Crisi di nervi durante il lockdown nel castello di Loch Down

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Stavolta parliamo di uno dei libri più divertenti fra quelli che mi sono capitati in questo periodo. In sintesi è quasi uno scioglilingua: la vita nel castello di Lochdown durante il lockdown. La Mondadori lo pubblica nella collana dei gialli, ma a dire il vero non ha proprio queste caratteristiche, forse starebbe meglio in una collana di satira. Accanto ad un’esilissima storia di un quasi delitto si sviluppa infatti un racconto gustosissimo dell’aristocrazia britannica, anzi scozzese. Il lockdown viene imposto perché nel villaggio accanto al castello di Lochdown si sviluppa una misteriosa malattia che provoca una febbre misteriosa e letale, la stessa che dopo aver provocato lutti a Londra (ma come nota l’autrice, questo non interessava gli scozzesi perché a morire erano gli inglesi) ha ora passato i confini.

La trama gialla si sviluppa perché nel castello il gruppo di aristocratici che lo abita si trova alle prese con la morte misteriosa di lord Hamish Inverkillen, proprietario del maniero (che conta 150 stanze) e con il prosciugamento di ogni risorsa economica per le gravose tasse di successione. Gli unici introiti erano legati alla distilleria, che produce il Paid, uno dei peggiori whisky di cui si sia a conoscenza e ai diritti di pesca al salmone nel fiume che attraversa la tenuta, ma entrambi non riescono più a garantire lo stile di vita cui tutti sono abituati. Sono in forse. per carenza di domestici, le prime colazioni portate a letto e perfino il fatto che i domestici provvedano ad accendere ogni mattina i caminetti nelle 150 stanze. Soprattutto, poi, gli eredi di Lord Inverkillen, dovranno cominciare a rifarsi il letto da soli o, incredibile, a vestirsi senza l’aiuto di valletti e cameriere. La descrizione dell’autrice, Beth Cowan –Erskine, è vivacissima e ha anche il tocco dell’autenticità poiché Beth Cowan, narra situazioni che ben conosce. Si definisce, nel risguardo di copertina, come un’espatriata americana che ha sposato un membro di una pazza famiglia scozzese dall’albero genealogico più antico del suo paese di origine. Di contornoci sono i vari componenti della famiglia che disegnano personaggi divertentissimi a cominciare dall’avo che per nascondere le vendite di quadri di autori famosi è diventato un abilissimo falsario. Colpi di scena a ripetizione che rendono il romanzo quanto mai godibile

Inutile dire che alla fine tutto si sistemerà grazie alla preveggenza e alle capacità della signora MacBain, la governante di una casa di pazzi, che insieme coi colleghi (che hanno saputo trasformare in una miniera d’oro la derelitta distilleria producendo il whisky migliore della zona) riuscirà a comprare l’antico castello trasformandolo in un grande albergo, realizzando l’aspirazione di uno dei membri meno considerati della famiglia

E il racconto giallo? Non si dà mai la soluzione. Questa comunque è in linea con il tono leggero del romanzo. Per finire le due cose che mi hanno colpito di più: il gong, religiosamente suonato dal maggiordomo, che ricorda a tutti di cambiarsi d’abito perché è ora di cena e le cinque interminabili e ricche portate della cena stessa.

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