Tanti menù per un giorno di festa, peccato siano tutti più o meno uguali

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Pasqua con chi vuoi, dice il vecchio proverbio. Ma non è mica facile scegliere, anche perché albergatori e ristoratori hanno scoperto i social e avventurarsi su Facebook, che è il più frequentato da queste categorie, è facile smarrirsi fra le diverse offerte. Mi sono avventurato e, attento e metodico, ho letto tutti i diversi menù che sono proposti.

Quello che colpisce è l’uniformità delle offerte. D’accordo che a Pasqua il peso della tradizione è rilevante, ma forse un briciolo di fantasia non guasterebbe. In genere si comincia con un antipasto di salumi (rigorosamente nostrani viene specificato) accompagnati dalle pizze al formaggio ed i piconi della tradizione, quindi un paio di primo e a seguire un arrosto di agnello. E poi il vero protagonista, un fritto misto di olive, cremini, versure pastellate e così via che spesso viene indicato fra gli antipasti.

L’unico spazio in cui c’è diversità è il carrello dei dolci. Il fatto che non ce ne sia uno tipico, al di là della colomba che non è certo tradizionale dalle nostre parti, ha lasciato la possibilità di improvvisare.

L’uniformità delle proposte culinarie, ovviamente si riverbera anche sul prezzo. Su Fb il costo del pranzo di Pasqua si aggira, euro più euro meno, sui 40 euro. Qualcuno propone 45, ma in genere si resta su 40-42 euro. Diverso il costo per chi preferisce il pesce. Ci sono molti ristoratori sulla costa che cercano di intercettare il flusso dei turisti, ma i prezzi, come facilmente intuibile, sono più alti, la media si aggira sui 60 euro. Qualcuno offre anche un breve soggiorno insieme con il pranzo pasquale.

Le bevande solitamente sono comprese come il caffè e un non meglio specificato digestivo. Ecco se qualcosa si può rimproverare è proprio questo, che non viene quasi mai indicata la cantina dei vini e neppure la marca del cosiddetto digestivo. In altre zone. Forse si potrebbe capire, ma qui da noi, una delle capitali del vino, non sarebbe sbagliato (facendo pagare se serve qualche euro in più) indicare il nome del produttore.

Quale a mio avviso è il migliore fra quelli non è facile dirlo, anche perché il dato che colpisce di più è il rispetto quasi maniacale della tradizione per cui alla fine sembra sempre di leggere lo stesso identico menù. Purtroppo la lettura non permette di apprezzare le capacità dei vari cuochi e alla fine resta l’impressione di sazietà suggerita dalla lettura. Talmente forte questa sensazione che alla fine viene voglia di rompere la tradizione e restare a casa per un pranzo frugale. Ma almeno nella tranquillità della propria famiglia.

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