenomeni culturali possano essere di guida, ispirazione e stimolo al lavoro amministrativo. Cultura che magari non muoverà le montagne, ma potrebbe far vivere meglio gli ascolani. Per chiudere una piccola osservazione. La giunta Fioravanti ha utilizzato come principale testimonial un’icona della destra (e della Tv) come Vittorio Sgarbi il quale, a leggere le sue ultime esternazioni, ad onor del vero non aveva nascosto le  difficoltà, ma aveva anche sottolineato la sua convinzione che stavolta la scelta sarebbe ricaduta su una città amministrata dal centro destro visto che finora si era sempre preferito il contrario. Per non infierire lasciamo ai lettori il compito di indicare a quale partito appartenga (e per di più in posizioni rilevanti) il sindaco Matteo Ricci.

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