Ascoli, i numeri del declino: 800 poveri, 709 emigrati in 7 anni. Disoccupazione al 10,2%, abitanti scesi a 46.415

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La classe politica ha sempre fatto del proclama, del facile annuncio, la sua forza. Anche quella di Ascoli Piceno. Che, in vent’anni di amministrazioni targate centrodestra, ha dipinto la città, grazie anche ad una grancassa mediatica a nota unica, come un’isola felice, con qualche criticità, certo, ma di scarso impatto sociale. Poi arrivano i numeri, i dati, le elaborazioni statistiche. E ti accorgi che la realtà è un’altra. Ben diversa da quella che ci è stata narrata. Ti accorgi che ti trovi davanti ad un capoluogo di provincia in forte declino, più a misura d’anziano che di giovane, e alle prese con un lento ma inarrestabile spopolamento. Ti accorgi che ti trovi davanti ad una città con un tasso di disoccupazione a due cifre e che soffre di un fenomeno tipico dei primi anni sessanta: l’emigrazione verso l’estero alla ricerca di lavoro. E non solo. Quei numeri, quelle aride cifre, ti parlano, anche, di sacche di povertà preoccupanti, con famiglie costrette a chiedere aiuto alla Caritas. E che rappresentano, purtroppo, il fermo immagine di un capoluogo che non ce la fa, che arranca, che indietreggia.

E allora guardiamoli questi dati ed esaminiamoli con attenzione. E facciamolo partendo dalle tabelle contenute nel Dup 2021-2023 del Comune, il Documento unico di programmazione, un atto amministrativo obbligatorio da redigere e che permette l’attività di guida degli enti locali e che rappresenta l’indirizzo strategico ed operativo di ogni amministrazione comunale: 234 pagine ricche di progetti e programmi che la giunta Fioravanti intende portare avanti fino al 2024 (anno in cui gli ascolani torneranno alle urne per l’elezione del nuovo sindaco), ma anche di numeri, di cifre, che fotografano, con chiarezza, lo status quo della città.

ASCOLI, UNA CITTA’ PER ANZIANI E SEMPRE MENO POPOLOSA

Anziani in forte aumento e giovani in costante calo: è quello che emerge dall’analisi delle tabelle allegate al Dup ed elaborate in base ai dati Istat aggiornati al 1° gennaio 2020. Con un’età media della popolazione che, in appena 24 mesi, risulta cresciuta, addirittura, di 1 anno: 47,8 nel 2018, 48,5 al 31 dicembre 2019. Ma non è tutto. Perché se pensiamo che nell’ultimo decennio l’età media degli ascolani è salita di tre anni: 45,7 nel 2010, 48,5 a fine 2019, comprendiamo meglio come il processo d’invecchiamento della popolazione ascolana galoppi inesorabilmente (nel 2002, tra l’altro, l’età media era di 43,5 anni). Con gli ultra-45enni (28.105 complessivamente, dai 45enni fino agli ultra centenari) che, al 1° gennaio 2020, rappresentavano il 59% dell’intera popolazione residente (47.555 abitanti). Se poi a questo già triste scenario ci aggiungiamo un altro elemento negativo, quello della denatalità, il quadro dal grigio passa decisamente al nero: i nuovi nati, infatti, dai 262 del 2017 (quando Ascoli calò, per la prima volta, sotto la soglia dei 300) sono scesi ulteriormente a 235 nel 2019, quasi la metà dei 405 del 2008 (record assoluto dal 2000 ad oggi). Evidente, dunque, che, tra calo delle nascite e fughe verso l’estero in cerca di lavoro, la città tenda a spopolarsi sempre più: 51.377 abitanti ad inizio secolo (2001), 46.415 oggi (2021), 1101 in meno della vicina San Benedetto del Tronto: 47.516 abitanti.

RITORNA IL FENOMENO DELL’EMIGRAZIONE VERSO L’ESTERO IN CERCA DI LAVORO

Ma sfogliando il Documento unico di programmazione quello che salta subito agli occhi è l’emigrazione verso l’estero: fenomeno tipico degli anni sessanta, tornato, purtroppo, di forte attualità. Dal 2013 (quando la crisi iniziò a mordere) al 2019 (ultimo anno esaminato nel Dup) 709 ascolani si sono trasferiti oltre confine, 101 all’anno negli ultimi sette anni: furono appena 13 nel 2002, 32 nel 2007, 45 nel 2012. Sorgono spontanee, allora, due domande: quale la causa di questa vera e propria fuga? quale la motivazione che spinge centinaia di concittadini a lasciare famiglia e amici e cercare fortuna altrove, in un altro Paese, a migliaia di chilometri di distanza da casa? Scontata la risposta: la mancanza di lavoro e la necessità di fuggire dalla precarietà. Secondo dati Cgil, infatti, nel 2020 il tasso di disoccupazione (ovvero, i senza lavoro iscritti al Centro per l’impiego) era del 10,2%, mentre quello degli inattivi (coloro che il lavoro non se lo cercano nemmeno più e che non risultano iscritti al Centro per l’impiego) si attestava, addirittura, al 33,1%.

LA POVERTA’ MORDE AI FIANCHI ASCOLI

Dati che dovrebbero far riflettere e preoccupare quelli dei senza lavoro e degli emigrati all’estero. Così come quelli dei nuovi poveri. Secondo quanto reso noto, nel maggio scorso, a un giornale online locale, da Corrado Bruni, responsabile della mensa Zarepta di largo Cattaneo, e Mimmo Bianchini, responsabile dell’associazione Betania onlus, organizzazione di volontariato che, per conto della Caritas, gestisce l’Emporio della carità, infatti, 80 persone, quotidianamente, si rivolgono alla mensa dei poveri per un pasto caldo gratuito: 75% ascolani, il resto residenti della Vallata del Tronto ed extracomunitari che vivono nel territorio; mentre 800 cittadini, oltre la metà dei quali ascolani, bussano alle porte dell’Emporio, una sorta di supermercato solidale, in cerca di aiuti alimentari. Insomma, ci troviamo davanti ad uno spaccato sociale chiaro ed inequivocabile: quell’Ascoli che ci è stata raccontata negli anni, adagiata nella sua sonnolente tranquillità, non è altro che il lontano ricordo di un qualcosa che non c’è più, che è evaporato, e che è stato sostituito da una quotidianità diversa, fatta di incertezze e di preoccupazioni.

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