Altroché “scarpare”, Mimì era un mago!

4 minuti di lettura

Questa non è scarpa da calcio ma pantofola”. A pronunciare questa frase fu Jhon Charles, centravanti della nazionale inglese e successivamente della Juventus, quando venne ad Ascoli per provarsi le scarpe da calciatore che negli anni ’60 realizzata un artigiano ascolano: Emidio Lazzarini. Da quel preciso istante nacque il mito della famosa “Pantofola d’oro” scarpetta che tutti i calciatori hanno poi indossato. Anche Omar Sivori non venne meno al richiamo di tale fama e si presentò nel laboratorio di Lazzarini: “Jhon mi ha detto che le tue scarpe sono magiche. Voglio acquistarne un paio”. Ebbene, da allora il campione argentino calzò solo scarpette prodotte ad Ascoli.

Toninho Cerezo, Mimì Lazzarini e la mitica “pantofola d’oro”

Conobbi Mimì Lazzarini nel 1958 quando il Montedinove, allenato dal indimenticabile professor Ciufo, tecnico di eccezionali qualità calcistiche, il primo al mondo che trasformò un attaccante in terzino di spinta sulla fascia, mi cedette all’Ascoli. Andai in sede ed il segretario, Gricinella, mi fece firmare il cartellino che mi avrebbe legato alla società bianconera e mi disse: “Vai a nome mio in  via della Fortezza dove c’è il laboratorio di Mimì Lazzarini, che provvederà a darti le scarpette da calcio”. E così feci animato da grande entusiasmo perché avrei indossato un paio di scarpette… bianconere, della squadra del mio cuore. Mimì mi squadrò e mi chiese il numero del mio piede dopodiché andò nel retrobottega tornando con una grosso scatolone contenente una “marea” di vecchie paia di scarpette appartenute ai giocatori della prima squadra. “Capetene do’ – mi disse – può ghi denghe na remessa a puoste”. La delusione fu tanta perché mi aspettavo un paio di scarpe nuove fiammanti ma di quei tempi bisognava sapersi accontentare.

Mimì Lazzarini con Falcao

Mimì iniziò la sua attività in una bottegola in via della Fortezza. Successivamente si trasferì “’rrete li mierghie” e nel ’68 in via Tranquilli. Qualche anno più tardi, visto che gli affari stavano andando a gonfie vele, realizzò una fabbrica lungo l’Asse Attrezzato appoggiandosi ai suoi due fidi collaboratori Lupini ed Agostini. Fabbrica che diventò meta di tutti i giocatori di calcio sia italiani che internazionali. Tutti volevano acquistare il “guanto” che realizzava Mimì: giocarci era un piacere per i piedi, non certo come le scarpacce che mi rifilò, dal cui fondo uscivano fuori i chiodi che procuravano un intenso dolore.

Ma Mimì Lazzarini non fu solo un grande artigiano. Aveva una smisurata passione per la lotta stile libero. “Lu strappe”, era il suo soprannome in quanto qualche volta gli capitava di infortunarsi per strappi muscolari, (o lu “tappe” per la sua altezza non certo da cestista) per quattro volte si è fregiato del titolo italiano nella categoria pesi mosca, non aveva rivali in Italia. Poi, abbandonato l’agonismo, si dette all’insegnamento della lotta.

Eugenio Bersellini

Con il gruppo sportivo “Nicola Vichi” dei Vigli del Fuoco ottenne eccezionali risultati plasmando atleti che vinsero decine e decine di titoli italiani ed anche uno mondiale.
Mimì Lazzarini, un uomo che merita di essere ricordato! 

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Previous Story

Giornate FAI, Palazzo Saladini Pilastri da record: secondo tra i siti più visitati d’Italia

Next Story

Chi va e chi viene, come cambia la Giunta regionale

Ultime da