Io do un allenatore a te e tu dai due giocatori a me

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Tanti anni fa, ma tanti per davvero, nella zona del passaggio a livello, quartiere Porta Maggiore, c’era un vasto prato, chiamato campo “Boario”, dove noi ragazzini andavamo a giocare a pallone. Negli anni ’80, venne realizzato il Palacongressi della Camera di Commercio e non fu più possibile andarci a giocare. 

Una volta al mese, comunque, per la precisione il sabato, al campo Boario si svolgeva il mercato delle vacche e delle altre specie di animali che richiamava tutti i contadini del Piceno. Trattative che si basavano su vendite o scambi delle bestie. Perché ho fatto questo escursus? 

Me lo ha suggerito l’Udinese Calcio dopo la proposta che ha fatto all’Ascoli Calcio: “Se mi dai Sottil, liberandolo dal vincolo del contratto in essere, io ti dò due miei giocatori in prestito a titolo di risarcimento per la perdita del tecnico”. 

Bello, no? Per rinverdire il mio “amarcord” ci vorrebbe che la trattativa Ascoli – Udinese si svolgesse ipoteticamente al Campo Boario, presenti i dirigenti delle due società, Sottil ed i due giocatori promessi in… sposa. 

Scherzi a parte, c’è una particolare curiosità nel voler conoscere come andrà a finire la cosa. Ve la possiamo anticipare sperando di non errare. Sottil andrà all’Udinese, l’Ascoli avrà in prestito due ventenni del settore giovanile friulano, la società di Corso Vittorio si farà carico dei componenti contrattualizzati fino a giugno 2023 che Sottil non potrà accogliere nel suo staff. 

Che la trattativa vada in porto c’è da scommettere perché non si può negare a Sottil di andare ad allenare una squadra di serie “A” dopo anni di lavoro nelle serie inferiori. La famiglia Pozzo vive per il calcio da cui trae discreti guadagni. Hanno ponderato bene la scelta individuando in Sottil l’allenatore che sostituirà degnamente Cioffi, ex difensore dell’Ascoli, in attesa di collocazione. 

E’ da augurarsi che la vicenda si chiuda senza che l’Ascoli non abbia a perderci. Tecnicamente parlando, perché di bidoni infiocchettati con belle parole ne abbiamo avuti troppi.

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