Che meraviglia… Meraviglia! Ci risiamo con gli arbitri?

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Come era prevedibile il giudice sportivo, sulla base di quanto riportato nel referto dall’arbitro Meraviglia dopo Ascoli – Cittadella, ha squalificato per un turno i tre giocatori espulsi dal campo oltre all’allenatore bianconero Bucchi e ad un dirigente del Cittadella. Quest’ultimi due nel rientrare negli spogliatoi dopo il primo tempi sono venuti pesantemente a parole per cui inevitabile è stata la decisione di Meraviglia di mandarli a seguire il secondo tempo in tribuna. 

Ma se nell’esposizione dei fatti l’arbitro è stato preciso e puntuale, meno lo è stato dimenticando di chiedere ammenda per la pessima direzione di gara fatta e che ha fortemente penalizzato la squadra di casa. 

Sia ben chiaro per la prestazione offerta in campo, l’Ascoli sul piano tecnico non avrebbe meritato il successo. Ma ci sono stati alcuni episodi che se valutati attentamente dall’arbitro avrebbero potuto dare un volto ben diverso alla gara. Come il comportamento intimidatorio che sin dall’inizio hanno tenuto i giocatori ospiti nei confronti dei bianconeri, che Meraviglia non è stato capace di interrompere da subito, così da mettere l’incontro sui giusti binari.

Se non ci sono stati eclatanti su cui costruire l’accusa, alla fine il non giocare a calcio, ma a calcioni a parte dei giocatori ospiti ha finito con il premiarli oltre i loro reali meriti.

Nelle prime tre giornate di campionato gli arbitraggi erano risultati discreti e non avevano dato adito a recriminazioni di sorta. Con il Cittadella Meraviglia ha fatto … meravigliare e allarmare tutti: “non è che ci risiamo come successo lo scorso anno?” 

Ci auguriamo di tutto cuore che non sia così. In fondo ci vuole poco: arbitraggio imparziale che applichi le regole e le norme previste nel regolamento gioco calcio. Non ci  sembra di chiedere la… luna.

A dover dare la prima risposta sarà l’arbitro Piccinini di Forlì chiamato a dirigere Perugia – Ascoli. Partita che si preannuncia molto delicata per l’allenatore Fabrizio Castori che, in caso di mancata vittoria, rischia l’esonero. 

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