Che desolazione! Eppure pensavamo che i barbari non ci fossero più

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Mi è capitata una cosa strana, un pessimo comportamento ambientale mi ha dato la misura del trascorrere del tempo. Ero infatti un giovanissimo cronista alle primissime esperienze quando scrissi un pezzo il 26 aprile di molto tempo fa sulle vergognose condizioni in cui era stato lasciato il pianoro di San Marco dalla folla che l’aveva occupato il giorno precedente. L’articolo mi sembrò durissimo nel condannare la maleducazione dei miei concittadini. Ci misi dentro di tutto: indignazione per come era stato deturpato uno degli angoli più belli della città, suggerimenti draconiani (controlli rigidissimi e multe come se piovesse) e un formidabile cazziatone ai miei concittadini per questo comportamento. Mi immaginavo che il mio articolo avesse la capacità di creare un dibattito, che le mie parole sarebbe state commentate a lungo. In realtà, come è facile immaginare, non accadde niente e fu la prima lezione per un giovane giornalista: non basta un articolo per cambiare il mondo.

Sono trascorsi decenni (purtroppo ormai il tempo che passa ormai lo misuro così) e in questi giorni mi succede sempre più spesso di ritrovare sui social interi brani di quel remoto articolo. Segno del tempo che passa, e non è che mi abbiano copiato, anzi. Una vasta fetta di chi cerca di dare un utilizzo pedagogico agli strumenti moderni di comunicazione si è trovato a ripercorrere senza volerlo magari gli stessi concetti. Del resto alternative non ce ne sono molte: oltre l’indignazione è difficile andare.

Proviamo invece a cercare di valicare questo confine, ad andare più in là, uscire dalla critica e cercare di individuare una soluzione che superi quella più facile, la mano dura per reprimere questi comportamenti. Bisognerebbe individuare quale sia la molla che fa scattare questa corsa a sporcare e rovinare, ma fino a questo non ci si riesce non resta che prendere atto che questa propensione a rovinare quello sfortunato pezzo di terra fa parte ormai del nostro modo di essere ascolani.

Allora vale davvero la pena di navigare controcorrente: invece che una reprimenda e una multa, perché non diamo un premio a chi sporca di più, un bel cestino colmo di spazzatura. Si seguirebbe insomma un principio classico della guerra: se non puoi battere l’avversario cerca un accordo. Del resto che ci vuole ad organizzare la manifestazione, basta un bel bando in cui si fissano le regole per partecipare, una composita e valida giuria (ognuno è ovviamente libero di indicarne i componenti) che individuerà gli ascolani che sono stati capaci di abbandonare la mole maggiore, oltre che maggiormente nauseante, di rifiuti.

Il pianoro del San Marco durante il picnic…

Già me l’immagino come andrebbe. Il sindaco (sorridente e in cravatta come sempre) al tramonto raggiungerebbe il pianoro di San Marco con la macchina ufficiale del comune e qui sarebbe accolto dal presidente dell’apposita giuria che gli rivelerebbe la graduatoria degli sporcaccioni. Quindi sempre lo stesso sindaco in pompa magna andrebbe a conferire il premio, il prezioso cestino colmo di spazzatura, al vincitore della gara. Volendo si potrebbe anche allargare l’ambito della gara, allargandolo ai vari sestieri che costituirebbero squadre di sporcaccioni per conquistare il super-ambito palio della monnezza. In questo modo chi comanda eviterebbe anche di creare i contraccolpi elettorali di misure punitive nei confronti degli sporcaccioni. Soprattutto si realizzerebbe un autentico prodigio, quello di rendere virtuoso un pessimo comportamento.

… e dopo la “calata”.

Ma si potrebbe obiettare che in questo modo si darebbe un incentivo a chi rovina l’ambiente. Perché nelle ultime vicende in città si è premiato chi invece lo protegge? Sono anni che non vado sul pianoro, proprio perché per motivi di lavoro mi è capitato di frequentarlo proprio all’indomani della festività di San Marco e da allora preferisco, come quest’anno restare a casa. Ho evitato un’incazzatura terribile e ho tenuto un comportamento virtuoso per evitare di essere contagiato nella ressa dal corona virus. Però la pena per come viene violentata una bellissima area verde che impreziosisce la città non sono riuscito ad evitarla.

Annotazione d’obbligo: le foto le ho prese dal profilo Fb di Luciana Castelli Pagnoni, sperando mi perdoni per il furto.

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