Rozzi, Menicucci, uno spintone e lo slip rosa

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Continua la nostra carrellata sulle malefatte arbitrali nei confronti dei bianconeri. Un amarcord privo di livore, solo per ricordare di quanto irta di ostacoli sia sempre stato il cammino dell’Ascoli tra i professionisti, un cattivo retaggio di sudditanza psicologica che le squadre di provincia, da che mondo è mondo, ha sempre dovuto pagare.

Oggi è il turno di Gino Menicucci da Firenze.

Fra l’Ascoli e l’arbitro Menicucci, prematuramente scomparso lo scorso anno, non è mai sbocciato l’amore. Anzi, ogni qual volta le due “strade” si erano incrociate, immancabili lamentele e polemiche. Eppure il fischietto toscano aveva diversi amici ascolani che puntualmente lo avevano come ospite al ristorante la sera precedente all’incontro che avrebbe dovuto dirigere. 

Di solito si sceglieva il locale “Kursall”, davanti alla sede dell’allora Cassa di Risparmio, gestito da Lucio Sestili, soprannominato “Piatena” per la sua particolare camminata, che si avvaleva in cucina del fratello Eligio, chef di elevata professionalità. 

Negli anni ’80, l’Ascoli era in serie A, per l’incontro con la Roma fu mandato ad arbitrare Menicucci. La sua direzione risultò a dir poco disastrosa ma soprattutto i suoi atteggiamenti furono irritanti, tanto che Rozzi andò su tutte le furie. 

Al triplice fischio di chiusura del match il “presidentissimo” si fiondò negli spogliatoi ed attese che rientrasse l’arbitro. Poi, bussò alla porta ed entrò inveendo contro Menicucci, reo di aver diretto la partita danneggiando l’Ascoli. 

Menicucci intimò a Rozzi di uscire dallo spogliatoio urlando: “Rozzi, esca immediatamente dallo spogliatoio perché qui comando io” e gli richiuse la porta in faccia

Rozzi rimase spiazzato dalla reazione che aveva avuto Menicucci e per calmarsi non trovò di meglio che passeggiare lungo il corridoio degli spogliatoi. 

Ad un certo punto si apre la porta dello spogliatoio dell’arbitro e compare, a torso nudo ed indossando uno slip color rosa, Menicucci il quale a voce alta chiamò il magazziniere Orazi. “Per cortesia, mi porta una bottiglietta di acqua minerale!”. 

Rozzi fece uno scatto da centometrista e giunto davanti a Menicucci gli rifilò un potente spintone, facendolo rotolare, per fortuna, su un divanetto senza conseguenze fisiche. Poi gli urlò con tutto il fiato che aveva in corpo: “qua su le curredure, ‘nvece, chemmanne ie”

Poi, gli sbatté la porta in faccia ed andò a “smmoccolare” nel suo ufficio dove si erano rifugiati i suoi collaboratori.

Sorvoliamo sull’abbigliamento intimo il cui colore oggi avrebbe fatto pensare male, c’è da sottolineare che sul referto l’arbitrio non fece cenno alcuno di quello che era avvenuto nello spogliatoio. Evidentemente anche lui si era reso conto che quello che aveva combinato in campo era più grave dello spintone del vulcanico presidente.

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